Sicurezza

‘Ndrangheta, la sfida “globale” di Interpol

A Reggio Calabria con i vertici del Viminale e Interpol si presenta “I-Can”: un progetto globale di contrasto delle polizie alla mafia più potente del mondo

di Marco Ludovico

'Ndrangheta, parte dalla Calabria l'attacco globale con Interpol

A Reggio Calabria con i vertici del Viminale e Interpol si presenta “I-Can”: un progetto globale di contrasto delle polizie alla mafia più potente del mondo


2' di lettura

Mobilitazione di tutte le polizie contro la ‘ndrangheta: è il progetto Interpol illustrato oggi a Reggio Calabria. Una scommessa nella sfida più grande contro la mafia numero uno al mondo per potenza economica e forza di penetrazione internazionale. Il segretario generale Jurgen Stock ha presentato “I-Can- Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta” insieme al vicecapo del dipartimento di Pubblica sicurezza, Vittorio Rizzi.

La mappa aggiornata della ‘ndrangheta
I dati illustrati in conferenza stampa sono eloquenti. La mafia calabrese oggi è presente in 32 Paesi di quattro continenti (Europa, Africa, America e Oceania), opera in 17 Stati europei ed è il principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti. In Europa le forze di polizia hanno accertato l’esistenza della ‘ndrangheta - attraverso la presenza delle locali, la cattura di latitanti o il sequestro di beni - in Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Principato di Monaco, Romania, San Marino, Slovenia, Spagna, Svizzera. La sua presenza risulta anche in Liberia, Marocco, Seichelles (per l´Africa), nelle Antille Olandesi, Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Costarica, Guayana Francese, Panama, Repubblica Dominicana, Uruguay, USA (per l’America) e in Australia.

La scommessa dell’Italia
Nel corso della 88° Assemblea Generale Interpol dell’ottobre 2019 a Santiago del Cile per la prima fase del progetto l’Italia ha proposto il progetto I-Can a dieci Paesi europei ed extraeuropei. C’è bisogno di consapevolezza della minaccia e di adeguamento delle norme di contrasto, spesso all’estero di gran lunga più deboli rispetto a quelle italiane. Il senso di I-Can è innanzitutto di trasmettere questo messaggio specie tra quelle nazioni dove l’associazione criminale è riuscita a radicarsi in profondità. L’Italia, in particolare, vuole condividere senso e significato di alcune azioni operative dimostratesi molto efficaci: a cominciare dalle misure di sequestro preventivo dei beni criminali.

Connessione tra banche dati internazionali
I-Can è stato promosso dal direttore generale del dipartimento di Ps, Franco Gabrielli, e sostenuto dal vicedirettore, Vittorio Rizzi. Se si riesce ad accrescere la consapevolezza delle altre forze di polizia, l’interazione dei patrimoni investigativi disponibili - giocheranno un ruolo fondamentale le banche dati interconnesse e interoperabili – può diventare decisivo per ridimensionare l’attuale forza criminale della ‘ndrangheta fondata ormai persino su strumenti come l’utilizzo dei social e gli spazi offerti dal web, deep e dark, come piattaforme per realizzare commerci illeciti. «Serve un approccio globale per contrastare una minaccia mondiale: ci siamo fatti promotori e abbiamo finanziato un progetto mirato con Interpol per un attacco globale che serva ad estirparla, coinvolgendo Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza» ha sottolineato il prefetto Rizzi.

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