MATURITA' 2000 / ITALIANO
6 giugno 2001(Testi pubblicati per l'esame di Stato 2000)
I temi d'esame e il commento (*)
Le tracce della prima prova scritta
(file in formato zip 561 Kb)

Novecento! Novecento! si chiedeva nei mesi passati. E il Novecento è puntualmente giunto, pienamente avallato dai temi della Maturità (continuiamo a chiamarli in questo modo perché di fatto mi sa che così saranno svolti), che solo nell’argomento tecnico (Da Gutenberg al libro elettronico) paiono spingersi indietro nei secoli: peraltro su un soggetto, la storia del libro e dell’editoria (anche se non esclusivamente), che dubito sia di conoscenza degli studenti, e col rischio di un tema sul solo Internet o sui mezzi di comunicazione di massa.

La prima impressione è comunque quella di temi tutto sommato di facile dissertazione, trattandosi di argomenti solitamente affrontati nel corso dell’anno scolastico (salvo forse Saba – che però è qui sostenuto dal testo da commentare – e forse anche Quasimodo, non più così in auge): e stiamo parlando dell’ambito artistico letterario che chiede uno svolgimento (interdisciplinare?) che consideri quattro testi poetici e il celeberrimo quadro di Munch. Dico "facili", anche perché le stesse formulazioni ricorrono a terminologie quanto mai standardizzate (il male di vivere; emigranti/immigrati; giolittismo) e quindi agevolmente memorizzate.

Standardizzata mi suona pure la formulazione del tema d’attualità, che utilizza un accenno al Rosso Malpelo di Verga quale pedana di lancio per un tema sullo sfruttamento minorile (peraltro un po’ farisaicamente situato "in luoghi di guerra, di fame e di disperazione", quasi che nelle nostre metropoli del Nord non si diano casi, non solo nostrani, ma anche di albanesi, cinesi e varie etnie di immigrati): ove il richiamo a Verga è peraltro gratuito, richiedendo esplicitamente lo svolgimento di stare nell’oggi. In tal senso, è di fatto di maggiore correttezza nella formulazione il tema (o saggio, o articolo: ma sapranno mai farlo davvero in questi termini?) socio-economico su emigrazione-immigrazione, a sua volta quanto mai attuale: al punto da facilmente indurre alla banalità (o alla casistica della cronaca, compreso il fresco tragico caso di Dover: quanti non lo citeranno a dimostrazione dell’orrore dell’emigrazione?) gli studenti che del problema non possiedano concreti dati.

Ed è poi il rischio che corre un tema formulato per linee assolutamente generali come quello storico sulla tragedia dell’Olocausto, sulle possibili cause, fasi, eventi, esiti "aggiungendo riflessioni personali" nate in margini a letture, film o documentari. L’impressione, qui, almeno nella formulazione, è di un tema scaturito quasi all’obbligo di darlo (in tal senso, risulta assai più sostenuto, almeno documentariamente, il tema su Giolitti e la sua azione politica: un tema classico delle maturità degli anni ruggenti).

Quanto infine all’analisi del testo, La ritirata in Piazza Aldrovandi a Bologna di Saba, non si può non avvertire la presenza e forse addirittura la mano del nuovo ministro, data la ricca presenza di richieste di analisi di tipo linguistico; le quali solo nel finale lasciano spazio alla richiesta (terminologicamente vaga, però) di esporre le proprie osservazioni "in un commento personale di sufficiente ampiezza". Qui poi, se una perplessità ho da esprimere, alla luce anche dell’esperienza universitaria (si chiede l’endecasillabo, si risponde esattamente, ma non lo si sa contare): nutrirei qualche dubbio sulla effettiva capacità di illustrare correttamente sia le strutture metriche che il ritmo.

(*) Commento di Ermanno Paccagnini, docente di letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano