tlc

Elliott muove su Tim ma non si scopre sull’ad

di Antonella Olivieri


default onloading pic
(ANSA)

3' di lettura

Elliott, secondo quanto risulta a «Il Sole-24Ore», si è avvalso della facoltà di non comunicare alla Consob la sua partecipazione in Telecom fino al superamento del 5%. Quando lo farà, l’intenzione è quella di dichiararlo volontariamente anche ai fini del golden power. Non prima però di avere chiarito pubblicamente quali sono i suoi intenti. Già oggi è attesa la pubblicazione del cosiddetto “manifesto”, dove il fondo di Paul Singer prenderà posizione, spiegando i motivi della sua iniziativa.

Sul nuovo fronte caldo dell’attivista Usa, la giornata di ieri si è chiusa quindi con la prima mossa di quella che si prospetta una lunga partita a scacchi: la richiesta di revoca di sei amministratori. Nell’elenco dei candidati a subentrare in consiglio ci sono l’ex ad Enel Fulvio Conti; l’ex ad di Alitalia, e come Conti con un trascorso in Telecom, Rocco Sabelli; l’ex ad di Wind e attuale commissario di Alitalia Luigi Gubitosi (non disponibile a incarichi operativi); Paola Giannotti De Ponti, ex Ansaldo Sts (dove è entrato il fondo Elliott) e oggi nel cda Terna; il banchiere d’affari di lungo corso Dante Roscini, che è anche docente ad Harvard; e il cfo del gruppo Salini-Impregilo Massimo Ferrari. Ma manca il nome del candidato ad, che per ora resta coperto. Non è tramontata l’ipotesi che rispunti, nel corso della partita, il nome di Paolo Dal Pino che in questi mesi ha collaborato col fondo di Singer per studiare il dossier Telecom e che recentemente si è dimesso dalla posizione di ceo dell’ex Pirelli industrial, passata al gruppo ChemChina.

Elliott chiederà dunque ai soci Telecom - all’assemblea già convocata per il 24 aprile - di fare spazio ai suoi candidati, tutti italiani, revocando i consiglieri espressi da Vivendi e cioè il presidente Arnaud de Puyfontaine, il vice-presidente Giuseppe Recchi, i due manager di Vivendi che siedono nel board - il direttore finanziario Hervé Philippe e il capo del legale Frédéric Crepin - e due consiglieri formalmente indipendenti che sono Félicité Herzog e Anna Jones. L’indipendenza della prima era già stata messa in dubbio dall’esistenza di un pregresso rapporto di consulenza con il gruppo Bolloré. La seconda ha lavorato alla Hearst prendendone il timone al posto di De Puyfontaine, quando il manager francese ha lasciato per passare a Vivendi, di cui è tuttora ceo.

Non c’è invece nell’elenco dei consiglieri di cui è chiesta la revoca l’ad Amos Genish, dal momento che la sua cooptazione in consiglio deve ancora essere approvata dall’assemblea. Nella comunicazione inviata a Telecom, Elliott si riserva di avanzare altre richieste di integrazione all’ordine del giorno entro il termine di legge che scade il 20 marzo. Da parte sua Telecom dovrà riunire il consiglio, ma la data non sarebbe ancora stata fissata ed è logico che per fare il punto si vada oltre lunedì, quando i punti da discutere in assemblea saranno definitivi. Elliott, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie, non ha pregiudiziali sul management - e riconosce che nel settore Genish gode di buona reputazione - ma ha l’obiettivo di portare avanti una riforma della governance nella direzione della public company con un board veramente indipendente che faccia gli interessi di tutti gli stakeholder e non soltanto di un azionista di maggioranza relativa (17,15% è la quota di Vivendi sull’intero capitale, risparmio comprese). Nell’incontro che c’è stato a Londra la settimana scorsa nel corso del road-show Tim - presenti per Elliot Giorgio Furlani e Gordon Singer, per Telecom Genish, il cfo Piergiorgio Peluso e l’investor relator Alex Bolis - sarebbero stati ribaditi i quattro punti-cardine delle richieste del fondo: public company, separazione “vera” della rete, conversione delle azioni di risparmio e ritorno al dividendo. Il resoconto è stato fatto dallo stesso Genish nella lettera inviata alla prima linea dei suoi dirigenti. «Le loro richieste (quelle del fondo Elliott, ndr.) sono prevalentemente un set di mosse finanziarie che sono state analizzate dal management durante la preparazione del piano strategico - scrive l’ad - concludendo che queste opzioni non sono ancora mature per impegnarcisi o non c’è ancora abbastanza visibilità su come alcuni fattori-chiave collegati possano prendere forma e svilupparsi in futuro. Abbiamo spiegato loro la nostra posizione su ciascun punto sollevato e speriamo che la analizzino prima di interagire nuovamente con loro in una settimana o due». Non c’è stata insomma una dichiarazione di guerra tra i due fronti, ma solo una posizione interlocutoria, sebbene ieri fonti qualificate abbiano riferito all’agenzia Radiocor (gruppo «Il Sole-24Ore») che Genish non resterebbe al suo posto se l’assemblea ratificasse il ribaltone e l’attuale azionista di riferimento Vivendi dovesse finire in minoranza.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...