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Ansaldo Sts, si chiude lo scontro: Elliott vende la quota a Hitachi

di Gianni Dragoni


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(Epa)

3' di lettura

Il prezzo «giusto» di Ansaldo Sts è 12,70 euro per azione. A questa cifra Hitachi ed Elliott hanno deposto le armi e firmato un armistizio nella guerra aperta da quasi tre anni. Il gruppo giapponese compra la partecipazione del fondo americano in Ansaldo Sts, il 31,79% del capitale, per 807,6 milioni di euro. Hitachi salirà così dal 50,77% all’82,567% dell’azienda di segnalamento ferroviario di cui rilevò il pacchetto di controllo (40%) dall’ex Finmeccanica il 2 novembre 2015, a 9,5 euro per azione.

Hitachi ha inoltre annunciato ieri che lancerà un’Offerta pubblica d’acquisto (Opa) volontaria sul flottante di Sts, il 17,43% del capitale, a 12,7 euro ad azione, per un esborso massimo di 442,8 milioni. I titoli, che erano scesi a 11,60 venerdì scorso, dal picco di 12,92 euro toccato in settembre, ieri sono saliti dell’8,9% a 12,64 euro.

Per il fondo che fa capo a Paul Singer, che ha costruito il pacchetto del 31,79% a partire dai primi mesi del 2016 a un prezzo medio di carico stimabile intorno a 9,9 euro per azione, si può calcolare una plusvalenza sui 178 milioni, al lordo delle spese: questo corrisponde a un rendimento di circa il 28,3% in due anni e dieci mesi, circa il 10% annuo.

C’è un beneficio anche i soci di minoranza che non hanno venduto le azioni a Hitachi nell’Opa obbligatoria del 2016. L’offerta fallì (solo il 6,4% del capitale aderì) perché lanciata a 9,5 euro, poi elevati a 10,5 euro. Per le minoranze vendendo a 12,70 euro il guadagno sarebbe di circa il 21% rispetto ai 10,5 euro del 2016. Non potrà beneficiare di questo rialzo Finmeccanica, che virtualmente ha “perso” 128 milioni.

L’obiettivo di Hitachi rimane togliere Sts dalla Borsa, come in origine. Ma il fondo Elliott, con la consulenza di Bluebell Partners, si mise di traverso ritenendo che 9,5 euro fosse un prezzo troppo basso e che ci fosse stato un «travaso di valore» a danno dei soci di minoranza di Sts e a beneficio di Finmeccanica. Questo perché Finmeccanica, all’epoca guidata da Mauro Moretti, vendette a Hitachi anche il ramo d’azienda della controllata al 100% AnsaldoBreda, dal bilancio in forte perdita.

Elliott cominciò a rastrellare pacchetti di Sts per attuare una strategia attivista, per la prima volta in Italia. Ha aperto il fuoco sia nei tribunali sia nel cda di Sts, accusando Hitachi di «collusione» con Finmeccanica nel fissare il prezzo a 9,5 euro per azione e di violazione di regole di governance.

In un documento di Hitachi, presentato al cda giapponese il 10 dicembre 2014, si affermava che comprando il 40% di Sts insieme ad AnsaldoBreda il gruppo avrebbe risparmiato 550 milioni di euro, perché se quel pacchetto fosse stato venduto in gara da solo «il prezzo sarebbe stato intorno a 12 euro per azione». Questo è il prezzo incassato ora da Elliott.

In seguito agli esposti di Elliott, di Bluebell e Amber la Consob nel 2016 ha stabilito che vi fosse stata «collusione» sul prezzo tra Finmeccanica e Hitachi e aveva alzato il prezzo dell’Opa obbligatoria da 9,5 a 9,899 euro, prima che Hitachi elevasse il prezzo a 10,50.

Il contenzioso verrà azzerato, i tre rappresentanti di Elliott usciranno dal cda Sts. Alistair Dormer, presidente di Sts e a.d. globale di Hitachi nel ferroviario, ha dovuto accettare come ultimo punto dell’accordo il ritiro dell’azione di responsabilità contro Giuseppe Bivona, il socio di Bluebell Partners che era in cda di Sts in quota Elliott, estromesso il 19 gennaio 2017 da Hitachi con la delibera di un’azione di responsabilità. Bivona fu accusato di «eccesso di diligenza». Era sembrata una decisione strumentale per buttare fuori dal cda un uomo scomodo alla maggioranza. Per revocare l’azione di responsabilità si dovrà però riunire l’assemblea dei soci di Sts. Dormer potrebbe essere in imbarazzo nel motivare la retromarcia.

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