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RAPPORTO PAESE | Polonia

La svolta nazionalista che preoccupa l’Unione europea

La destra di Kaczynski si sta scontrando con Bruxelles sui migranti e sui principi democratici

La Polonia ha svoltato in modo deciso verso destra con il voto dello scorso ottobre. E quella di Jaroslaw Kaczynski,il leader indiscusso della nuova maggioranza, è una destra che alimenta qualche preoccupazione a Bruxelles. Diritto e Giustizia che ha conquistato più del 37% dei consensi e 235 dei 460 seggi del Parlamento, ha quindi i numeri per governare con stabilità. Ma Diritto e Giustizia è un partito ultra-conservatore ed euroscettico che già nei primi mesi di governo ha fatto capire di essere più vicino all’Ungheria di Viktor Orban che a Bruxelles, trovando lo scontro con l’Unione europea in almeno due questioni di non secondaria importanza: la crisi dei migranti e la democrazia interna al Paese. In economia invece il governo di Varsavia, pur annunciando alcune correzioni - sembra non voler uscire troppo dal percorso che ha garantito alla Polonia 25 anni di costante e rapida crescita.

La destra di Kaczynski, un ritorno al passato?
Per la Polonia si tratta di un ritorno al passato previsto ma non per questo meno impressionante. Il presidente polacco è Andrzej Duda, il premier è Beata Szydlo ma a Varsavia comanda Jaroslaw Kaczynski, già primo ministro polacco tra il 2006 e il 2007 e fratello di Lech, il presidente polacco morto in un incidente aereo nel 2010. È sempre Jaroslaw Kaczynski il leader, nonostante abbia fatto, con arguzia, un passo fuori dalla luce dei riflettori cedendo la scena a facce più giovani e gradite agli elettori. Mentre il programma di Diritto e Giustizia resta quello di una destra nazionalista e sociale – patria, tradizione cattolica reazionaria, intervento dello Stato nell’economia, sostegno delle famiglie e delle piccole imprese – che vuole stare nella Nato per contrastare la Russia e nell’Europa nonostante le tensioni con la vicina Germania e con Bruxelles. Kaczynski e i suoi fedelissimi hanno annunciato nuove tasse per le catene della grande distribuzione straniere e per i grandi gruppi bancari; vogliono abbassare l’età pensionabile, modificare le imposte sul reddito per favorire le famiglie, intendono abbassare dal 19% al 15% la flat tax per le imprese più piccole. E il loro programma – molto simile a quello dell’Ungheria di Orban – prevede anche il ricorso alla liquidità della Banca centrale, così trasformata in strumento del governo, per sostenere l’economia.

Le preoccupazioni sul programma di Diritto e Giustizia
«È come quando vedi la tempesta in arrivo ma non puoi evitarla», diceva dopo il voto il manager di un grande gruppo industriale tedesco che preferisce non essere nominato. «Diritto e Giustizia – aggiungeva – ha annunciato misure che rischiano di fare danni al Paese: l’aumento della spesa pubblica improduttiva, le tasse per colpire le imprese straniere. Purtroppo perderemo credibilità e sarà inevitabile lo scontro in Europa». Diritto e Giustizia afferma di voler «cancellare il disastro combinato da Piattaforma civica negli ultimi anni di governo», mette in discussione anche le politiche economiche dei liberali - rimasti orfani di Donald Tusk, diventato presidente del Consiglio europeo - che comunque hanno permesso al Pil polacco di crescere a ritmi del 3,5% all’anno dopo aver superato indenne la grande crisi internazionale. Ma che hanno probabilmente lasciato indietro una parte troppo ampia di popolazione, soprattutto tra i giovani e nelle aree rurali orientali.

Gli scontri con Bruxelles: migranti e principi democratici
Come nell’Ungheria di Orban, anche a in Polonia, il governo ultra-conservatore ha preso fin da subito di mira i media, troppo critici nei confronti del potere, e la Corte costituzionale, baluardo istituzionale contro ogni deriva antidemocratica. E anche sulla questione dei rifugiati la sintonia tra Budapest e Varsavia è dichiarata: se dal governo Orban dicono con enfasi che «all’Ungheria i migranti non servono» dopo aver eretto un muro al confine con la Serbia, anche a per il governo polacco è totale la chiusura verso i profughi, soprattutto se non cristiani. «Le preoccupazioni riguardano solo marginalmente l’economia, la Polonia continuerà a crescere. Ma l’integralismo cattolico rischia di bloccare lo sviluppo sociale in senso moderno del Paese. E cambieranno certamente i rapporti tra la Polonia e l’Unione europea, e quelli tra la Ue e la Russia: la Polonia - dice Cristiano Pinzauti, già manager Olivetti in Polonia e oggi imprenditore e vicepresidente di Lewiatan, la maggiore associazione delle imprese polacche - potrebbe diventare il riferimento di tutti i movimenti europei che non vogliono più Unione ma vogliono l’Europa delle patrie».

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