mercati globali

Le «dinastie» di Borsa al riassetto: cambia la fotografia del controllo

di Marigia Mangano

5' di lettura

Tutte insieme controllano gruppi quotati che valgono in Borsa più di 116 miliardi di euro, quasi il 20% del listino italiano in termini di capitalizzazione. Sono le “famiglie” di Piazza Affari, nomi di spicco come Agnelli, Berlusconi o Benetton. Dinastie storiche che hanno costruito veri e propri imperi e che nell’ultimo anno, per motivi diversi, hanno deciso di ripensare mission e assetti azionari delle società controllate.

In alcuni casi, come per esempio per la famiglia Pesenti, si è trattato di una vera e propria rivoluzione, dettata dalla scelta di rinunciare alla storica partecipazione industriale (Italcementi) e delineare una nuova strategia. In altri, come per la famiglia Agnelli, si è deciso di spostare sedi legali e fiscali fuori confine dopo aver valorizzato alcuni asset (Ferrari). In altri ancora, come per i Benetton o Del Vecchio, l’anno in corso ha rappresentato il grande salto, con maxi fusioni (Essilor-Luxottica e Atlantia-Abertis) in dirittura d’arrivo. C’è poi chi, infine, si è trovato a difendere le proprie società da incursioni esterne. E’ il caso della dinastia di Arcore, impegnata da mesi a fronteggiare l’avanzata di Vincent Bolloré attraverso Vivendi nel capitale di Mediaset. Un blitz che, inevitabilmente, potrebbe portare Silvio Berlusconi a ridisegnare i contorni dell’impero. Sullo sfondo, poi, il complicato capitolo delle successioni che sembra aver avuto un peso decisivo nelle decisioni azionarie e industriali già archiviate o in via di definizione.

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I COLOSSI A CONFRONTO

Capitalizzazione delle società interessate. In milioni di euro. (Fonte: elab. Il Sole 24 Ore)

I COLOSSI A CONFRONTO

La fotografia degli storici gruppi familiari di piazza Affari è dunque cambiata. E molto altro potrebbe accadere a breve. Così come l’impalcatura a monte delle società in questione, ovvero le numerose scatole non quotate attraverso cui si esercita il controllo. Tanto che molte famiglie hanno deciso di dare taglio alle catene societarie, proprio per rispecchiare i nuovi assetti e le nuove scelte industriali.

Le maxi fusioni in arrivo

Le famiglie Benetton e Del Vecchio sono entrambe impegnate in importanti operazioni che daranno vita a veri e propri giganti industriali nei settori di riferimento.

Nel caso di Ponzano Veneto è ormai avviata la maxi offerta pubblica di acquisto e di scambio lanciata da Atlantia sul gruppo spagnolo Abertis. Un altro passo, forse il più importante, verso quella trasformazione del gruppo partita anni fa. L’alleanza italo spagnola avrà importanti riflessi sul portafoglio di Edizione, holding di controllo di Atlantia, Autogrill e Benetton Group. Il primo mutamento, radicale, è legato alla futura presenza geografica della finanziaria della famiglia Benetton, finora fortemente radicata in Italia (basti pensare che oltre l’80% dell’ebitda, tra Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma, viene prodotto sul territorio).

Con l’operazione Abertis i pesi muteranno sensibilmente e la rilevanza del paese verrà ridotta a favore di una presenza internazionale che in termini di margini varrà oltre il 55%. Che la famiglia Benetton stia ripensando l’intero gruppo lo dimostra però anche la recente riorganizzazione di Autogrill con la creazione di una holding industriale a cui faranno capo da tre a cinque controllate operative: una per le attività italiane, una per quelle del Nord America insieme a quelle internazionali e una per quelle europee. Con un obiettivo ben preciso: ottimizzare il portafoglio e creare una maggiore flessibilità.

Copione simile per Luxottica, il gruppo fondato da Leonardo Del Vecchio e prossimo alla fusione con la francese Essilor. Un matrimonio che rappresenta una grossa scommessa industriale, certo. Ma che secondo gli osservatori più attenti rappresenta anche l’operazione perfetta capace di sistemare una volta per tutte il tema della successione in famiglia. Una dinastia assai articolata, dove oltre alla moglie Nicoletta Zampillo, entrata solo di recente nella cerchia dei futuri eredi, compare una prole numerosa, figlia di tre unioni, e la cui ripartizione azionaria è stata già sigillata in Delfin, holding di controllo di Luxottica. Non a caso, in vista dell’aggregazione francese è partito un valzer di fusioni che coinvolgono proprio la finanziaria lussemburghese, cui fanno capo il 62% di Luxottica e altri asset della famiglia Del Vecchio, incluse le quote in Generali e UniCredit. Delfin si avvia ad assorbire due controllate, la Redfern e la Dfr Holding, che a loro volta controllano altre due finanziarie, Aterno e Dfr Investment. Queste ultime al termine di una duplice fusione faranno capo direttamente a Delfin, con l’eliminazione di un grado intermedio della catena societaria.

