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RAPPORTO PAESE | Serbia

La tax holiday dura dieci anni

Esenzione per le imprese che investimento almeno 8 milioni e garantiscono 100 assunzioni

  • –di Luca Bosco e Carlo Sanna - Sts Deloitte

La Repubblica di Serbia è uno degli Stati costituitosi alla fine della guerra civile che ha coinvolto la Jugoslavia negli anni 90 e a far data dalla quale sono iniziati importanti processi di ricostruzione politica ed economica, ad oggi non ancora conclusi. In particolare, a seguito delle proclamazione della Confederazione di Serbia e Montenegro e alla successiva proclamazione d’indipendenza del Montenegro (2006), il Paese è organizzato come Stato unitario con il riconoscimento ufficiale di una specifica autonomia giuridica alle province della Vojvodina e del Kosovo. Quest’ultima provincia, tuttavia, nel 2008 si è autoproclamata Stato autonomo senza però ottenere un riconoscimento ufficiale da parte della Serbia stessa, con ciò generando una crisi politica non ancora conclusa che, attualmente, vede il Kosovo sotto il controllo amministrativo delle Nazioni Unite.

Un Paese stabile che guarda alla Ue
Ad ogni modo, è attualmente in corso un processo di stabilizzazione politica del Paese che rappresenta uno dei requisiti principali per l’avvicinamento all’Unione Europea, con la quale sono stati ufficialmente avviati i negoziati per l’ingresso nel gennaio del 2014 e con cui, comunque, è già in vigore un accordo commerciale - Interim trade agreement - che, gradualmente, dovrebbe portare al completo libero scambio con gli Stati membri della Ue.
La Serbia è inoltre membro del Fondo monetario internazionale e ha attualmente in corso le trattative per entrare a far parte della World trade organization (Wto) e per implementare la normativa Facta con gli Stati Uniti d’America. Per quanto riguarda gli accordi bilaterali contro la doppia imposizione internazionale merita notare come la Serbia abbia già siglato 66 convenzioni (compresa quella con l’Italia).
I rapporti commerciali tra la Serbia e l’Italia, peraltro, sono da sempre molto intensi, tanto che, con una presenza di oltre 500 aziende di origine italiana, una quota di capitale investito stimata in oltre 2 miliardi di euro ed un volume d’affari di oltre 2,5 miliardi di euro, il nostro Paese rappresenta uno dei principali investitori esteri in Serbia, con più che considerevoli presenze nei settori dell’automotive, del tessile, dell’agroalimentare e in quello bancario e assicurativo.

Le agevolazioni fiscali per le imprese
Uno dei principali elementi di attrazione del Paese sono (e sono state) le particolari politiche di incentivo fiscale adottate nei confronti delle società che si instaurano e portano avanti attività economiche nel territorio serbo. Giova infatti ricordare che, in linea generale, l’imposizione diretta sul reddito prodotto dalle società di capitali (a.d. e d.o.o. corrispondenti serbe delle nostre S.p.A. e S.r.l.) e dalle stabili organizzazioni serbe di società estere sia sostanzialmente poco elevata (con un’aliquota proporzionale pari al 15 per cento) e che - a fronte di specifici e qualificati piani di investimento - sia possibile fruire di una sostanziale esenzione decennale dal pagamento dell’imposta sul reddito delle società, la cosiddetta tax holiday. Nello specifico, possono beneficiare di tale regime, le società che investono almeno 1 miliardo di dinari serbi (pari a circa 8 milioni di euro) e che assumono almeno cento dipendenti.
Nell’ambito dell’imposizione diretta, è anche da notare come la Serbia abbia avviato un processo di avvicinamento alle best practice internazionali inserendo nella propria legislazione tributaria delle disposizioni antielusive specifiche a tutela del gettito erariale, quali la thin-capitalisation rule (con un livello di indebitamento che non può superare il rapporto di 4:1 rispetto all’equity, rapporto che aumenta a 10:1 per le banche e le società di leasing); la disciplina transfer pricing; nonché la previsione di una clausola generale anti-elusione (manca, invece, una Controlled foreign corporation rule).
A favore delle società che assumono nuovi dipendenti è inoltre riconosciuto un rimborso parziale (fino a un massimo del 75 per cento) dei costi relativi agli oneri tributari, previdenziali e assistenziali afferenti ai nuovi dipendenti assunti tra il 31 marzo 2014 e il 31 dicembre 2017.
Con riferimento all’imposizione indiretta, giova notare come la Serbia adotti una disciplina Iva propria. Nell’ottica di una futura adesione alla Ue è in corso anche un percorso di convergenza della normativa Iva locale con quella comunitaria (tra le misure adottate più di recente merita segnalare la possibilità, introdotta per i soggetti non residenti, di nominare il proprio rappresentante fiscale in loco).

I vantaggi delle free-trade-zone
Ulteriori importanti fattori di attrazione degli investimenti sono infine rappresentati dalla presenza sul territorio serbo di ben 14 free-trade-zone e di personale altamente qualificato e abituato a parlare più lingue.
Con specifico riferimento alle free-trade-zone, merita notare come lo svolgimento di attività economiche all’interno di tali aree consenta di ottenere un trattamento doganale preferenziale, benefici fiscali e procedure amministrative semplificate. Nello specifico è previsto che l’ingresso di beni all’interno di tali aree e i servizi ad esso connessi (come i servizi di trasporto) siano ad aliquota zero ai fini Iva; lo stesso dicasi per la fornitura di beni o servizi all’interno delle medesime aree e per la fornitura di energia elettrica e gas; inoltre è prevista la totale esenzione dall’applicazione di dazi doganali o altri costi d’importazione sui beni destinati allo svolgimento di attività o alla costruzione di strutture all’interno di una free-trade-zone. All’interno di tali aree sono peraltro riconosciute precipue esenzioni sulle imposte e tasse locali.
Da ultimo, giova segnalare come la Serbia sia impegnata in una politica di semplificazione fiscale che, tra le recenti misure, ha visto l’adozione di un sistema di trasmissione telematica delle comunicazioni tra contribuenti e amministrazione finanziaria e l’introduzione dell’obbligo di presentazione telematica delle dichiarazione fiscali e dei certificati di residenza emessi dalle autorità fiscali straniere per l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni.

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