per “IL” UN RAcconto del vincitore dello STREGA 2020

«¿Está la señorita Lourdes, por favor?»

Il 24 luglio a Tokyo avrebbero dovuto aprirsi le XXXII Olimpiadi. Per non rinunciare a quel sogno il magazine del Sole 24 Ore ha chiesto a cinque grandi scrittori di narrarci cinque atleti: sono le nostre Olimpiadi per l'estate 2020. E cominciamo, a poche ore dalla sua vittoria, con lo scrittore che si è aggiudicato (e per la seconda volta) con il romanzo Il Colibrì la LXXIV edizione del più importante Premio letterario italiano

di Sandro Veronesi

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Il 24 luglio a Tokyo avrebbero dovuto aprirsi le XXXII Olimpiadi. Per non rinunciare a quel sogno il magazine del Sole 24 Ore ha chiesto a cinque grandi scrittori di narrarci cinque atleti: sono le nostre Olimpiadi per l'estate 2020. E cominciamo, a poche ore dalla sua vittoria, con lo scrittore che si è aggiudicato (e per la seconda volta) con il romanzo Il Colibrì la LXXIV edizione del più importante Premio letterario italiano


2' di lettura

«Nel 1980 vidi alla televisione la finale dei tuffi dal trampolino femminile delle Olimpiadi di Mosca. All'ultimo posto si classificò un'atleta cubana, che quando veniva inquadrata all'uscita dall'acqua, dopo il tuffo, o prima, lassù sul trampolino, durante gli attimi di concentrazione, mi faceva pensare questo: “Io non dimenticherò mai la sua bellezza sensazionale, né la sua pelle bruna dove scorrono felici le goccioline, né il suo nome, Lourdes González”. Quell'inverno andai a Cuba. All'Avana alloggiai all'Hotel Nacional, quello dove dormiva Rita Hayworth, quello con i cannoni nel giardino ancora puntati in direzione della Florida. Nella mia camera trovai gli elenchi del telefono della città. C'erano sette pagine e mezzo di González. Le telefonate urbane a Cuba sono gratuite. Poco alla volta, composi tutti i numeri dei González dell'Avana, ogni giorno, quando rientravo in albergo. «Quiero hablar con la señorita Lourdes, por favor». Non sapevo lo spagnolo, perciò non capivo mai cosa mi veniva risposto, e del resto non sapevo nemmeno se Lourdes González abitava all'Avana. Però ho potuto cercarla, ho potuto chiamare gratuitamente centinaia di González, e in un certo senso le ho reso l'omaggio che le era dovuto».

Questo lo scrivevo nel 1989, cioè 8 anni dopo quel viaggio. Era ancora troppo presto per ammettere che il viaggio a Cuba (avevo 21 anni) fu concepito allo scopo di andare a cercare quella tuffatrice, Lourdes González. Ora, dopo quarant'anni, posso ammetterlo. Ho lasciato si credesse che era per ideologia castrista, che non ho mai sposato. Ho confuso le acque inventandomi uno studio sull'architettura scolastica cubana, che portai come argomento di un esame di Composizione all'Università (30). Ma la verità è che io ho desiderato di andare a Cuba nel momento esatto in cui ho visto quella ragazza concentrarsi sul trampolino prima del suo primo tuffo della finale olimpica (alla quale aveva avuto accesso grazie al boicottaggio di americane e altre atlete occidentali), e ho deciso di andarci nel momento in cui l'ho vista uscire dall'acqua dopo il tuffo.
Il tuffo non lo ricordo.

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