Francia in AGITAZIONe

Scioperi in Francia, la prova più dura per le riforme di Macron

di Gianluca Di Donfrancesco

Sciopero treni in Francia fra manifestazione e rabbia utenti


3' di lettura

Ferrovieri, ma anche piloti, netturbini e addetti del settore energetico: tutti in agitazione da lunedì sera a domani mattina in Francia. Il colpo più duro è stato quello inferto dai macchinisti dei treni: ieri solo in due su dieci si sono presentati al lavoro, permettendo a un solo Tgv (i treni ad alta velocità) su otto di svolgere servizio. Non è andata molto meglio con i treni regionali: solo uno su cinque ha viaggiato, uno su quattro nella regione di Parigi. Un’altra ondata di scioperi è stata annunciata tra domenica 7 e martedì 10 aprile.

Ieri, alla Gare du Nord, la stazione più trafficata della capitale, le banchine erano così affollate che alcune persone sono cadute sui binari. Altre stazioni erano invece avvolte nel buio, dato che perfino le luci erano spente.

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La direzione della Sncf, la compagnia ferroviaria francese, ha fatto sapere che l’adesione complessiva è stata del 48% contro il 35,4% del primo giorno di mobilitazione, il 22 marzo. I macchinisti hanno però aderito al 77%. Eurostar, che svolge il servizio tra Parigi e Londra ha cancellato cinque dei circa 15 collegamenti quotidiani. La paralisi della rete manda in tilt anche il traffico su gomma, con ingorghi intorno alla capitale. Il presidente della Sncf ha detto che lo sciopero causa alla società 20 milioni di euro al giorno in mancati incassi.

I sindacati hanno annunciato 36 giornate di astensione dal lavoro, spalmate su tre mesi, fino a fine giugno.

La prova di forza è cruciale per il presidente Emmanuel Macron: la sua riforma delle ferrovie cancella la garanzia del posto di lavoro per i nuovi assunti, blocca gli aumenti di stipendi automatici ogni anno, abolisce i prepensionamenti (che oggi possono scattare anche a 52 anni) e le pensioni speciali. Tutti «privilegi», come li definisce il Governo, risalenti all’epoca della nazionalizzazione delle ferrovie, negli anni 30 del ’900. Completa il quadro, l’apertura del trasporto ferroviario alla concorrenza, anche estera, in linea con le direttive Ue. Philippe Martinez, capo della Cgt, il sindacato della linea dura e il più forte tra i ferrovieri, parla invece di «campagna di bugie» da parte del Governo e lamenta i «bassi stipendi».

«Il Governo terrà duro», ha detto il ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne. «Questa riforma - ha aggiunto - è fondamentale e va fatta». Borne ha anche ribadito che il Governo non ha intenzione di farsi carico, neppure parzialmente, dei 45 miliardi di euro di debiti della Sncf fino a quando la società non avrà preso provvedimenti per tagliare le proprie perdite. Nazionalizzare le passività della società, che perde 3 miliardi all’anno, porterebbe il debito pubblico francese al 100% del Pil, dal 97% attuale.

Ma il fronte delle ferrovie, che coinvolge 74mila lavoratori, è solo uno di quelli aperti: ieri hanno scioperato anche i piloti di Air France (secondo la compagnia è stato comunque assicurato il 75% dei voli), che chiedono un aumento dei salari del 6% dopo anni di blocco. Lo stesso hanno fatto i netturbini e gli operatori del settore energetico, contro la liberalizzazione del comparto. Senza dimenticare le agitazioni studentesche contro la riforma delle università statali. Ieri, molti studenti si sono uniti al corteo dei ferrovieri, tra la Gare de l’Est e la Gare Saint-Lazare.

Dopo la liberalizzazione del mercato del lavoro e il taglio delle tasse sui redditi da capitale nel primo anno di mandato, la riforma delle ferrovie è il prossimo step del disegno riformatore di Macron, che ha in programma anche il riordino del regime di sostegno per i disoccupati, la semplificazione del sistema previdenziale e lo snellimento delle procedure parlamentari.

L’Eliseo conta su decenni di sconfitte sindacali e sulla facilità con cui ne ha superato l’opposizione alla riforma del mercato del lavoro. L’ultimo successo risale al 1995, quando una serie di scioperi di massa costrinsero il Governo a rinunciare al progetto di tagli al welfare e alle pensioni e di riformare proprio le ferrovie. Una sconfitta fatale per l’allora premier Alain Juppé, che fu “licenziato” dal presidente Jacques Chirac. Le proteste dei sindacati, però, non riuscirono a fermare l’innalzamento dell’età pensionabile nel 2010, voluto da Nicolas Sarkozy, né poterono bloccare la riforma sui licenziamenti del 2016, promossa da François Hollande per renderli più semplici.

Oggi l’opinione pubblica è divisa. Secondo un sondaggio Ifop pubblicato nel weekend, il 46% dei francesi ritiene che lo sciopero dei ferrovieri sia giustificato, mentre il 53% lo boccia. Trenta intellettuali ieri hanno lanciato una colletta per sostenere i lavoratori in sciopero. Resterà aperta fino al 5 giugno e nel primo giorno aveva già raccolto più di 100mila euro. Tra i firmatari anche Toni Negri, condannato per associazione sovversiva durante la stagione del terrorismo in Italia.

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