M&A

Un deal a caro prezzo per tener testa ai giganti

di Monica D'Ascenzo


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3' di lettura

L’ex studente modello con l’idea giusta per Internet vende il suo unicorno a uno dei colossi mondiali del lusso. Un’idea, una ex startup italiana che si è fatta gruppo internazionale ha sedotto manager che fanno scouting a livello globale. E così la creatura di Federico Marchetti,Ynap, che già due anni fa aveva messo a segno la fusione con la rivale di sempre, entra ora a far parte di un colosso dell’hard luxury, la svizzera Compagnie Financière Richemont. D’altra parte che potesse essere una preda ambita si era detto più volte negli ultimi mesi tanto che Intesa Sanpaolo, ad esempio, l’aveva indicata come un potenziale target di operazioni di M&A. Certo le scommesse andavano in altre direzioni, verso l’Asia. Nel giugno scorso il giornale cinese Beijing Daily News sosteneva che Alibaba fosse in contatto con Ynap per siglare una partnership, ma non era da escludere anche l’acquisto di una quota del capitale. E l’idea non sembrava peregrina considerato che a gennaio era stata la volta dell’ingresso nel capitale del miliardario Mohamed Alabbar, per accompagnare un’espansione nei Paesi arabi.

Ma proprio queste voci e l’interesse di alcuni fondi di private equity devono aver posto Richemont, già azionista di maggioranza, di fronte a una scelta. Per di più Ynap aveva fissato obiettivi ambizioni di crescita, che, in un’industria in rapida evoluzione e con una concorrenza in aumento, richiedevano investimenti ben superiori a quelli stimati. Così è sceso in campo il gruppo svizzero a un prezzo che, come sottolinea Gianluca Pacini di Intesa Sanpaolo, «riconosce le sinergie che matureranno fra Yoox e Net-a-Porter da qui al 2020. Richemont si prende così il rischio di anticipare di tre anni il valore attribuito alla società». E proprio per il prezzo gli analisti si interrogano sulla ratio dell’operazione: deal industriale o investimento? Si chiede Credit Suisse, secondo il quale gli anni a venire non saranno semplici per il gruppo dell’e-commerce che potrebbe faticare a centrare gli obiettivi in termini di vendite e di margini.

Fatica a comprendere la strategia del deal anche Luca Solca di Exane Bnp Paribas, secondo il quale si tratta di uno «sviluppo sconcertante»: «Forse questa acquisizione potrà avere qualche speranza di avere un senso, se fosse solo il preambolo per ulteriori operazioni di M&A, questa volta con una cessione dirompente a un campione del retail digitale?». Per Mario Ortelli di Bernstein, invece, si tratta solo di una mancanza di target interessanti nel core business di Richemont, che ha portato il gruppo svizzero a guardare a settori attigui. Mentre per Pacini: «Ynap potrebbe specializzarsi in alto di gamma, orologi e gioielli. In quest’ottica potrebbe non sorprendere lo spin-off della parte accessori e abbigliamento, non core business per Richemont, che potrebbe anche essere quotata nuovamente in Borsa».

Quale che sia la strategia a venire, a Ynap restano da percorrere questi tre anni al 2020 per concludere la fusione fra due realtà che devono ancora integrarsi e produrre le sinergie promesse. In un mercato sempre più competitivo, perché se è vero che al momento non esiste un competitor diretto nel segmento del lusso, è anche vero che colossi delle dimensioni di Alibaba e Amazon hanno la potenza di fuoco finanziaria per lanciare iniziative che possano intaccare il primato della società italiana. Per questo Richemont ha promesso ulteriori investimenti in tecnologie e prodotti.

L’Italia ha perso così un’altra occasione per creare un polo del lusso? A giudicare dai pesi in campo, non avremmo avuto la forza, in primis finanziaria, per sostenere una concorrenza che ormai, soprattutto nel lusso, è assolutamente globale. Allora la vittoria, per il Paese, è aver dato i natali a un unicorno che ha conquistato un colosso.

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