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Mercatone Uno appesa a un filo: corsa contro il tempo per la Cigs

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

Non si è parlato di responsabilità - e ce ne sono molte da mettere in fila dietro al fallimento di Mercatone Uno – al tavolo convocato lunedì dal vice premier Luigi Di Maio con sindacati, commissari, curatore e istituzioni. Si è discusso invece di azioni urgenti da mettere in pista per cercare di riaprire nel minor tempo possibile i 55 punti vendita del gruppo e ridare un futuro ai 1.800 dipendenti a casa da sabato scorso, dopo che il Tribunale di Milano ha deciso il fallimento della nuova proprietà, Shernon Holding , al timone del gruppo da neppure nove mesi.

«Giovedì prossimo avremo il tavolo con creditori e fornitori. Obiettivo minimo da attuare subito è la Cigs per i lavoratori – sintetizza all’uscita dell’incontro Di Maio -. Il tribunale di Bologna deve autorizzare la proroga della procedura di amministrazione straordinaria per riprendere l’esercizio provvisorio il prima possibile così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi partirà la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori. Ce la metteremo tutta lavorando collegialmente con le parti sociali e le Regioni».

La prima mossa spetterà dunque ai tre commissari (Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari) che lo scorso agosto vendettero Mercatone Uno a Shernon Holding e che ora dovranno presentare istanza al Tribunale di Bologna per chiedere la retrocessione dell’azienda e la riapertura dell’amministrazione straordinaria così da attivare quanto prima gli ammortizzatori sociali. «Il secondo paletto fissato oggi (ieri per chi legge, ndr) – precisa il sottosegretario del Mise Giorgio Girgis Sorial – è la necessità di tutelare i fornitori e i creditori, che incontreremo il prossimo 30 maggio in un tavolo tecnico, perché anche i crediti prededucibili non sono coperti da garanzie e bisognerà trovare strumenti di sostegno e garanzia per permettere loro di proseguire l’attività. Terzo punto – conclude – è attivarci per la copertura dei clienti di Mercatone Uno, altra parte lesa di questa vicenda, famiglie che hanno pagato o attivato finanziamenti, senza ricevere la merce».

Parla di «situazione inedita che non ha precedenti storici e che richiede risposte nuove e l’impegno a una grande trasparenza da parte di tutti nello scambiarsi informazioni» Aurora Blanca della segreteria nazionale Fisascat Cisl, auspicando che i fornitori diano ancora fiducia a ciò che resta dell’ex Ikea italiana per tornare a stretto giro sotto procedura straordinaria, «perché un nuovo bando per cercare altri possibili acquirenti allungherebbero moltissimo i tempi».

E a parlare, all’uscita dell’incontro al Mise, è anche il titolare della fallita Shernon Holding, Valdero Rigoni: «Adesso sono tutti bravi a criticare, pensano di fare di me il capro espiatorio di questa situazione, ma non mi è stato consentito di completare la capitalizzazione perché l’azienda bruciava cassa: la bruciava dal 2015 senza alcuno che recriminasse. E in questo contesto hanno fatto e faranno fuggire qualsiasi investitore interessato a Mercatone Uno».

Ma il curatore fallimentare nominato dal Tribunale di Milano, Marco Angelo Russo, ha spiegato ieri ai sindacati il perché della decisione presa urgentemente venerdì scorso di decretare il fallimento di Shernon, a fronte della richiesta di ammissione al concordato preventivo, al di là degli aspetti penali legati ad operazioni che hanno distratto risorse, su cui si farà chiarezza in seguito. «Shernon non ha presentato al tribunale un vero piano industriale di fattibilità – riferisce Blanca – ma una bozza in cui si dichiarava pronto a vendere Mercatone Uno con tutta la merce e a ridurre la base occupazionale di oltre il 50%».

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