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100 anni di Fellini

Il 20 gennaio del 1920 nasceva il regista, sceneggiatore, illustratore riminese. Il ritratto dell’uomo, dei suoi film e degli attori feticcio

di Cristina Battocletti


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(Afp)

5' di lettura

Federico Fellini non rivedeva mai i suoi film. Gli sembrava di rovistare tra le bende sporche di una ferita. Così scrisse in uno dei suoi più bei libri, Fare un film (Einaudi, 1980), riflessioni sul cinema, sulla vita, sulla psicoanalisi che nel caso del regista riminese erano fattori intrecciati e inestricabili. «Quando un amico mi parla di un mio film, ho un soprassalto, come se avessi scoperto di non pagare le tasse o come se fossi venuto a sapere che il marito di una bella signora aveva d’un tratto scoperto tutto della nostra storia».

Federico Fellini:  sognatore, maestro di circo e di sensualità

Federico Fellini: sognatore, maestro di circo e di sensualità

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Oggi ci sono altri ottimi libri che festeggiano la celebrazione dei cento anni della nascita di Fellini, avvenuta il 20 gennaio del 1920 (Federico Fellini, Sul cinema, a cura di Giovanni Grazzini con uno scritto di Filippo Tuena, Il Saggiatore - Oscar Iarussi, Amarcord Fellini, Il Mulino) e che fanno il punto, assieme alle mostre e ai convegni, sul segno lasciato da regista nella cinematografia internazionale.

Fellini inventò una cifra originale e innovativa: univa l’onirismo a una forte vena piscoanalitica, e a un’ironia sensuale, greve, terragna, figlia delle atmosfere contadine romagnole che Federico aveva respirato dalla nascita.

Proprio dalla sua terra aveva dunque mutuato la vena satirica, esercitata all’inizio della carriera artistica come fumettista, sulla rivista «Marc’Aurelio» e rintracciabile anche nel suo esordio alla regia con Alberto Lattuada nel 1950 in Luci del varietà. Qui compare già l’inseparabile compagna, Giulietta Masina, fonte di ispirazione e baricentro della sua esistenza. L’aveva conosciuta alla radio, quando lei recitava le scenette che lui scriveva.

Fellini aveva una penna amara, cinica e bastonatrice, che unita a quella di suoi illustrissimi compagni di viaggio come Ennio Flaiano, Tonino Guerra, Tullio Pinelli, Bernardino Zapponi creò capolavori come Lo sceicco bianco (1952) con un Alberto Sordi nella sua potenza massima e I vitelloni (1953).

Inventò personaggi immortali come la coppia Gelsomina-Zampanò (Giulietta Masina e Anthony Quinn) ne La strada (1954), un omaccione e una creaturina, colmi di malinconia e di un’aurea circense e magica, ingredienti sottotraccia in tutta la filmografia felliniana, anche quando entrava nelle case borghesi e dell’alta società di cui si burlava, come Giulietta degli spiriti (1965).

La strada valse a Fellini l’Oscar come migliore film straniero nel 1957 (ne ricevette altri tre per Le notti di Cabiria, 8 e ½, Amarcord e uno alla carriera nel 1992) e il plauso internazionale che certo non era unanime in casa.

Gli stupori, le cupezze e l’allegria sfrenata dei pagliacci del circo, lo slapstick non piacevano infatti alla critica italiana che gli contestava la rottura con il Neorealismo in favpore della favola. Era soprattutto la critica di sinistra a contestarlo, mentre era amato dai cattolici per la sua spiritualità, nonostante la spinta visionarietà carnale, tollerata come un elemento ineluttabile.

Un erotismo che aveva allenato da ragazzo al cinema “Fulgor”, dove languiva il fantasma della tabaccaia, con quel sedere che pareva un mondo, il seno traboccante che restituiva un piacere quasi tattile. E la Gradisca, nome con cui venivano battezzate le figlie della Grande guerra, ricordando le battaglie conquistate e perse: Podgora, Gradisca, Maria Piave...

Grazie ad Amarcord (1973) si liberò da un demone, quello della città d’origine che ormai non sapeva più di cellulosa, pomate e brillantina. Sbriciolata sotto le bombe della Seconda guerra mondiale assieme alle scritte del duce sui muri, si era trasformata in un iper negozio di cianfrusaglie aperto ventiquattr’ore. Così almeno lo viveva lui. Imprigionò in Amarcord la Rimini delle biciclette sdraiate sulla spiaggia, delle ciccione in acqua d’estate, che da lontano sembravano trichechi galleggianti, del Grand Hotel che pareva il prolungamento di Bagdad.

