previsti 9.800 occupati

AcciaItalia rilancia 1,850 mld per Ilva, ma perde Cdp e Arvedi

di Domenico Palmiotti

Ansa

3' di lettura

AcciaItalia non molla e intensifica il pressing nel tentativo di acquisire l'Ilva. E anche se Cassa Depositi e Prestiti e Arvedi si sono sfilati dalla cordata, Jindal e Leonardo Del Vecchio, presente con la Delfin, rilanciano l'offerta scartata nei giorni scorsi dai commissari straordinari dell'Ilva. Adesso sul piatto per acquisire l'Ilva, AcciaItalia mette un miliardo e 850 milioni di euro, 50 milioni in più rispetto ad Am Investco Italy (Arcelor Mittal-Marcegaglia). AcciaItalia aveva infatti inizialmente offerto 1,2 miliardi e 1,8 Am InvestCo Italy). Si aumenta anche il numero degli occupati nella fase di riavvio nel 2018. Ovvero 9.800 dipendenti, annuncia AcciaItalia, contro gli 8.480 del concorrente.
AcciaItalia comunica di aver inviato già ieri sera la nuova offerta al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e ai commissari dell'Ilva, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.

C'è un punto fondamentale però: il Mise, ieri stesso, ha reso noto il parere dell'Avvocatura dello Stato che, interpellata ad hoc, ha dichiarato che non sono possibili rilanci solo per la parte economica. Se ciò avvenisse, ha rilevato l'Avvocatura, sarebbe illegittimo perchè il rialzo economico andrebbe correlato con nuove proposte per la parte ambientale e industriale. Questo, però, finirebbe col far saltare tutta la tempistica già definita per il passaggio dell'Ilva dalla gestione dei commissari a quella della nuova società. E allora AcciaItalia ha pensato di rilanciare anche su altri fronti. Ma la gara al momento resta chiusa perché dopo che i commissari hanno fatto la loro proposta di aggiudicazione al Mise dicendo sì ad Am Investco Italy, il comitato di sorveglianza del ministero l'ha approvata e ora Calenda si accinge lunedì a firmare il decreto.

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«Il piano industriale di Acciaitalia - si afferma in una nota - è un piano di sviluppo delle acciaierie Ilva con il fermo e impegnativo obiettivo di riportare al più presto la produzione dell'area a caldo ai suoi valori storici di circa 10 milioni di tonnellate, con l'impiego di tecnologie innovative, non ancora attuate in Europa, atte a determinare una sensibile riduzione degli impatti ambientali». AcciaItalia afferma che verrà in particolare data rilevanza agli investimenti innovativi e non ancora presenti in Europa in tecnologie a gas e elettriche che riducono l'uso del carbone, le relative emissioni e sono rispettose dell'ambiente. Per la realizzazione del piano - si sostiene - sono stati preventivati circa 3,1 miliardi di euro di investimenti, di cui: circa 1 miliardo a favore dell'ambiente da concludersi entro il 2021, in anticipo di due anni sulla prescrizione del ministero; 1,1 miliardi per il rifacimento degli impianti attuali inclusa la

riattivazione dell'altoforno 5; 1 miliardo per la realizzazione di impianti di de-carbonizzazione volti all'espansione della capacità produttiva di ulteriori circa 5 milioni di tonnellate di colato mediante l'impiego di tecnologie innovative quali l'utilizzo del forno elettrico alimentato a pre-ridotto, non ancora presente in Europa e a minore impatto ambientale».
Non manca infine la stoccata ad Arcelor Mittal quando si afferma che «Acciaitalia rappresenta la visione di due imprenditori internazionali che nel loro fare impresa non hanno mai ridotto le attività, non hanno mai dichiarato esuberi ed hanno costantemente investito nel benessere e nella crescita dei propri dipendenti e delle comunità locali».

E intanto i segretari generali di Fim, Bentivogli, Fiom, Landini, e Uilm, Palombella, chiedono un incontro urgente al premier Gentiloni e al ministro Calenda per discutere la nuova situazione venutasi a determinare. Passo preliminare, ovviamente, è che lunedì prossimo Calenda non firmi - chiedono i sindacati metalmeccanici - alcun decreto di assegnazione ad Am Invest Co Italy.

Sul rilancio dell'offerta fatto oggi da Jindal e Delfin per l'Ilva (quasi 5 miliardi di cui 1,850 per la sola acquisizione dell'Ilva) i commissari straordinari dell'azienda, Gnudi, Laghi e Carrubba, non si esprimono ufficialmente. Ma da fonti vicine al dossier emerge che l'offerta al rialzo è giudicata irricevibile sul piano procedurale. Offerta che tra l'altro arriva da una compagine societaria diversa rispetto alla precedente essendoci ora solo Jindal e Delfin di Del Vecchio e non più Cassa Depositi e Prestiti e Arvedi. Inoltre - si osserva - l'incremento è solo di 50 milioni rispetto all'offerta di Am Investco Italy sul prezzo di acquisizione. Infine, i 2000 dipendenti che AcciaItalia dichiara di voler assumere da subito all'interno dei 9400 da ricollocare, riguardano interventi di bonifica e di ambientalizzazione che sono in campo all'amministrazione straordinaria. AcciaItalia ha infatti aumentato i numeri occupazionali, assicurando di voler ridurre gli esuberi occupando il prossimo anno 9.800 addetti, dunque 400 in più di Arcelor Mittal, di cui 2mila “impegnati nella realizzazione degli investimenti industriali e ambientali”.

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