energia e ambiente

Compagnie petrolifere, sale il pressing degli investitori sul clima

di Sissi Bellomo

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2' di lettura

Le società petrolifere devono fare di più per combattere il cambiamento climatico, arrivando ad «assumere la responsabilità di tutte le emissioni» di gas serra, comprese quelle prodotte dall’impiego di combustibili fossili, come la benzina per le auto o il gas con cui scaldiamo le nostre case. A chiederlo è un gruppo di 60 grandi investitori – fondi, banche e assicurazioni, che insieme gestiscono più di 10.400 miliardi di dollari – che ha scelto di alzare la pressione sulle major a livelli senza precedenti proprio a pochi giorni dalle assemblee degli azionisti, in cui l’ambiente promette di essere un tema centrale.

La questione sarà al centro del dibattito soprattutto martedì, quando i soci di Royal Dutch Shell voteranno una mozione che chiede un taglio più aggressivo delle emissioni di Co2 rispetto al dimezzamento a cui il management «ambisce» entro il 2050. A favore si sono schierati anche la Church of England e il fondo pensioni dell’Agenzia per l’ambiente britannica, ma è probabile che la richiesta non passerà.

Molti degli investitori firmatari dell’appello, pubblicato come lettera aperta sul Financial Times, sono azionisti di compagnie petrolifere. Il gruppo – in cui figurano tra gli altri Amundi, Aberdeen, Axa, Fidelity, Hsbc, Schroders – non si spinge comunque fino ad appoggiare la mozione e anzi riconosce che Shell sta già facendo più dei concorrenti (ad esempio, è l’unica a calcolare anche le sue emissioni indirette).

Il testo afferma però che «a prescindere dal risultato all’assemblea di Shell» tutte le compagnie del settore dovrebbero «chiarire come vedono il loro futuro in un mondo low-carbon». La richiesta in particolare è che le Major assumano «impegni concreti» per ridurre in modo significativo la Co2, per stimare l’impatto delle emissioni legate all’impiego dei combustibili che producono e per «spiegare come i loro investimenti siano compatibili con il percorso verso gli obiettivi di Parigi», che impegnano a contenere il riscaldamento globale entro 2° C.

Sono ormai diversi anni che il mondo della finanza ha preso coscienza dei rischi legati al cambiamento climatico: rischi non solo per l’ambiente, ma anche per gli investimenti stessi. E qualche risultato comincia ad essere visibile. Persino ExxonMobil, portata in tribunale con l’accusa di aver nascosto i pericoli legati alle sue attività, ha annunciato di recente che avrebbe iniziato a pubblicare in bilancio le stime sul potenziale impatto delle misure per contrastare il climate change.

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