intervista

Louis Vuitton investe sull’Italia. Il ceo Burke: «Ecco dove apriremo tre nuove fabbriche»

dal nostro inviato Chiara Beghelli

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 Un momento della sfilata Cruise 2020 di Louis Vuitton al Twa Flight Center nell’aeroporto John F. Kennedy di New York


3' di lettura

NEW YORK - «Osservi bene: qui non c’è un solo angolo retto. Ogni vetrata, muro, tappeto, ha una forma organica, forte, non facile, che guarda al futuro. Come ogni cosa che fa Nicolas Ghesquière». Michael Burke, ceo di Louis Vuitton, seduto su un divanetto di velluto rosso percorre con lo sguardo il perimetro ondulato del Twa Flight Center, gioiello architettonico progettato da Eero Saarinen e inaugurato nel 1962 all’aeroporto John F. Kennedy di New York, che mercoledì sera ha fatto da set per la sfilata Cruise 2020 del marchio.

Un evento che è stato una sorta di pre-opening dello stesso edificio, che dopo quasi 20 anni di chiusura riaprirà il prossimo 15 maggio come Twa Hotel, il primo albergo con vista(e piscina) sulle piste dell’aeroporto e con 512 stanze. Anche la nuova collezione firmata Ghesquière è pervasa delle architetture di New York, con i riflessi metallici dei grattacieli, i motivi decò del Chrysler Building, le ali dell’angelo della Bethesda Fountain di Central Park.

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La sfilata Cruise 2020 di Louis Vuitton Cruise al TWA Flight Center (Photo by Angela Weiss / AFP)

Una visione che si conferma intensa e convincente, che ha contribuito a fare di Vuitton un marchio che vale «ben oltre i 10 miliardi», come ha rivelato in gennaio Bernard Arnault, presidente e ceo di Lvmh, gruppo francese che possiede Vuitton. Cifra che lo rende il più grande marchio del lusso al mondo.

Louis Vuitton, la cruise 2020 «decolla» dal JFK di New York

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Dal 2014 le sfilate Cruise di Louis Vuitton si tengono in edifici che sono capolavori dell’architettura. Perché quest’anno avete scelto proprio il Twa Flight Center?
Serendipity
, direi. Ma soprattutto un incontro fra lavoro e fortuna. Per me era un sogno poter tornare in questo terminal, dove viaggiavo da ragazzo. Il Twa Flight Center è un caposaldo del modernismo del XX secolo. Inoltre, Nicolas, Bernard Arnault e io siamo uniti da una comune passione per l’architettura. Per Nicolas è una potente fonte di ispirazione: lo si coglie nelle forme, le spalle, le curve, che esprimono anche una visione moderna, positiva, innovativa.

Un aeroporto è un luogo di scambio, contatto, apertura. Simbolo del viaggio, parte del dna di Vuitton. Con questa location avete voluto anche promuovere una società più aperta e inclusiva, in un’epoca di chiusure e barriere, politiche ed economiche?
Sì, è così. New York è una città inclusiva, vissuta da persone che vengono da tutto il mondo. Portando la Cruise 2020 qui abbiamo voluto sottolineare questo aspetto con convinzione. E anche per questo abbiamo invitato 600 studenti delle scuole di moda della città, la Parsons e il Fashion Institute of Technology, con la loro visione sul futuro, l’energia che caratterizza questa città. Dove, da parte nostra, abbiamo portato la nostra artigianalità, il saper fare, la tradizione.

(AP Photo/Mary Altaffer)

Louis Vuitton è nato nel 1854 ma ha lanciato formule d’avanguardia, come la prima contaminazione fra lusso e streetwear, con Supreme proprio qui a New York due anni fa. Secondo alcuni analisti, l’heritage è un valore che soprattutto i giovani consumatori del lusso apprezzeranno sempre di meno. Non sono assolutamente d’accordo. Moltissimi giovani, che siano designer o clienti, sono interessati al passato. Anzi, proprio la loro generazione molto più delle precedenti vuole sapere dove, quando, come è stato fatto un prodotto. È anche una ricerca di trasparenza, e in fin dei conti di sostenibilità, un concetto peraltro strettamente legato al passato, perché spesso è da lì che vengono i metodi e i mestieri, che possono rendere anche il lusso di oggi più sostenibile.

Mestieri che voi avete trovato anche in Italia, dove avete molte manifatture. Restando in tema aeroporti, in luglio aprirete un pop up store a Fiumicino, debuttando così nel travel retail in Italia, e nel 2020 è attesa l’apertura del nuovo negozio di Milano. Avete anche altri progetti per l’Italia?
Nella storia le cose migliori sono nate dall’incontro fra Francia e Italia, che peraltro sono gli unici due Paesi al mondo che si chiamano reciprocamente nello stesso modo “ i transalpini”. Lvmh crede nell’Italia, e lo ha dimostrato investendo nei suoi marchi e nella produzione. Da questo punto di vista apriremo due nuove manifatture di scarpe entro i prossimi 18 mesi e un’altra di pelletteria a Firenze il prossimo anno. E anche sotto l’aspetto distributivo, l’Italia resta uno dei mercati più importanti per noi.

Nicolas Ghesquière

Ora ci troviamo in un ex terminal diventato hotel. Proprio l’hotellerie è il segmento nel quale Lvmh ha investito di recente, con l’acquisizione di Belmond Hotels. Grazie a moda, profumi, orologi, Louis Vuitton si stia evolvendo come lifestyle brand. Un giorno vedremo anche hotel e ristoranti con il vostro Monogram?
Con i nostri diversi prodotti, vogliamo essere diretti competitor dei marchi che producono solo moda, accessori, gioielli, profumi. In questi segmenti abbiamo ancora moltissimo potenziale da esprimere. E per altri, mai dire mai.

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