primo ok a commissione d’inchiesta

Banche: Padoan, hanno richiesto misure ma non le usano

(AP)

3' di lettura

Il governo ha introdotto misure a favore del sistema bancario, in molti casi richieste dalle stesse banche, ma gli istituti di credito non le stanno utilizzando. Il risultato è che misure importanti stanno dando risultati meno importanti perché il comportamento non è conseguente. E' il ragionamento del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, emerso nel corso della presentazione del libro di Salvatore Rossi e Anna Giunta 'Che cosa sa fare l'Italia. La
nostra economia dopo la grande crisi'.

Padoan non ha nominato direttamente gli interventi messi in campo dal governo, ma il riferimento è stato al 'patto marciano' introdotto su base volontaria per accelerare il recupero crediti. Il motivo del mancato pieno funzionamento sta proprio nella non obbligatorietà. Se cioè una banca lo propone ad un'impresa, l'impresa può rifiutarsi e rivolgersi ad un altro istituto competitor.

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Padoan ha ribadito ancora una volta l'impegno del Governo per le riforme strutturali spiegando che i loro effetti si dispiegano nel tempo e non sempre
nell'immediato. Una questione, questa, affrontata anche in ambito europeo dove si sta analizzando la correlazione tra interventi strutturali e andamento macroeconomico. Per tutte le riforme, è il ragionamento del ministro, occorre tempo, basti pensare ad una delle più importanti, quella dell'educazione, il cui impatto può essere visibile solo a distanza. Parlando poi dell'integrazione europea, il titolare del Tesoro ha evidenziato che la cooperazione tra paesi dovrebbe riguardare anche le misure strutturali e che avrebbe per questo senso disegnare insieme misure che si sostengono a vicenda.

In realtà in Europa c'è già, secondo Padoan, un'agenda strutturale molto potente che viene però sfruttata molto poco. Si tratta del mercato interno a cui bisogna dare un contenuto. In cima all'integrazione dovrebbe quindi esserci l''innovation union', l'unione dell'innovazione fatta di capitale umano, di ricerca e di capitali per l'innovazione.

Primo ok a bicamerale sulle banche
Intanto si è fatto un primo passo per la commissione d'inchiesta sulle banche che potrà agire ad ampio raggio, dagli istituti sostenuti dalla mano pubblica a quelli in risoluzione. Il ddl che istituisce la bicamerale ha avuto il primo via libera dalla commissione Finanze del Senato, che ha dato il mandato al relatore a riferire in Aula nei prossimi giorni, anche se ancora non c'è una data certa, visto che il testo è in calendario ma insieme a una serie di altri provvedimenti.
Il governo si dice comunque soddisfatto del varo,auspicando, sottolinea il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, che i lavori comincino «rapidamente», arrivano invece polemiche dalle opposizioni. La Lega non ha votato il mandato al relatore, mentre per il Movimento 5 Stelle non sono state prese nella giusta considerazione da un lato la necessità di legare alla legislatura la bicamerale, in modo da «dare risposte ai cittadini sui dissesti».


Come sarà la bicamerale
La bicamerale sarà composta da 20 deputati e 20 senatori e avrà un anno di tempo per completare i suoi lavori. Con un ordine del giorno è possibile che l'orizzonte temporale venga legato alla legislatura, in modo da produrre comunque dei risultati. La commissione avrà gli stessi poteri della magistratura, potrà decidere quali atti e documenti raccolti possano essere divulgati e potrà avvalersi della polizia giudiziaria.

Platea ampia da dissesti a risoluzione
Con un emendamento del relatore è stato ampliato l'ambito di competenza
inizialmente limitato alla verifica della gestione degli istituti in crisi o finiti sotto l'ombrello pubblico, come accadrà a Mps, che ha già fatto richiesta di ricapitalizzazione precauzionale, e probabilmente alle due venete. Ma si indagherà anche sulle banche finite in risoluzione, che al momento sono le
vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.

Faro su compensi manager e vendite al retail

La commissione potrà indagare su modalità e strumenti adottati dagli istituti per la raccolta, con particolare attenzione alla «correttezza» della vendita di prodotti alla clientela retail, soprattutto di obbligazioni, ma anche sui modelli di gestione e sui criteri adottati per la remunerazione dei manager.
La commissione avrà anche il compito di verificare “l'efficacia” della vigilanza, sia sul fronte della prevenzione dei rischi sia su quello della tutela della “trasparenza” dei mercati e sull'adeguatezza delle norme italiane ed europee, comprese quelle sulla vigilanza, “anche ai fini della prevenzione e
gestione delle crisi bancarie”.

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