Il suo osservatorio diventò Roma nelle molte notti passate in giro in auto, tenuto sveglio dalle sue inquietudini. Dall’insonnia fiorirono Le notti di Cabiria (1957), con la Masina prostituta clownesca e tragica; La dolce vita (1960, Palma d’oro a Cannes), nata dalla suggestione di una donna che camminava in un mattino luminoso lungo via Veneto, infilata dentro a un vestito che la faceva somigliare a un ortaggio.

F ellini setacciava la capitale con gli occhi dello straniero: era un pianeta brulicante di suore e di femmine provocanti, come Sylvia- Anita Ekberg, la prima donna del creato.


Nella capitale l’alter ego e attore feticcio, Marcello Mastroianni, trascinava il suo tormento di uomo e artista dai superattici del boom economico ai seminterrati dei papponi di periferia, passando per la magniloquenza di certe chiese, facendo i conti con l’inconscio, il corpo femminile e il femminismo (La città delle donne, 1980). Un viaggio in astronave che mantenne nitore e originalità fino agli anni Sessanta. Poi, fatta eccezione per Amarcord, l’incanto primigenio non si rinnovò ne E la nave va (1983), che pure è un film che si dovrebbe rivalutare, Ginger e Fred (1985) e La voce della luna (1990), basato sul bellissimo Poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni (ripubblicato ora per La Nave di Teseo).

Sognò la sua morte, avvenuta per un attacco di cuore il 31 ottobre del 1993, molti anni prima, il 4 novembre del 1961: «Dovevo morire!... Non sono addolorato, non ho paura, bisogna salutare gli amici, e soprattutto disdire gli appuntamenti». Nel diario trascriveva, illustrandoli, i suoi sogni per Ernst Bernhard, lo psicoanalista junghiano di cui fu a lungo paziente. «Mi sembrava di salire su una mongolfiera», sottolineava Fellini per spiegare la sensazione che lo catturava quando si recava nello studio di via Gregoriana, dove Bernhard riceveva lui e altri intellettuali dell’epoca, come Vittorio De Seta, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Angela Zucconi. Volle portare quel girotondo di intellettuali, adepti della psicoanalisi nel finale di 8 e ½ (1963): gli attori in cerchio sul sottofondo delle musiche di Nino Rota non sono altro che i pazienti, illustri e non, in viaggio su quella “mongolfiera”.


Le celebrazioni
A Milano Il 20 gennaio Palazzo Reale (Sala Conferenze dalle 10.30 alle 16.30)  si terrà il convegno internazionale, coordinato da Maurizio Porro dal titolo Ricordiamo Federico Fellini cui parteciperanno l’Assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, il Direttore del Palazzo Reale di Milano, Domenico Piraina, gli eredi Masina, gli amici e di coloro che hanno collaborato con lui, i curatori della mostra di Palazzo Reale Milano, Vincenzo Mollica, Alessandro Nicosia e Francesca Fabbri Fellini, nipote del maestro. La rassegna prende il nome di 1920 – 2020 Federico Fellini. Un racconto e si terrà dal 17 settembre al 15 novembre 2020.

A Rimini Domenica alle 16 al Cinema Fulgor si terrà una conversazione su Fellini con Marco Bellocchio, Marco Tullio e Giordana Gianluca Farinelli. Alle 21 Ezio Bosso dirige la sua Europe Philharmonic. Lunedì, alle 21.30, sul palcoscenico del Teatro Galli salirà il Maestro Vince Tempera per augurare “Buon compleanno Federico” attraverso le musiche che hanno reso immortali le pellicole il regista

A Roma Lunedì al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti (Largo Ascianghi, 1 - Roma) saranno proiettati: Lo sceicco bianco (alle 16:15), I vitelloni (alle 18), 8 ½ (alle 20) e Amarcord (alle 22:30).

Lunedì sarà inaugurata la mostra Federico Fellini curata da Simone Casavecchia, con una selezione di trenta immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale (Centro Sperimentale di Cinematografia) nel Salone Vanvitelliano della Biblioteca Angelica. La rassegna è aperta fino al 28 febbraio.

A Trieste Al Trieste Film Festival per un programma ribattezzato Fellini EastWest verrà proiettata in anteprima assoluta la copia restaurata di E la nave va. Si parlerà dell’influenza che Fellini esercitò sui cineasti e gli intellettuali dell’Est, da Polanski a Kundera.  Si proietterà 14 minuti di intervista inedita al maestro riminese raccolti da Matej Mináč nel gennaio del 1989. Infine l’anteprima assoluta di Fantastic Mr Fellini. Intervista con Wes Anderson, raccolta da Francesco Zippel.

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