INTERVISTA

«Riforme e investimenti per la crescita»

di Dino Pesole

2' di lettura

Le riforme strutturali sono più efficaci se dispiegano i loro effetti di medio periodo in mercati più flessibili. E allora, va bene l’asse Parigi/Berlino con Roma che può giocare la partita da protagonista, ma per questo occorre una sorta di scambio: riforme strutturali da attuare in Francia e in Italia, sul versante del mercato del lavoro (e per quel che ci riguarda dell’ammodernamento della pubblica amministrazione, della giustizia civile) a fronte di una concreta politica di investimenti da parte della Germania, Paese che continua a vantare un notevole surplus commerciale. È la tesi di Philippe Aghion, economista di punta del team del neo presidente francese Emmanuel Macron, ieri a Roma ospite di un dibattito sulle sfide che attendono l’Europa organizzato dalla Luiss School of European Political Economy, condotto da Jean-Paul Fitoussi.

Il focus dell’incontro si è concentrato in particolare sulle strategie per ridurre il debito pubblico e più in generale sulle ricette da mettere in campo per sostenere la crescita e l’occupazione. Riforme dunque in primissimo piano per ristabilire la fiducia reciproca prima di tutto tra le due principali economie europee, Francia e Germania, così che possa ripartire il motore inceppato della crescita. Aghion parte dalle tesi di un padre della moderna teoria economica come Joseph Schumpeter: la crescita di lungo termine può essere sostenuta dall’innovazione, ma attenzione agli squilibri e alle disuguaglianze. Si possono cogliere le tracce della strategia di politica economica che il neo presidente francese intende mettere in campo: i Paesi che innovano crescono di più. Si tratta di avviare una accorta liberalizzazione dei prodotti, ma al tempo stesso occorre investire in educazione e modernizzare il mercato del lavoro. Non sembra appassionarsi più di tanto al dibattito sulla cosiddetta «stagnazione secolare». Aghion guarda piuttosto all’esempio dei Paesi scandinavi: un accorto mix di riforme strutturali e di protezione sociale. Un mix di liberalismo e di “flexsecurity”, sul quale misurare i nuovi possibili equilibri e le alleanze in Europa, partendo dalla constatazione che l’euro è una conquista fondamentale, ma evidentemente ora occorre voltare pagina. Quale sarà uno dei primi provvedimenti dell’era Macron? La moralizzazione della vita pubblica, risponde Aghion.

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