L'ATTENTATO
L'Italia in missione di pace


Quali sono le missioni di "peace keeping" and "peace enforcing" in cui il nostro Paese e i militari italiani sono impegnati in questo momento?
E quali sono le missioni da considerarsi concluse?
All'8 aprile scorso erano 9.153 i militari italiani impegnati in 25 missioni all'estero. Si tratta di grandi e piccoli contingenti: dai 3.820 impegnati nella Kfor in Kosovo, ai 3 della Monuc in Congo al solo militare che, proprio in Iraq, fa parte della missione Unikom. Di seguito, secondo i dati del ministero della Difesa, un riepilogo delle missioni e del personale impiegato.

Il sito dell'Onu dedicato alle missioni di peace keeping

Area Nome della missione Personale coinvolto
BOSNIA-HERZEGOVINA Nato Sfor 1350
Eupm 23
KOSOVO Nato Kfor 3.820
Unmik 1

MACEDONIA
Supporto Kfor 180
Nato (Quartier generale di Skopje) 32
Operazione Concordia (Ue) 26
ALBANIA Nato (Quartier generale di Tirana) 810
Die 24
Albit 100
ALBANIA E
BASSO ADRIATICO
Albania 2 180
ALBANIA, BOSNIA,
CROAZIA, MACEDONIA,
YUGOSLAVIA
Eumm 2 16
TOTALE BALCANI
6.562
INIZIATIVE
CONTRO TERRORISMO
INTERNAZIONALE
Enduring Freedom 1.625
Isaf 505
Attività Nato 185
TOTALE INIZIIATIVE CONTRO TERRORISMO (AFGHANISTAN
E ALTRE LOCALITÀ)
2.315
ETIOPIA-ERITREA Unmee 65
ISRAELE Untso 7
INDIA-PAKISTAN Unmogip 7
LIBANO Unfil 51
IRAQ Unikom 1
MAROCCO Minurso 4
EGITTO Mfo 78
HEBRON Tiph2 12
MALTA Miatm 48
CONGO Monuc 3
TOTALE MILITARI
ALL'ESTERO
9.153



Link utili sulle forze armate italiane:

Stato Maggiore della Difesa
Stato Maggiore dell'Esercito
Stato Maggiore della Marina
Stato Maggiore dell'Aeronautica
Arma dei Carabinieri
Direzione Generale Personale Militare
Direzione Generale Personale Civile
Direzione Generale degli Armamenti Navali - Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)
Direzione Generale degli Armamenti Aereonautici - Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)
Direzione Generale delle Telecomunicazioni, dell'informatica e delle Tecnologie avanzate - Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)
Direzione Generale del Commissariato e dei Servizi Generali
CERT DIFESA - Computer Emergency Response Team

Missioni concluse
Oltre a quelle in corso, il nostro Paese ha partecipato, in passato, a numerose altre missioni, ora definite "concluse". Le più importanti sono state:

RUANDA
Nell’aprile 1994 tra le etnie tutsi e hutu scoppiò una terribile guerra civile, con massacri indiscriminati che provocarono circa 800.000 morti.
Per evacuare gli italiani residenti in Ruanda, esercito, aeronautica e marina militare lanciarono l’operazione “Ippocampo”: 112 paracadutisti della Folgore e 65 incursori di marina giunsero a Kigali il 10 aprile su 3 aerei da trasporto C 130 e G 222; addentrandosi in aree pericolose, mentre le stragi erano in corso, in una settimana i soldati riuscirono a portare in salvo tutti i cittadini italiani. Il 1° giugno 1994 partì per Kigali la missione umanitaria “Entebbe”: un nucleo sanitario scortato da paracadutisti della Folgore prestò le prime cure a 100 bambini ruandesi feriti, che furono poi trasportati in Italia su quattro velivoli C130 e G 222.

