OSSERVATORIO ENERGIA
Martedí 27 Gennaio 2004
Nuove centrali, indietro tutta

Problemi di incertezza normativa, di comitati locali d'opposizione, di rientro dagli investimenti, di timidezza delle banche, di sindaci ondivaghi. L'Italia, assetata di energia, fatica a costruire nuove centrali elettriche, terminali per importare metano liquido, nuove linee di alta tensione. Perfino a costruire un nuovo distributore di benzina. Nel frattempo la richiesta di energia corre, spinta non soltanto dal freddo ma anche dalla nuova domanda degli italiani, il cui stile di vita e di consumo sta cambiando; e correrà ancor di più in estate, stagione che ha mostrato come il black-out sia una realtà. Nel solo settore delle centrali elettriche si stimano progetti pari a circa 3 miliardi di euro per costruire le 26 centrali già autorizzate, pari a 12.600 megawatt, ma è effettivamente in via di costruzione poco più di un terzo di questi progetti che ha già ottenuto il via-libera, per un investimento complessivo sul miliardo di euro. I progetti per i quali le ruspe sono al lavoro sono quelli delle aziende che possono aprire la borsa senza complesse architetture finanziarie. Il divario è più accentuato nel confronto con la lista d'attesa dei progetti che non hanno ancora avuto le autorizzazioni: le aziende elettriche hanno presentato un'ottantina di nuove centrali, pari a 41mila megawatt e a un investimento stimabile in una dozzina di miliardi di euro. Ma la quasi totalità di questi progetti è destinata a rimanere nel libro delle eterne incompiute. La Borsa elettrica non esprime ancora un'indicazione di prezzo del chilowattora sul quale stimare l'investimento e, mentre le regole nazionali e locali cambiano di continuo, si intrecciano i veti locali. Per questo motivo le banche d'affari e le aziende elettriche hanno accolto con soddisfazione il progetto annunciato pochi giorni fa dal sottosegretario Giovanni Dell'Elce, sottosegretario delle Attività produttive, per un "osservatorio" o una "bussola" dell'energia. È un tentativo di dare certezze alle aziende e al credito. A quel credito - come ricordano Antonella Bianchessi della Morgan Stanley e Giuseppe Cappellini della Livolsi e partners - che ha bisogno di chiarezza per investire. I casi di blocco degli impianti sono innumerevoli. Qualche testimonianza. Bruno Brianzoli, direttore generale della Solvay Italia, trova ostacoli perfino per applicare «l'accordo di programma che abbiamo firmato con il ministero dell'Ambiente, la Regione Toscana, le autorità locali e l'Arpat» per investimenti da 100 milioni nel polo chimico di Rosignano (Livorno). A Termoli nelle scorse settimane si è svolta una manifestazione di protesta contro una centrale progettata da Energia Spa, e il sindaco Remo Di Giandomenico, deputato dell'Udc, ha raccolto le paure dell'opposizione al progetto. «Opposizioni che il Tar ha in sostanza riconosciuto come strumentali - osserva Massimo Orlandi, amministratore delegato di Energia - e che sono costati tempo e anche denaro». A Sparanise (Caserta) il corteo di protesta contro una centrale da 800 megawatt era guidato dai vescovi della zona. In Basilicata perfino il capogruppo regionale di Forza Italia, Antonio Di Sanza, si è schierato contro i nuovi progetti. C'è chi pensa di reintrodurre un finanziamento cospicuo per i Comuni che accettano la costruzione di progetti. La colpa è forse delle opposizioni ecologiste? «Solo in due casi l'opposizione locale e ambientalista ha giocato un ruolo nel ritardo nell'apertura dei cantieri o nel blocco dei lavori - replica Andrea Poggio, della Legambiente Lombardia - ma in tutti gli altri casi, le ragioni dei ritardi sono attribuibili a tutt'altre cause: cause economiche». JACOPO GILIBERTO