Festival di Cannes 2019

Cannes

«Le jeune Ahmed», un dramma che fa riflettere

di Andrea Chimento


Le jeune Ahmed

2' di lettura

I fratelli Dardenne tornano in concorso al Festival di Cannes per l'ottava volta: da sempre beniamini della kermesse francese, oltre che vincitori di due Palme d'oro (nel 1999 per «Rosetta» e nel 2005 per «L'enfant»), i registi belgi hanno portato sulla Croisette la loro ultima fatica, «Le jeune Ahmed».
Al centro, la complicata storia di un ragazzino belga di religione islamica che proverà a uccidere la sua insegnante, dopo aver aderito a un'interpretazione estremista del Corano.

Le jeune Ahmed di fratelli Dardenne

Come quasi sempre nella filmografia dei Dardenne, anche in questo caso alla base della narrazione c'è un soggetto particolarmente importante e delicato, capace di dare vita a un dramma morale in grado di far riflettere.
Gli interessanti spunti iniziali, però, lasciano poi spazio a un prodotto che non riesce a incidere fino in fondo, soprattutto verso la parte conclusiva, piuttosto incerta. Nonostante la breve durata (circa 85 minuti), il film arriva al finale col fiato corto, seppur restino impressi alcuni spunti su cui ragionare: in particolare, più delle azioni del giovane Ahmed, colpiscono le modalità più disparate con cui gli adulti reagiscono al suo comportamento.

Portrait de la jeune fille en feu» di Céline Sciamma

Totalmente convincente è invece l'elegante «Portrait de la jeune fille en feu» della francese Céline Sciamma.
Ambientato su un'isola della Bretagna alla fine dell'Ottocento, ha come protagonista una pittrice che deve fare il ritratto di una donna prossima alle nozze. Il compito sarà meno semplice del previsto, anche perché tra le due nascerà un rapporto particolarmente intimo.
Dopo aver già dimostrato buona sensibilità con «Tomboy» e «Diamante nero», Céline Sciamma raggiunge la piena maturità con questo dramma sentimentale valorizzato da immagini pittoriche di grande livello, oltre che da un notevole approfondimento sui (pochi) personaggi in scena.
Emozionante e accompagnato da atmosfere misteriose, è uno dei film più suggestivi visti fino a oggi nel concorso di Cannes e meriterebbe di entrare nel palmarès finale.
Nel cast Adèle Haenel, Noémie Merlant e Valeria Golino.

Frankie di Sachs

In competizione è stato presentato anche «Frankie» dell'americano Ira Sachs, film incentrato su una famiglia la cui unione verrà stravolta dopo una gita in Portogallo, nella città di Sintra.
Più che un dramma sulle relazioni umane, «Frankie» è soprattutto una cartolina turistica sulle bellezze locali, in cui il regista è più attento a inquadrare al meglio monumenti e paesaggi che a scavare all'interno dei tanti personaggi in scena.
Sprecato il ricco cast, che annovera nomi del calibro di Isabelle Huppert, Brendan Gleeson e Jérémie Renier.

Diego Maradona di Asif Kapadia(AP Photo/Meazza Sambucetti)

Infine, da segnalare fuori concorso la presentazione dell'atteso «Diego Maradona», documentario sul “Pibe de Oro” firmato da Asif Kapadia.
Esattamente come nei documentari precedenti su Ayrton Senna («Senna» del 2010) e Amy Winehouse («Amy» del 2015), il regista inglese di origine indiana punta sui materiali di repertorio per raccontare i suoi protagonisti: ci sono anche diversi reperti d'archivio inediti in questo prodotto e il merito del regista è quello di essere riuscito ad assemblarli in maniera coerente e curiosa.
Il limite è che non si scopre molto di più rispetto a quanto è già noto del campione argentino e, inoltre, alcuni passaggi controversi della sua vita vengono trattati in maniera piuttosto superficiale. Per i milioni di fan di Diego Armando Maradona resta comunque un prodotto assolutamente da non perdere e capace di regalare alcuni momenti particolarmente divertenti.

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