il presidente in calo nei sondaggi

Macron in missione in Bulgaria inciampa in 26mila euro di trucco

di Angela Manganaro


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Macron con il premier bulgaro Borissov

3' di lettura

Emmanuel Macron dice che la Polonia e la sua premier con cui litiga a distanza sulle regole del lavoro nella Ue, sono «ai margini dell’Unione europea» mentre Twitter parla dei troppi soldi che il presidente francese ha dato a Natacha M.

Le Monde registra oggi entusiasta il buon esito dell’incontro di ieri fra Macron e i premier ceco e slovacco, Bohuslay Sobotka e Robert Fico, i quali si sono detti disponibili a trovare un accordo «da qui a ottobre» per rivedere la direttiva 96/71 che permette di pagare lo stipendio in un Paese Ue e i contribuiti previdenziali in quello d’origine. Il viaggio nell’Est Europa si complica stamattina quando invece la premier polacca Beata Szydlo dice che non ha alcuna intenzione di rivedere una direttiva considerata in Francia «dumping sociale». Macron al fianco del presidente bulgaro, Rumen Radev, non la prende bene, «il popolo polacco merita di meglio».

I lavoratori distaccati sono aumentati del 45% tra il 2010 e il 2014. Rappresentano lo 0,7% degli occupati Ue. Germania, Francia e Belgio attirano il 50% del totale

Nelle stesse ore in patria il settimanale Le Point tira fuori due spiacevoli fatture: 26mila euro di trucco spesi dal presidente nei primi tre mesi all’Eliseo, più di sua moglie, osservano subito i malevoli. La cifra è stata corrisposta a Natacha M, makeup artist, in due tranche, 10mila e 16mila euro.

L’Eliseo è costretto ad un comunicato con cui precisa che «si sono rivolti alla professionista per questioni d’urgenza» e che a parte questi casi la spesa per il trucco si dovrebbe «significativamente ridurre» in futuro.

Operazione trasparenza, Eliseo chiarisce ruolo di Brigitte

Nella marmellata quotidiana che è l’informazione online risulta quindi che Macron si sta impegnando per uniformare le condizioni dei lavoratori europei ed eliminare storture che danneggiano la forza lavoro nei Paesi più ricchi (in Francia, Germania e Belgio soprattutto e comunque la battaglia riguarda lo 0,7% dei lavoratori Ue), ma spende troppo per il trucco.

Magno gaudio di alcuni media anglosassoni che ricordano il calo di consensi di Macron nei sondaggi oggi al 37 per cento contro il 57% di maggio, «quasi come Donald Trump - osserva Bloomberg - e l’incidente del trucco certo non aiuta». Né hanno aiutato le dimissioni del capo di Stato maggiore dell'esercito, il generale Pierre de Villiers, critico coi tagli al bilancio militare, o l’invito di Trump alla parata del 14 luglio (a che pro visto che non è nata alcuna relazione speciale, si sono chiesti molti) o la polemica su ruolo e staff delle moglie Brigitte, nelle intenzioni di Emmanuel una first lady all’americana che ai francesi non è piaciuta.

Cosa sta capitando a colui che solo prima dell’estate era il salvatore della patria e dell’Europa? Il giovane volto di una politica che scaccia la xenofobia e gli estremismi di Marine Le Pen e con lei di tutti quei politici che rifiutano l’Unione europea, l’apertura dei confini e quindi al mondo? Accumula incidenti, perde consenso, si prepara alla vera sfida d’autunno, la riforma del mercato del lavoro francese, costretto a difendendersi dallo stesso Hollande, in primavera suo alleato oggi critico per gli «inutili sacrifici» a cui sarebbero sottoposti i francesi. Oggi più che mai questa prima strana estate del presidente eletto più giovane di sempre risalta nei titoli a lui dedicati.

Le fatture per il trucco suscitano ilarità, le solite reazioni indignate per lo spreco, ma anche accostamenti fra Macron e i suoi predecessori che in quanto a incidenti non si sono fatti mancare niente, non solo il goffo Hollande ma il sempre creativo Sarkozy che venne fatto a fette per i costosi orologi. A dire il vero gli ex presidenti hanno pure speso di più, Hollande 30mila euro a trimestre per il solo trucco e 9.895 euro al mese per il parrucchiere. Sarkozy in linea un po’ meno di Macron.

Stupisce però il passo falso. Un politico così giovane e accorto, più volte descritto come sveglio se non furbo, che ha creato un partito dal nulla come una startup, ha avuto l’abilità di sparigliare fra destra e sinistra e imporsi al centro della scena intercettando malumori e voglia di cambiamento - in ossequio a un certo moralismo dei consumi se non dei costumi si è presentato alla cerimonia di insediamento all’Eliseo con un modesto vestito da 450 euro - inciampa in un infortunio che forse non pregiudica le promesse che porta con sé ma certo scalfisce la sua immagine di nuovo, qualunque cosa l’aggettivo voglia dire in un periodo in cui le spese personali pesano come un punto del programma politico.

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