svolta storica

De Beers si «arrende» ai diamanti sintetici

di Sissi Bellomo

(Afp)

2' di lettura

Se non puoi batterli, unisciti a loro. Dopo aver cercato a lungo di arginare la diffusione dei diamanti sintetici, De Beers ha deciso di entrare anche su questo mercato. Con una svolta davvero storica il gigante delle pietre preziose ha annunciato il lancio di una nuova linea di gioielli (quasi) low cost, decorati da diamanti identici a quelli veri, salvo che per l’origine e il prezzo, che sarà appena un decimo di quello delle gemme naturali.

Un diamante in miniera impiega miliardi di anni a formarsi, mentre in laboratorio bastano poco più di due mesi per creare una perfetta replica dell’opera di Madre Natura: con le tecnologie più moderne è possibile ottenere gemme indistinguibili da quelle estratte, sia nell’aspetto che nelle caratteristiche fisiche e chimiche.

Loading...

Nemmeno gli esperti a occhio nudo sono in grado di identificare la provenienza: occorrono costosi macchinari, che non tutti i gioiellieri possiedono. Di qui i forti rischi, sia di truffe (che cominciano a diffondersi) sia di una cannibalizzazione del mercato dei diamanti naturali, il cui valore si basa proprio sulla rarità.

Il problema ha tormentato per anni De Beers, il più celebre e antico «marchio» dei diamanti. La società, oggi controllata da AngloAmerican, un tempo dominava il mercato, con una quota di vendite che ancora alla fine degli anni ’90 raggiungeva i due terzi. Tuttora estrae una gemma su tre al mondo e non intende fare passi indietro.

I diamanti sintetici, che saranno commercializzati attraverso una nuova società, la Lightbox Jewels, puntano a un segmento diverso del mercato, afferma Bruce Cleaver, ceo di De Beers: «Offriremo ai consumatori un prodotto di laboratorio che ci hanno detto di volere, ma che non trovano:  gioielleria conveniente e alla moda, che magari non è per sempre ma è perfetta per questo momento».

Diverse ricerche hanno evidenziato la scarsa attrazione dei diamanti per i Millenials: l’anello di fidanzamento col solitario non esercita più il fascino di un tempo e per molti le gemme sono un lusso irraggiungibile.

Qualcuno è anche preoccupato dall’impatto ambientale delle miniere (anche se pure i diamanti di laboratorio consumano un sacco di energia). Infine ci sono timori di ordine etico: nonostante il Kimberly Process, ci sono ancora in giro molti diamanti «insanguinati», che finanziano guerre, terrorismo e regimi dittatoriali.

Anche di questa battaglia De Beers si è fatta promotrice, con un progetto per la tracciabilità delle gemme con la tecnologia blockchain.

Per combattere la diffusione dei diamanti sintetici c’era stata un’altra campagna, un paio d’anni fa, con lo slogan «Real is Rare», ma non è servita a molto: la penetrazione sul mercato, anche se tuttora limitata all’1%, cresce così in fretta che rischia di arrivare al 15% entro il 2020 secondo Morgan Stanley.

De Beers, che da cinquant’anni nella divisione Element Six produce anche gemme di laboratorio (finora per usi industriali), ha pensato di mettere a frutto l’esperienza. La sua discesa in campo è aggressiva: il prezzo al carato sarà di 800 dollari, contro i 4mila $ circa dei prodotti concorrenti e gli 8mila dei diamanti naturali.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti