previdenza

Assegno integrativo unica chance per i Millennials

di Christian Martino


3' di lettura

Vado in pensione, e poi…Plus24 questa settimana si occupa dei prodotti finanziari che il mondo del risparmio sta offrendo a chi sta per andare in pensione e a chi inizia a valutare questa opportunità, viste anche le nuove regole di “quota 100”. Nel nostro Paese la spesa per le pensioni del 2017 ha raggiunto i 286 miliardi di euro, pari al 16,4% del Pil, e ogni anno che passa, purtroppo, aumentano i timori per il futuro pensionistico delle giovani generazioni.

Secondo i calcoli di Roberta Rossi Gaziano di SoldiExpert, un trentenne che andando in pensione a 64 anni con quota 100 volesse integrare la sua pensione futura con un extra di mille euro al mese, dovrebbe mettere da parte nei prossimi trent’anni circa 400mila euro. Per poter disporre di una somma del genere, un giovane dovrebbe “risparmiare” ogni anno, per più di trent’anni, 6mila euro e questo nell’ipotesi in cui riesca a ottenere un rendimento del 4% annuo. Se, invece, il tasso di rivalutazione fosse del 2,25% la somma da accantonare, per avere una seconda gamba previdenziale, salirebbe a 9.200 euro da investire ogni anno, per trent’anni. La cosa curiosa è che in questa ipotesi, per avere una pensione integrativa, occorrerebbe disporre mensilmente di 558-766 euro, più o meno un importo vicino al reddito di cittadinanza.

Antonio Iaquinta, responsabile clienti istituzionali di State Street Global Advisors, ricorda che i giovani sono consapevoli che dovranno lavorare più a lungo, dal momento che i loro risparmi difficilmente saranno in grado di coprire le spese durante la pensione. Sempre più Millennials sanno che dovranno giocare un ruolo da protagonisti nella pianificazione del proprio futuro previdenziale. Dal Global Advisors Global Retirement Reality Report 2018 emerge che solo un quarto degli italiani ricorre ad altre fonti di reddito durante la pensione. Il 20% ha un reddito proveniente da piani pensionistici a contribuzione definita e solo il 5% ha una fonte di reddito proveniente da una pensione privata. Diego Martone dell’Istituto Demia, sostiene che i Millennials percepiscono l’età della pensione come un periodo davvero remoto. Sulla loro visione pesano le difficoltà di accesso al lavoro e questo comporta una “uscita” dalla casa dei genitori in media a 32,1 anni (rispetto ai 27,5 della media Ue), con un forte impatto anche sulla costituzione di nuovi nuclei familiari, nuovi lavoratori e nuove nascite. In Italia, secondo i calcoli di Censis e Confcooperative, esiste inoltre un esercito di 5,7 milioni di persone tra lavoratori che svolgono lavori precari e Neet (18-35enni). Questo quadro viene aggravato dagli oltre 3 milioni di lavoratori in nero o che operano in aree grigie di mercato. Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, individua luci e ombre nel nostro sistema pensionistico: «In Italia e in Europa è molto avanzato - dice - ma da noi si fa fatica a tenere i conti in equilibrio. Di qui l’importanza di avere un sistema integrativo all’altezza». In questo scenario la pensione integrativa dovrà essere sempre più considerata come una necessità e l’industria finanziaria e assicurativa del nostro Paese dovrà avere sempre più un ruolo da protagonista. Oggi il 39% degli italiani è convinto che il principale responsabile della costituzione del reddito pensionistico sia lo Stato. In Inghilterra ne sono convinti solo 5 inglesi su 100 e negli Usa solo il 2% della popolazione. Questo gap, di visione della realtà, è da colmare.

Solo un’adeguata educazione finanziaria porterà le nuove generazioni ad avere maggiori consapevolezze sul loro futuro pensionistico e l’industria finanziaria del nostro Paese dovrà necessariamente fare la sua parte.

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