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Deutsche Bank-Commerzbank, la fusione sul viale del tramonto

di Isabella Bufacchi


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(REUTERS)

4' di lettura

Quando Deutsche bank e Commerzbank sono state invitate dal ministro delle Finanze Olaf Scholz a considerare i pro e i contro di una fusione, i vertici delle due banche molto mal volentieri si sono messi a lavoro per accontentare non solo il ministero, perché l’industria privata in Germania non ignora l’input politico, ma anche dare ascolto all’azionista di maggior peso in Commerz. Il percorso si è subito rivelato in ripida salita e molto scosceso e tanto più si avvicina la vigilia dell’annuncio sulla fattibilità o meno di tale operazione, tanto più gli ostacoli appaiono insormontabili, i nodi da sciogliere troppo stretti, le resistenze su scala europea e interna implacabili, e l’analisi costi-benefici, fatta e rifatta, fino a ieri non quadrava. Il business model della nuova NewCo, stretto tra requisiti prudenziali e paletti occupazionali, tra azionisti vecchi e nuovi, stenta a venir fuori: al punto che lo stesso Scholz, spinto dai malumori del suo partito socialdemocratico, sarebbe visto come incline a fare un passo indietro e favorire la rinuncia.

Per l’Spd, che vacilla non solo nei sondaggi sugli umori dell’elettorato ma anche all’interno della GroKo, avere un suo ministro come primo responsabile della perdita di circa 30mila posti di lavoro con la fusione tra DB e Commerz potrebbe essere un costoso autogol. E neppure togliere le castagne dal fuoco a Deutsche bank è una missione di stampo socialdemocratico: se DB dovesse avere qualche altro scheletro nell’armadio (la spada di Damocle delle multe Usa è una minaccia pendente per qualsiasi banca europea) o se il suo portafoglio Level3 avesse bisogno di ulteriori costose sforbiciate, e se un maxi-aumento di capitale divenisse in prospettiva d’obbligo, ebbene dovrà essere Deutsche bank a trovare la migliore opzione tra quelle allo studio, dovesse l’acquisizione di Commerzbank essere scartata: la vendita delle attività Usa è un esempio di come DB può decidere di chiudere una partita che le ha dato solo grane.

«Nessuno si augura che DB diventi per Commerz quello che Monsanto sta diventando per Bayer», ha commentato una fonte vicina al governo federale. Intanto Commerz viene corteggiata da potenziali acquirenti esteri per quelle fusioni transfrontaliere che piacerebbero ai supervisori: prima Unicredit, ora Ing, tutto serve per far salire il prezzo e rende l’eventuale take over (il premio di acquisizione che solitamente orbita attorno al 20%) più costoso per DB.

La lista dei contro, dunque, superava ieri ancora ampiamente quella dei pro, rispetto alla fusione. Tra tutti, l’ostacolo che potrebbe tagliare le gambe all’operazione rischia di essere quello della vigilanza prudenziale. Per le banche di rilevanza sistemica a livello globale (G-SIB), scattano requisiti automatici: in Europa sono già nove le banche sulle quali vengono applicati, compresa DB (buffer del 2%). E la nuova DB-Coba avrebbe asset totali attorno ai 1.800 miliardi, collocandosi sesta su scala globale dopo BnpParibas, HSBC, JP Morgan e Mitsubishi (tutte ben sopra i 2000 miliardi) e Bank of America poco sotto i 2.000. La nuova NewCo inoltre dovrebbe soddisfare i requisiti prudenziali di rilevanza domestica, che sono decisi in ambito nazionale dalle autorità di vigilanza nei singoli Paesi: questi parametri sono solitamente a maglie larghe, e la Bce/SSM, che potrebbe chiederne di più severi, finora si è sempre dispensata dal farlo.

Il nodo sta nel requisito prudenziale di Pillar2, il CET1 stabilito dalla Bce/SSM. Finora a livello di fusione in ambito europeo, c’è solo un precedente al quale fare riferimento, quello di Banco Popolare-Banca popolare di Milano: per questa operazione che ha creato un gruppo con 160 miliardi di totale dell’attivo la Bce/SSM chiese un aumento di capitale di 1 miliardi per rafforzare il Cet1. Il nuovo colosso tedesco sarebbe più di dieci volte tanto grande: viste le difficoltà di DB e Commerz prese singolarmente, e viste le complesse sfide date dall’implementazione della fusione, è prevedibile che l’organo di supervisione bancaria guidato da Andrea Enria non sarebbe largo di maniche, al contrario, sarebbe più incline a chiedere aumenti prudenziali consistenti. Un passaggio critico, al fine di conquistare il disco verde degli azionisti sulla fusione, che serve tanto quanto quello delle autorità di vigilanza, dei sindacati e dipendenti e di Bruxelles per quanto riguarda l’ambito delle norme a salvaguardia della competizione.

Se da un lato è vero che un taglio accelerato e drastico di dipendenti e filiali è auspicabile per entrambe, oberate da cost-to-income ratio tra 80 e 93, a conti fatti i costi della ristrutturazione della fusione inizialmente salirebbero mentre scenderebbero sull’immediato quelli di ricavi e utili: le due banche hanno sovrapposizioni di clienti corporate in molte aree, i quali diminuirebbero la loro posizione complessiva nei confronti della NewCo rispetto alle posizioni attuali nelle due banche: uno più uno in questo caso non fa due ma meno di due, “la gamma spazia tra 1,8 e 1,4”, ha rilevato Handelsblatt. La redditività della NewCo calerebbe prima di poter aumentare.

In aggiunta, i rappresentanti sindacali delle due forze lavoro hanno già dichiarato la propria contrarietà all’operazione: stando agli ultimi sondaggi, l’83% dei dipendenti Commerzbank e il 70% di quelli DB sono contrari alla fusione. E i sindacati, pronti a mettersi di traverso, minacciano già di far lievitare i costi del taglio occupazionale, pesando ancor più sul successo del nuovo business model. Il fatto poi che i sistemi IT delle due banche non possano dialogare, e che inizialmente si manterrebbero due strutture tecnologiche separate, non aiuterebbe le economie di scala.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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