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Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2014 alle ore 08:13.
L'ultima modifica è del 19 aprile 2014 alle ore 09:18.

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Tar impopolari perché rallentano la giustizia



Da qualche tempo si susseguono sulla stampa nazionale interventi che mettono nel mirino la giustizia amministrativa. In sostanza l'accusa è quella di ingerirsi nell'azione delle amministrazioni pubbliche e di creare conflitti di potere. In nome dell'efficienza e della semplificazione via quindi questi inutili Tar ed il loro giudice d'appello, il Consiglio di Stato. Mi pare che le firme impegnate in questa campagna cadano nel solito errore di guardare il dito (il giudice) e di non vedere la luna (la cattiva amministrazione). In tutti i recenti casi che vengono richiamati al riguardo di una pretesa inefficienza della giustizia amministrativa (navi a Venezia, golf a Caracalla, Ogm in Friuli) le decisioni delle Autorità sono state censurate per il mancato rispetto delle norme di comportamento che stabiliscono come deve essere esercitato il potere amministrativo. I Tar non entrano mai nel merito delle decisioni né si sostituiscono agli amministratori, così come gli arbitri non fanno gol, ma ne possono annullare uno fatto in fuori gioco. Dire che in questo modo l'arbitro diventa giocatore ed invocarne l'abolizione mi sembra troppo. Il rischio che si corre è che il diritto alla buona amministrazione e tutte le garanzie che i cittadini e le imprese hanno nei confronti delle decisioni pubbliche non possano più trovare una tutela giurisdizionale, il che sarebbe davvero un tragico ritorno al tempo dei sovrani assoluti. Ma forse questa è l'aspirazione dei nuovi principi e dei loro portatori d'acqua (o meglio d'inchiostro).
Umberto Fantigrossi
Presidente Unione nazionale
avvocati amministrativisti
Le parole dell'illustre professionista vanno prese molto sul serio. A me pare, tuttavia, che le cause dell'impopolarità dei Tar non stiano tanto nelle presunte ingerenze, ma nella lentezza e nell'incertezza che l'azione della giustizia amministrativa produce, non per propria responsabilità, ma come fatale conseguenza dei procedimenti: basti pensare ai frequenti e lunghi blocchi di tanti lavori pubblici, che allungano indefinitamente i tempi (e i costi) di realizzazione e mettono a repentaglio la solidità di molte aziende. Su queste colonne, pochi giorni fa, Marcello Clarich ha peraltro sottolineato i progressi fatti con la riforma del 2010, pur sollecitando nuovi interventi volti, aggiungo io, soprattutto a ripristinare la fiducia nell'azione della giustizia (tout court: non dimentichiamo la palla al piede per l'economia italiana rappresentata dalla giustizia civile).
Mi pare insomma che la giustizia amministrativa, nell'occhio delle annunciate riforme Renzi, rischi esattamente come il Senato: la Camera alta, anche in forma non elettiva, meriterebbe di sopravvivere con competenze più pregnanti di quelle evanescenti che si preannunciano. Ma l'opinione pubblica è inferocita, e occorre darle un pasto una riforma pur che sia. Per evitare il peggio, forse, i giudici amministrativi potrebbero avviare un'autoriforma che dia il segno di una maggiore sensibilità verso le esigenze concrete dei cittadini.
L'accenno del lettore alle funzioni della giustizia amministrativa come strumento di tutela dallo stato e dal soggetto pubblico è importante; ma mi chiedo se in un regime autenticamente liberale sia assolutamente indispensabile una giurisdizione specifica per gestire i rapporti tra cittadino e soggetti pubblici, e non basti la magistratura ordinaria. Mi viene in mente quanto scriveva al nipote il grande Tocqueville, cercando di metterlo in guardia contro la scelta di intraprendere la carriera del giudice amministrativo: i suoi dubbi nascevano dalla radicata diffidenza nei confronti della centralizzazione amministrativa; che egli definiva «come una macchina ammirevolmente congegnata nell'interesse dei governanti ma sempre difettosa e spesso detestabile se la si osserva dal punto di vista dell'interesse generale, che è in ultima analisi, l'unico da considerare quando si valutano le istituzioni umane».
Ecco, i cittadini vorrebbero che anche in questo ambito la priorità fosse data all'interesse generale; se così fosse, sarebbero i primi ad augurare lunga vita ai Tar.

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