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RAPPORTO PAESE | Lituania

Assorbito il colpo della guerra commerciale con Mosca

Crescita sopra il 2% guardando a nuovi mercati

Nel 2016 la Lituania è cresciuta del 2,2% secondole ultime stime della Commissione europea. Una delle migliori performance nell’Eurozona, di cui il Paese baltico è entrato a far parte solo nel 2015; in ogni caso un buon risultato, che attesta un passo ritrovato dopo il rallentamento del 2015 (+1,6%), dovuto principalmente all’impatto delle sanzioni incrociate Ue-Russia e alla crisi attraversata dalla Russia stessa, principale partner commerciale di Vilnius.

La ristrutturazione dopo l’indipendenza
Superata la fase critica seguita alla fine dell’occupazione sovietica, all’inizio degli anni 90, e una nuova flessione del Pil in coincidenza con la crisi del rublo, alla fine dello stesso decennio, l’economia lituana era cresciuta a ritmi molto elevati nei primi anni 2000, ricevendo un ulteriore impulso dall’ingresso nell’Unione europea nel 2004, fattore che ha accelerato la trasformazione in economia di mercato. Poi, a cavallo tra il 2008 e il 2009, ha subito il pesante contraccolpo della crisi finanziaria, che nel 2009 ha causato un tracollo del Pil (-14,8%) e una brusca impennata della disoccupazione.

La crisi 2008-2009 e il risanamento “alla tedesca”
Da quella crisi Vilnius è uscita più povera (i salari sono i terzultimi in Europa, un terzo della popolazione è a rischio povertà) e con maggiori diseguaglianze sociali (nel 2014 il Paese era il terzo peggiore in Europa in base al coefficiente di Gini), ma con un quadro macroeconomico invidiabile, che ha agevolato l’ingresso nell’euro: deficit che si attesta oggi attorno all’1,5% del Pil, disoccupazione in progressivo calo (al’8% l’anno scorso secondo la Commissione Ue), debito che è aumentato rispetto al periodo precedente la crisi, ma che rimane comunque appena sopra il 40 per cento. Si tratta di un quadro e di un percorso che spiegano la posizione odierna della Lituania in materia di politiche di bilancio, come conferma l’ambasciatore italiano a Vilnius, Stefano Taliani de Marchio: «La crisi 2008-2009 – rileva - è stata profondissima e inattesa e ha comportato gravi sacrifici in termini di tagli a salari, assistenza sociale e sanitaria; un governo conservatore è saltato. La “cura” però ha funzionato e dunque ora i lituani sono sostenitori del rigore, al fianco dei tedeschi».

Un’economia in trasformazione che guarda a nuovi mercati
Quella della Lituania, Paese di poco meno di tre milioni di abitanti, è un’economia aperta e incentrata sull’export che tuttavia, anche per effetto della guerra commerciale con Mosca, sta andando incontro a interessanti trasformazioni. A inquadrare la questione è ancora l’ambasciatore Taliani de Marchio: «La Russia era e rimane il primo partner commerciale della Lituania (nel 2014 assorbiva il 21% delle esportazioni di Vilnius, ndr), ma il volume di scambi si è dimezzato, togliendo circa un punto di Pil. La flessione ha colpito soprattutto trasporti e logistica, ortofrutta e carni: voci forti dell’export lituano. Ora però - –spiega ancora il diplomatico – ci sono nuovi fattori a fare da traino alla crescita, soprattutto i consumi interni, e il Paese ha cominciato a guardare a nuovi mercati, in crescita, come Stati Uniti e Cina».

Se infatti tra i principali mercati di sbocco della Lituania dietro alla Russia ci sono partner storici e destinazioni tradizionali, come Lettonia, Polonia, Germania ed Estonia, tra i principali fornitori emerge – alle spalle di Russia, Germania, Polonia e Lettonia – proprio la Cina. E con il gigante asiatico potrebbe nascere un’importante partnership. «Vorrebbero fare – racconta l’ambasciatore – del Porto di Klaipeda lo sbocco baltico della Cina, grazie anche al fatto che c’è un’importante infrastruttura ferroviaria che collega Klaipeda a Shanghai via Bielorussia e Kazakhstan. Tutti percorrono la nuova Via della Seta e la Lituania è aperta a investimenti cinesi nelle infrastrutture». Investimenti che non dovrebbero mancare, se è vero che China Merchants Group, il conglomerato statale attivo tra l’altro nel trasporto, si insedierà nel Porto di Klaipeda e ha in programma in Lituania attività portuali per le spedizioni dall’Asia all’Europa e viceversa, avvalendosi del buon sistema logistico del Paese baltico.

Il nodo energetico
In un quadro legale soddisfacente, in cui va tuttavia segnalata una presenza ancora consistente del sommerso (tra il 15 e il 28% del Pil secondo la Fondazione Bertelsmann), cresce il ruolo delle piccole e medie imprese. Un problema ancora irrisolto è quello della forte dipendenza energetica dalla Russia, sebbene l’apertura del terminal di gas naturale liquefatto a Klaipeda, nel 2014, e i collegamenti elettrici con Svezia e Polonia lo abbiano attenuato. Restano da attuare importanti riforme con ricadute sul quadro economico del Paese: fisco, mercato del lavoro, pensioni.

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