Conti 2017 con fatturato record

Il cioccolato Icam punta alla Francia e alla vaniglia del Madagascar

di Monica Lodi

3' di lettura

Icam, Industria Cioccolato e Affini Morbegno, punta sulla Francia e fa rotta sul Madagascar e la sua vaniglia. «Nel Nord Europa noi siamo leader nel segmento bio e fair trade - spiega a Radiocor Adelio Crippa, direttore generale della società lecchese - e guardiamo con attenzione alla Francia, un grande mercato di sviluppo per questo tipo di prodotti». Icam, ancora controllata all'80% dalle famiglie fondatrici Agostoni e Vanini e per il restante 20% da 7-8 soggetti legati alle medesime famiglie, è molto attenta alla sua presenza all'estero. Il 58% del suo fatturato deriva proprio dall'export (89 milioni sui 154 milioni del totale 2017) con Gran Bretagna e Usa in prima fila, ma con vendite che hanno toccato 75 Paesi.

Russia, Madagascar e in sottofondo la Borsa

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«Guardiamo anche al Far East e alla Cina - prosegue Crippa - ma sicuramente è più interessante la Russia come potenziale di crescita, anche per una consolidata tradizione di consumo di cioccolato». Infine, c'è il Madagascar dove, proprio nei giorni scorsi, sono state messe le basi per la costituzione di una società ad hoc (come già fatto nel 2010 in Uganda). Icam guarda non solo alle fave di cacao, ma soprattutto alla vaniglia i cui prezzi stanno aumentando molto a fronte di una produzione che non riesce a tener fronte alle richieste. In questo spaziare di orizzonti c'è anche, in lontananza, la Borsa. «Una quotazione in Borsa non è obiettivo nel breve termine - sottolinea Crippa - ma essere entrati a far parte del progetto Elite fa sì che la Borsa sia un sottofondo».

Il cioccolato bio e l'export spingono i conti 2017

Intanto il cioccolato bio e l'export hanno spinto i conti 2017 di Icam che ha chiuso l'anno con ricavi per 154 milioni (+5% annuo), registrando così un nuovo massimo storico e punta di raggiungere i 200 milioni di giro d'affari dopo il 2020, tra il 2021 e il 2022. Ma a spingere lo sviluppo della società lecchese, fondata nel 1946 da Silvio Agostoni e Carolina Vanini, oltre all'export c'è anche

il forte trend di crescita dei prodotti biologici cresciuti del 14% a 86 milioni, grazie anche al fatto che Icam è tra i primi produttori al mondo di cioccolato bio. «Siamo molto soddisfatti dell'andamento del 2017 - commenta Crippa - che si confronta con un anno record. Abbiamo registrato un Ebitda di 20 milioni e un risultato netto di circa 8 milioni. Per il 2018 puntiamo a un ulteriore riequilibrio della struttura patrimoniale, con un patrimonio netto stimato a fine anno di 40 milioni, a fronte dei 31 milioni del 2017 e un indebitamento stimato a circa 55 milioni dai 65 dello scorso anno».

La strategia dello sgabello

«I 200 milioni d target di fatturato dopo il 2020 - prosegue il direttore generale di Icam - saranno raggiunti con quella che io chiamo la 'strategia dello sgabello' ossia con un riequilibrio tra le nostre tre gambe: industria, private label e brand propri, rispettivamente a bassa, media e alta redditività». Nel 2017 il 46% del fatturato di Icam è stato riconducibile all'industria, il 38% al private label e il 16% ai brand. In questa direzione, di maggior equilibrio tra 'le gambe dello sgabello', si inserisce l'idea di rendere il bio sempre più preponderante, unendolo però all'alta qualità rappresentata dalle linee Vanini e Agostoni (in omaggio ai due fondatori), quest'ultima recentemente presentata al Sigep 2018 con testimonial Ernst Knam. Il tutto nel rispetto di quanto affermato dal fondatore di Icam, Silvio Agostoni: «il cioccolato non deve essere tecnicamente perfetto, ma straordinariamente buono».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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