Editoria in fermento

L’editoria ha rappresentato terra di conquista, ma anche di consolidamento per diversi gruppi. Tra due settimane, per esempio, si completerà il primo anno del gruppo Rcs sotto la nuova proprietà di Cairo Communication, il gruppo dell’imprenditore Urbano Cairo che ha sostanzialmente sostituito il vecchio salotto, ribaltando equilibri storici che hanno governato il gruppo che edita il Corriere della Sera. Un appuntamento a cui il titolo del gruppo editoriale si presenterà forte di un rialzo delle quotazioni da inizio anno di oltre il 50%. Nello stesso tempo le strade della famiglia De Benedetti e della famiglia Agnelli si sono incrociate negli ultimi mesi proprio nella storica industria della carta stampata. E’ alle ultime battute, infatti, il riassetto dell’azionariato di Gedi, il gruppo editoriale nato dalla fusione tra il Gruppo de l’Espresso e Repubblica e Itedi, la società de La Stampa e Il Secolo XIX. E che vede Cir azionista di maggioranza con circa il 43% e la finanziaria della famiglia Agnelli, Exor, «il secondo maggiore azionista di Gedi», come dichiarato di recente dal presidente John Elkann.

Ma per la famiglia Agnelli il capitolo media rappresenta solo una piccolissima parte della rivoluzione che è stata messa in atto negli ultimi anni, ridisegnando i contorni del gruppo. E che, ha visto, nell’ordine, la conquista della società riassicuratrice americana PartnerRe per poco meno di 7 miliardi di dollari, la quotazione di Ferrari e la decisione di trasferire in Olanda la sede legale e fiscale di Exor e della holding di famiglia, la Giovanni Agnelli Bv. Il 2017 rappresenta, infatti, il primo anno “olandese” delle due società e nello stesso tempo il secondo anno di quotazione di Ferrari, che in Borsa ha registrato un vero e proprio exploit con il titolo passato dai 43 euro della prima seduta di Borsa ai 75 euro segnati venerdì scorso.

Le mosse di Berlusconi

Grande fermento c’è anche nell’impero che fa capo a Silvio Berlusconi. La famiglia di Arcore, che attraverso sette holding divise tra il Cavaliere e i suoi cinque figli controlla Fininvest, è impegnata a fronteggiare l’incursione in Mediaset di Vivendi, arrivata al 29,9% del Biscione. La partita è in pieno svolgimento, con esiti imprevedibili. Ma di certo la situazione che si è venuta a creare appare come il classico “lascia o raddoppia”, con la famiglia Berlusconi che potrebbe decidere se continuare a difendere a spada tratta il controllo di Mediaset o mollare tutto e ripensare l’intero gruppo. Del resto grandi passi verso una razionalizzazione dell’impero di Arcore sono stati già fatti. Tant’è che il 2017 è iniziato con una mossa storica, la vendita del club di calcio AC Milan. Tutte operazioni che potrebbero rimettere in discussione equilibri e assetti definitivi della stessa Fininvest.

Holding e Ipo

C’è infine chi, come la famiglia Pesenti o Marco Tronchetti Provera, è alle prese con l’avvio di una nuova “fase industriale”. Italmobiliare, dopo la vendita di Italcementi, è tra le holding più liquide di piazza Affari con una capacità di investimento di oltre un miliardo. Risorse che saranno utilizzate per costruire un portafoglio nuovo di zecca. Per Tronchetti Provera, invece, il 2017 rappresenta l’anno del ritorno in Borsa del gruppo Pirelli. Il debutto potrebbe avvenire nel mese di ottobre. E nelle ultime settimane il gruppo della Bicocca ha così perfezionato una girandola di fusioni per preparare la catena societaria. Al termine di tale processo, Marco Polo International Italy, che detiene direttamente il 100% di Pirelli, è controllata al 65% da ChemChina, al 22,4% da Camfin e al 12,6% dai soci russi di Lti. Equilibri destinati a cambiare con la quotazione: il gruppo cinese è pronto a scendere almeno al 50 percento, ma non è escluso che la quota in vendita sia superiore. Così come Rosneft e Camfin ridimensioneranno le partecipazioni in essere.

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