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Recessione prolungata, Pil in forte flessione (-3,5% nel 2016) e inflazione in aumento

  • –di Roberto Da Rin


La recessione economica in corso è di grave intensità. Il presidente ad interim Michel Temer cercherà di invertire una tendenza avviata da alcuni anni. La stessa che ha provocato il crollo di consensi verso Dilma Rousseff, attualmente sospesa dall’incarico di presidente a causa dell’avvio del processo di impeachment.

La contrazione del Pil è evidente: -3,8% nel 2015 e - 3,5% le stime del 2016.

Il consumo familiare, volano della crescita vigorosa che ha segnato gli anni dell'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, è sceso del 4,4%, «nessuno compra, nessuno vende», scrive Valor economico, il principale settimanale economico del Paese. Soprattutto perché la disoccupazione è salita all'8% e i timori sono di un'ulteriore accelerazione. Le esportazioni avrebbero dovuto beneficiare della svalutazione del real rispetto al dollaro e invece non sono cresciute. Soprattutto a causa della minore domanda proveniente dalla Cina.
L'agricoltura pareva un'inesauribile fonte di ricchezza e ora patisce un forte rallentamento. Infine le costruzioni, un'altra importante componente del Pil, cadono a picco, registrando un -6,3% nel 2015 rispetto al 2014.

È qui che si saldano due fattori, uno congiunturale e uno politico. La crisi del comparto delle costruzioni che solo pochi anni fa pareva immune dal contagio da fattori esterni, è direttamente connessa alla tangentopoli brasiliana e in particolare allo scandalo Lava Jato (autolavaggio, in portoghese). Il sistema di tangenti che dal colosso energetico Petrobras si irradiava al sistema politico e di cui beneficiava il Pt (il partito dei lavoratori) di cui Dilma Rousseff è espressione.
Un altro record, purtroppo non positivo, del Brasile in recessione. Il real, la moneta nazionale, crolla ai minimi da quattro mesi. Ieri, sul mercato dei cambi, è caduta a 4,01 contro il dollaro e nella classifica delle monete più svalutate del 2015, si colloca al primo posto. Ha registrato una caduta del 34% in dodici mesi, la peggiore performance tra le 16 maggiori valute del mondo.
«Il crollo del real di ieri, ultimo giorno del 2015 in cui i mercati sono aperti - spiega Joao Paulo de Gracia Correa, analista di Slw di Curitiba - esprime la diffidenza degli operatori economici internazionali nei confronti del Brasile: le prospettive per il 2016 non vengono valutate positivamente».
«Un'ulteriore preoccupazione - secondo Vitor Suzaki, analista di Lerosa Investimentos - deriva dal recente aumento dei salari minimi, in un quadro di deficit pubblico i crescita».
L'inflazione al 9%, ben superiore al target del governo, e gli indici di fiducia degli operatori, ai minimi, hanno spinto le agenzie di rating Standard & Poor's, Moody's e Fitch a diramare valutazioni negative.
Poco ascoltate dai politici brasiliani e dagli operatori latinoamericani che denunciano il loro conflitto di interessi, le agenzie di rating vengono comunque seguite negli Stati Uniti e in Europa.
Ma come si spiega la crisi del Brasile, che solo pochi anni fa inanellava record dopo record? Il rallentamento della Cina è senz'altro un fattore chiave della crisi brasiliana. La caduta della domanda cinese, di materie prime soprattutto, ha pregiudicato il prosieguo del gigante latinoamericano. Ma non solo.
La politica monetaria ultra espansiva della Federal Reserve americana ha consentito il flusso di ingenti capitali verso il Brasile. La Fed stampava moneta, i grandi fondi investivano i soldi freschi di stampa sugli alti rendimenti offerti dal Brasile. L'economia cresceva.
Ecco, questa stagione è terminata. La Fed ha interrotto da tempo la sua fase espansiva e qualche settimana fa ha persino aumentato i tassi di interesse. Da qui il continuo scivolone del real abbinato alle difficoltà delle imprese brasiliane indebitate in dollari.
Il caso più eclatante è proprio quello di Petrobras, principale gruppo energetico del Paese, il cui debito (per il 50% del totale) è denominato in dollari o euro. E quindi più il real si svaluta, più il debito si ingigantisce. La crisi politica di Petrobras, vincolata allo scandalo Lava jato (autolavaggio, in portoghese) ha aggravato la situazione. Le Olimpiadi del 2016 potrebbero essere l'ancora di salvezza. Potrebbero.

I settori.

Pur attraversato da una grave crisi congiunturale il Brasile resta un Paese di primario interesse per gli investitori internazionali. I settori che, secondo gli esperti, offrono prospettive interessanti sono vari: alimentare, automotive, infrastrutture, macchine utensili e petrolchimica. Nel settore alimentare il 42% delle industrie è localizzato nella regione Sud-Est, la più popolata del Paese. Nel Sud si trova il 26% delle aziende seguito dal Nordest con il 20%, dal Centro ovest con l’8% e dal Nord con il 4 per cento. All’interno del comparto alimentare il segmento della birra è cresciuto tra il 2001 e il 2016 del 56% in valore. Mentre quello dei succhi di frutta e delle bevande gassate è salito del 45%. E’ sempre interessante il settore del caffé: il Brasile è il maggiore produttore di caffé e il secondo più grande mercato di consumo, dopo gli Stati Uniti. Andrea Illy, presidente del gruppo Illy, ne conferma l’importanza strategica, anche se i rischi legati alla stabilità politica si intrecciano con quelli del cambio climatico che potrebbe comportare una migrazione delle aree di coltivazione. Gli incentivi offerti da Illy ai growers affinché producano qualità migliore si sono rivelati utili al miglioramento della produzione e a una diffusione della cultura legata a un alto livello di qualità.

L’Automotive resta un altro caposaldo dello sviluppo industriale del Brasile, al di là della crisi in corso. Il Gruppo Fiat rimane uno dei principali produttori e l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha più volte confermato alla presidente Dilma Rousseff (ora sospesa per impeachment) che la presenza del gruppo sarà rafforzata. Oltre alla produzione delle Case automobilistiche, è l’indotto che dà una ulteriore spinta all’importanza del comparto.

Quello petrolchimico è un altro ambito di grandi potenzialità. Le risorse inesplorate (di oil & gas) in conseguenza del basso prezzo del greggio sui mercati internazionali delle commodities non scalfiscono l’importanza del settore. L’Eni è uno dei gruppi internazionali presenti nel Paese.

Un approfondimento a parte meriterebbero le infrastrutture, declinate in vari comparti: porti, aeroporti, ferrovie, edilizia abitativa, trattamento delle acque reflue. Opportunità sconfinate per la grande industria ma anche per le piccole e le medie imprese.


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