ADDIO A UN MAESTRO
Sabato 10 Gennaio 2004
Un maestro vissuto controcorrente

Impossibile parlare con il ciglio asciutto di Norberto Bobbio, amico e maestro di generazioni di studenti, studiosi e semplici lettori: migliaia e migliaia di lettori dei suoi libri, dei suoi saggi, di articoli sparsi a piene mani su riviste, non soltanto scientifiche, e sui quotidiani. Come riassumere l'operosità di una vita? Una vita lunga e bellissima, illuminata e nutrita dagli affetti della famiglia e degli amici, dalla passione per lo studio e per la divulgazione didattica, dall'impegno civile a favore del nostro Paese: cioè di noi stessi. Tra le sue molte identità - lo studioso, il professore, l'intellettuale impegnato, il marito, il padre, l'interlocutore e amico - nessuna prevaleva, nessuna soffocava le altre. Nessuno le conosceva né tanto meno le padroneggiava tutte. E dunque prevale ora volta a volta, nella gratitudine e nel ricordo, lo scrittore (citerò un solo capolavoro, il Profilo ideologico del Novecento), lo storico delle idee (memorabili, oltre ai contributi sul pensiero politico da Hobbes ai giorni nostri, i magistrali ritratti di tanti intellettuali italiani, da Gobetti a Gramsci e al grande amico Leone Ginzburg), il professore che formò generazioni di studenti dalle cattedre di Filosofia del diritto e di Scienza della politica, il massimo esponente e quasi creatore in Italia della Teoria generale del diritto, il divulgatore che sapeva rendere chiari concetti complessi, come quelli della tecnica giuridica, oppure logorati dall'uso e abuso e dagli equivoci (valga per tutti l'esempio del fortunatissimo Destra e sinistra), l'intellettuale impegnato e controcorrente che inoculava vitali germi di "pessimismo della ragione" nel dibattito politico contemporaneo, il padre, il marito affettuoso che non si è mai ripreso dalla perdita di una grande donna, l'amico: e quali amici ebbe, da Ginzburg ad Augusto Monti, da Zino Zini ad Arturo Carlo Jemolo, da Franco Antonicelli a Massimo Mila e ad Alessandro Galante Garrone, per non citarne che pochi! Chi non l'abbia conosciuto potrà leggere le sue opere, mole vastissima di scritti caratterizzati da una qualità comune: tutti, lunghi o brevi, poderosi studi o scritti d'occasione, erano, per forma e contenuto, frutto di un impegno totale. Profondità di idee, precisione e chiarezza di linguaggio, fedeltà ai fatti, affettuosa partecipazione erano le stesse sia che fossero applicate all'analisi dei classici del pensiero filosofico oppure ai ritratti di amici e compagni dell'«Italia civile», alle infinite prefazioni o alle rievocazioni personali del passato. Fino a quella, indimenticabile per verità e vivacità, in cui illustrava il proprio rapporto con il cinema raccontando come, da bambino, guardava a occhi spalancati i film «di indiani e cow-boys». Chi non l'abbia incontrato non potrà però figurarsi la ricchezza della sua conversazione né la calda ospitalità nella sua casa, quando riceveva seduto sul divano, con la moglie a fianco. Né immaginare quale perdita sia non poter più ascoltare la voce paziente del maestro di libertà e democrazia che rendeva chiari e distinti i concetti di Aristotele o di Kant, o l'itinerario di un'idea dalle origini medievali all'applicazione nel pensiero politico moderno. Quando insegnava Noberto Bobbio - nato a Torino il 18 ottobre 1909, giovanissimo docente di Filosofia del diritto a Padova e poi a Torino, esponente, durante la Resistenza, del Partito d'Azione, dal 18 luglio 1984 senatore a vita - aveva il dono della citazione illuminante. Dopo averlo ascoltato era impossibile dimenticare la teoria delle élites o i princìpi del Contratto sociale di Rousseau, della «teoria pura del diritto» di Hans Kelsen, del federalismo di Carlo Cattaneo. Possedeva, soprattutto, la dote dei grandi maestri: suscitava il desiderio di capire di più, approfondire l'argomento, affrontare direttamente i filosofi di cui parlava, allargare il fronte delle letture. Solo chi ne è stato allievo - privilegio che mi è toccato - sa quanto si poteva imparare da lui. ANDREA CASALEGNO