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Export, frena la crescita italiana. Pesano i mercati extra-Ue

di Luca Orlando


Cernobbio, Quintieri: l’Italia pagherebbe a caro prezzo una guerra commerciale

3' di lettura

Bene nel confronto annuo, male invece in rapporto al mese precedente e soprattutto rispetto all’andamento delle importazioni. Dopo un primo semestre non brillante per la nostra economia e un deludente dato di luglio per la produzione industriale, i risultati delle vendite oltreconfine aggiungono altre spine sul percorso della crescita italiana, lasciando presagire anche per il terzo trimestre un contributo negativo del commercio estero al Pil .

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Rispetto al mese precedente si registra un calo del 2,6% (per l’import +2,4%) mentre nel confronto annuo a luglio l’Istat registra per l’export tricolore un progresso del 6,8%, in grado di migliorare il bilancio dei primi sette mesi a +4,2%. La frenata rispetto al balzo realizzato lo scorso anno resta comunque evidente, tenendo conto che un anno fa di questi tempi il progresso registrato nei confronti dei primi sette mesi del 2016 era quasi doppio: +7,6%, grazie alla corsa a doppia cifra di mercati rilevanti come ad esempio Cina e Russia.

Il mood ora è decisamente cambiato, e infatti i “motori” delle vendite italiane all’estero ora sono più vicini. Il progresso dell’Europa (+6,8%) è due punti oltre il risultato extra-Ue, grazie in particolare al traino dei nostri due principali mercati di sbocco: Germania (+9%) e Francia (+11,9%). Ad eccezione del Belgio la crescita è omogenea e robusta, in più di un caso (Austria, Repubblica Ceca e Romania) anche a doppia cifra.

Il clima è diverso nei mercati extra-Ue, dove sono numerose le aree a crescita moderata (Stati Uniti e Cina) ma soprattutto quelle in calo, tra cui spicca il -10,2% della Turchia, peraltro in un mese in cui la crisi valutaria più pesante era ancora di là da venire. L’altra differenza rispetto al 2017 è rappresentata dalla Russia, un anno fa in corsa a doppia cifra, ora in calo del 3,9% nei primi sette mesi. In frenata rispetto allo scorso anno è comunque l’intera Europa, sia per un rallentamento degli scambi intra-Ue (oltre un punto in meno rispetto allo scorso anno), ma soprattutto nei confronti delle piazze extra-Ue, dove i progressi sono praticamente dimezzati: dal 7,7% del 2017 all’attuale + 4%.

Ad ogni modo il bilancio dei primi sette mesi per l’Italia ci mette in linea con i principali paesi in Europa: siamo ad una manciata da decimali da Germania e Francia ma facciamo meglio ad esempio di Regno Unito e Spagna.

In termini settoriali a luglio i progressi sono distribuiti tra più settori in modo abbastanza omogeneo, con due sole eccezioni: la farmaceutica (-2,8%, anche se la performance dei sette mesi, +5%, resta tra le migliori) e le auto, che invece con luglio (-6%) approfondiscono la frenata sperimentata dall’inizio dell’anno.

Il nodo qui è la Cina, protagonista di un tracollo brutale, con vendite quasi azzerate a luglio (-93%) e in calo evidente anche dall’inizio dell’anno (-60%). L’incertezza sui dazi (a luglio ridotti dal 25 al 15%) può forse aver creato qualche slittamento ulteriore nelle consegne, anche se va detto che per Francia e Germania i dati non cambiano di molto. Se questo fosse il risultato globale dell’intero 2018 (tra gennaio e luglio -60%), la frenata si tradurrebbe in un calo dei ricavi nell’ordine del miliardo di euro.

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