Lega e fi nella bufera

’Ndrangheta in Brianza, cade la giunta di Seregno. Comune commissariato

di Redazione online

Il fermo immagine che ritrae il sindaco di Seregno a colloquio con un costruttore: «Ogni promessa è debito» (Ansa)

3' di lettura

Duro colpo al centrodestra lombardo mentre è ormai cominciata la lunga campagna elettorale per le elezioni politiche dell’anno prossimo. La Giunta comunale di Seregno (Monza) è caduta, a seguito delle dimissioni di consiglieri e assessori di Lega Nord, Forza Italia e della minoranza, centrosinistra e liste civiche, che questa mattina hanno deciso in massa di abbandonare l'incarico. Il Comune, da due giorni, è al centro della bufera per la maxi inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nel mondo politico e dell'imprenditoria in Brianza, che ha portato all'esecuzione di 27 misure cautelari. Il sindaco forzista Edoardo Mazza è agli arresti domiciliari con il consigliere Stefano Gatti, mentre il vicesindaco della Lega, Giacinto Mariani, è indagato per abuso d’ufficio.

Secondo la minoranza però, senza il loro contributo la Giunta sarebbe rimasta in piedi: «È stata una scelta necessaria anche per la minoranza, dato che qualcuno della maggioranza non ha mollato - ha commentato William Viganò, capogruppo del Pd nell'appena decaduto Consiglio - altrimenti non ci sarebbero stati i numeri per far cadere questa Giunta, un atto dovuto ai cittadini».

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Comune commissariato, via libera dal Viminale
«Sono partite le pratiche per la sospensione della Giunta, al più tardi domani pomeriggio sarò in grado di comunicare ufficialmente il commissariamento del Comune di Seregno». Lo ha reso noto il prefetto di Monza e Brianza, Giovanna Vilasi. Poco dopo si è saputo che il ministro dell'Interno, Marco Minniti ha delegato il prefetto Vilasi a «esercitare l'accesso presso il Comune di Seregno per la verifica della sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso». Il prefetto, come detto, ha proposto lo scioglimento e disposto la sospensione del consiglio comunale con la nomina di un commissario prefettizio, il prefetto Antonio Cananà, per la provvisoria amministrazione dell'ente, a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali.

Milano e Brianza, il maxi blitz dei carabinieri contro la ‘ndrangheta

Le intercettazioni: Mariani «il padrone di Seregno»
Il «padrone» dell'amministrazione comunale di Seregno e anche «unico padrone» del sindaco Mazza, ora ai domiciliari, sarebbe stato proprio Giacinto Mariani, il vicesindaco leghista, indagato per abuso d'ufficio, sottoposto a misura interdittiva e che ieri sera ha deciso di rassegnare le dimissioni dalla Giunta con tutto il gruppo del Carroccio. Emerge da un'intercettazione contenuta in un'annotazione dei carabinieri.

In una telefonata dell'ottobre 2015, il costruttore Antonino Lugarà, in carcere per corruzione e vicino alla 'ndrangheta, parla di Mazza con Gatti, (il consigliere di Forza Italia ai domiciliari come il sindaco), e quest'ultimo gli dice: «Lui c'ha il padrone ... unico padrone ... Giacinto Mariani». In un'altra intercettazione un architetto dice che Mazza è «di fatto “guidato” dal vicesindaco Mariani, definendolo nella circostanza addirittura una “pedina”».

Le dimissioni alla presenza di Salvini
Mariani ha annunciato le sue dimissioni nel corso di un incontro politico ieri sera ad Albiate (Monza), al quale era presente anche il leader del carroccio Matteo Salvini. È attesa, nei prossimi giorni, la decisione del gip del Tribunale di Monza, subordinata ad interrogatorio di garanzia, sull'interdizione dai pubblici uffici o servizi chiesta dalla Procura per Mariani.

La difesa del leader locale dei lumbard
«Da ventiquattro anni sono seduto in Consiglio comunale, come assessore, come consigliere comunale e poi dieci anni da sindaco e due anni e qualche mese da vicesindaco», si è difeso Mariani, dal palco di Albiate (Monza e Brianza), ieri sera. «La Lega senza se e senza ma è per la lotta all'ndrangheta, quando ho visto che qualcosa non andava ho fatto degli esposti». Poi Mariani ha aggiunto: «Da qui in avanti, con quello che sta uscendo sulla stampa, verremo additati come mafiosi, tutto quello che noi non siamo. Per questo tutto il nostro gruppo ha deciso di dare le dimissioni», ha concluso il vicesindaco.

I consigli dell’imprenditore Lugarà
Si è limitato a dare «consigli di voto» del tutto leciti, tra l’altro per due candidati consiglieri, uno eletto e l'altro no, che hanno preso in tutto solo «100 voti», e da imprenditore era «assillante» perché si «recava tutti i giorni» negli uffici comunali di Seregno e telefonava al sindaco, dato che quella pratica sul via libera alla realizzazione del centro commerciale era «un atto dovuto e legittimo». Così si è difeso, nell'interrogatorio davanti al gip di Monza, il costruttore Antonino Lugarà finito in carcere per corruzione due giorni fa nel maxi blitz che ha colpito anche la ’ndrangheta. Lugarà, assistito dal legale Luca Ricci, ha chiarito al gip Renda che con Mario Mantovani, ex vicepresidente della Regione Lombardia, consigliere regionale e indagato, ha «un rapporto di amicizia - come spiegato dall'avvocato - che dura da 20 anni». Lugarà ha detto di aver agito in «perfetta onestà». Viene ritenuto dagli inquirenti vicino alla ’ndrangheta ma la difesa ha precisato che «nessuna domanda è stata fatta su questo».

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