CREDITO

Pop. Vicenza e Veneto Banca, in arrivo la richiesta Bce sul capitale

di Katy Mandurino


default onloading pic
Da sinsitra,l’ad della Banca Popolare di Vicenza Francesco Iorio e Gianni Mion, presidente in pectore

3' di lettura

«Bisogna stare tranquilli. Stiamo lavorando. Tutti sono al lavoro». Per cercare di mettere in salvo la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il monito viene dal presidente della banca vicentina Gianni Mion, che, ieri, all’uscita della sede milanese dell’istituto dove si è tenuto il consiglio di amministrazione post incontro-Bce, ha cercato di rassicurare i risparmiatori e i clienti delle due ex popolari. «C’è grande interesse da parte di tutti per fare presto - ha aggiunto Mion -. Speriamo che alla Banca centrale europea piacciano le risposte che abbiamo dati ai quesiti posti».

Il presidente si riferisce alle richieste avanzate dalla Bce in merito a informazioni e chiarimenti sui piani industriali delle due banche (e sul relativo piano di fusione), di cui si è discusso l’altro ieri nel vertice a Francoforte con gli amministratori delegati Fabrizio Viola e Cristiano Carrus. La risposta da parte della Bce, chiamata a giudicare solvibili le banche e a definire il fabbisogno per sostenere il piano di fusione - che dovrebbe essere confermato attorno ai 5 miliardi di euro -, è attesa proprio in questi giorni. Anche sulla scia di ciò che è stato detto dalla Commissione europea, che ha ribadito l’impegno a far presto (la Commissione è chiamata a decidere se concedere la ricapitalizzazione precauzionale), viste le criticità di liquidità e raccolta che interessano i due istituti.

Sul fronte dei conti, infatti, la Popolare di Vicenza ha chiuso il 2016 con perdite per 1,9 miliardi di euro, ha registrato al 31 dicembre scorso un livello di liquidità del 37,9% (in calo rispetto al 113,3% del 30 giugno 2016) e ha perso il 14,4% di raccolta diretta. Veneto Banca, che ha visto anch’essa una riunione del cda ieri pomeriggio per relazionare i consiglieri sull’incontro in Bce, presenterà i conti del bilancio lunedì in serata, dopo un ulteriore consiglio di amministrazione. Il rosso previsto dovrebbe aggirarsi attorno a 1,4 miliardi di euro mentre i livelli di liquidità si attesterebbero su percentuali buone, addirittura attorno al 110%. Per il momento, Veneto Banca non sembra essere intenzionata a chiedere la garanzia allo Stato per l’emissione di nuovi bond, come invece ha fatto Vicenza, che ha chiesto obbligazioni per un ammontare di 2,2 miliardi.

Per Veneto Banca, però, è arrivata una sconfitta sul fronte giudiziario. L’istituto di Montebelluna è stato chiamato a risarcire un danno di 2.500 euro, per «violazione degli obblighi di informativa ex post sulla natura delle azioni illiquide», a favore di una donna veronese che si è rivolta all’Adiconsum, dopo che la banca le aveva negato, nel marzo 2015, la possibilità di vendere le azioni acquistate nel 2014 per un totale di 9mila euro. Adiconsum Verona ha presentato ricorso al Giurì bancario (organismo collegiale di giudizio alternativo alla magistratura ordinaria, sostituito ora dall’Arbitro per le controversie finanziarie) che ha riconosciuto alla risparmiatrice veronese un risarcimento del danno pari a circa il 30% del valore dell’investimento iniziale.

L’incontro di mercoledì tra i vertici delle due banche e i funzionari della Bce non è stato solamente un incontro interlocutorio: la vigilanza europea ha scandagliato i numeri della Popolare di Vicenza (forse in virtù del fatto che il bilancio della banca è stato già approvato, quindi scritto nero su bianco) con molta cura, formulando una serie di richieste specifiche. E verificando la fattibilità di una fusione tra i due istituti. Fusione che resta la principale via d’uscita alle crisi e che probabilmente sarà prodromica alla individuazione di un investitore internazionale.

Ieri, si è detto fiducioso e favorevole alla fusione anche Claudio Costamagna, presidente di Cassa Depositi e Prestiti, tra gli i nvestitori istituzionali del fondo Atlante, proprietario delle due banche venete: «Noi spingiamo per la fusione delle due banche venete ma è una partita che si gioca in Europa, Bce e Mef», ha dichiarato.

Un ulteriore pressing sul Governo per scongiurare il precipitare della crisi che sta attraversando la Banca Popolare di Vicenza è stato fato ieri con una interpellanza urgente da parte di Davide Zoggia, Pierluigi Bersani e Michele Ragosta, rappresentanti del Movimento dei Democratici e Progressisti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...