MOZAMBICO
Per garantire l’applicazione degli accordi di pace tra il governo e il gruppo guerrigliero RENAMO (Resistenza nazionale mozambicana), siglati a Roma il 4 ottobre 1992, le Nazioni unite decisero di inviare in Mozambico nei primi mesi del 1993 la missione Onumoz, formata da 6500 caschi blu, circa 1000 agenti di polizia e alcune centinaia di funzionari Onu civili. Gli obiettivi principali di Onumoz erano: il disarmo delle parti in conflitto, la formazione di un esercito unitario, la distribuzione di aiuti umanitari e il monitoraggio delle prime elezioni libere del paese.
Per la sua consistenza ed efficienza, il contingente italiano assunse il ruolo di forza di riferimento, assicurando il supporto logistico e sanitario agli altri caschi blu impegnati nella missione. In particolare, i 1030 alpini della missione “Albatros”, oltre a scortare i convogli umanitari e a disarmare i combattenti, assicurarono il controllo del corridoio di Beira, la direttrice di rilievo strategico che collega la costa mozambicana allo Zimbabwe per mezzo di una strada, una ferrovia e un oleodotto. A partire dal 2 maggio 1994, terminate le operazioni di disarmo, il contingente italiano venne ridotto a 230 effettivi con compiti di supporto logistico e assistenza sanitaria (missione “Albatros 2”). La missione Onumoz si concluse nel dicembre 1994, dopo il regolare svolgimento delle elezioni legislative multipartitiche del 27 ottobre.

NAMIBIA
Per aiutare il paese a compiere una pacifica transizione verso l’indipendenza, sancita dagli accordi del 22 dicembre 1988 tra Sudafrica, Cuba, Angola e gli indipendentisti della SWAPO (Organizzazione del popolo dell’Africa del sud-ovest), nel marzo 1989 le Nazioni Unite inviarono in Namibia la missione Uutag (United nations transition assistance group), con un organico di circa 8000 persone provenienti da 124 paesi.
L’Italia partecipò con lo squadrone di elicotteri “Helitaly”, formato da 5 elicotteri AB 205 e da 90 militari. Dislocato nelle basi di Rundu e Ondanga, Helitaly effettuò un totale di 1130 missioni per 2835 ore di volo, occupandosi di: sgombero sanitario della popolazione, ricerca e soccorso, trasporto di personale e materiali, collegamento fra il comando centrale e quelli periferici. Gli elicotteristi italiani rientrarono al termine della missione Untag nell’aprile 1990. Il 21 marzo 1990 la Namibia aveva raggiunto ufficialmente l’indipendenza.

SOMALIA
Alla fine del 1992, anno in cui la carestia e gli scontri tra i “signori della guerra” avevano provocato in Somalia oltre 250.000 vittime per fame, gli Stati Uniti decisero di guidare nel paese africano una vasta azione militare a fini umanitari battezzata “Restore Hope” (Ridare speranza), cui parteciparono contingenti militari provenienti da venti paesi. La risoluzione 794 dell’ONU, approvata il 3 dicembre 1992, indicava come priorità della missione il disarmo delle fazioni in guerra tra loro, in modo da consentire la distribuzione di aiuti umanitari e la ripresa delle attività produttive locali.
Il contingente italiano “Ibis”, giunto in Somalia a partire dal 13 novembre 1992, era tra i più numerosi e armati, potendo contare su circa 2500 effettivi provenienti in gran parte dalla brigata paracadutisti Folgore. L’armamento pesante era costituito da carri armati M-60, autoblindo pesanti Centauro ed elicotteri armati Mangusta. I soldati italiani furono dapprima dispiegati nella capitale Mogadiscio; dal 16 gennaio 1994, in seguito ai contrasti con il comando Onu sulla condotta da adottare nei confronti del signore della guerra Farah Aidid, leader dell’Alleanza nazionale somala, vennero quindi spostati in una fascia che si estendeva dalla capitale fino al confine etiope. In coincidenza con il nuovo dispiegamento, la brigata paracadutisti Folgore veniva sostituita dalla brigata meccanizzata Legnano.
Nel corso della missione in Somalia l’esercito italiano è stato coinvolto, per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale, in pesanti scontri a fuoco. 11 militari italiani hanno perso la vita, a fronte dell’uccisione di alcune centinaia di miliziani somali. In sedici mesi il contingente Ibis ha effettuato 1320 missioni di rastrellamento, sequestrando 4000 armi di vario tipo e 27 tonnellate di munizioni. Notevole è stata anche l’azione umanitaria: 600 scorte ai convogli Onu; 200.000 visite mediche e 600 operazioni chirurgiche nell’ospedale da campo; assistenza a 22 orfanotrofi e riapertura di 100 scuole.