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Questo articolo è stato pubblicato il 02 giugno 2014 alle ore 08:12.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 15:50.

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Troppo importante per lasciarla scivolare dalla prima pagina alle cronache locali, torniamo sulla vicenda Expo2015 con elementi e testimonianze inediti che dimostrano come gli tsunami giudiziari siano molto spesso annunciati da vari e inequivoci segni premonitori.
Due anni fa, nel febbraio 2012, Expo2015 sigla con la prefettura il Protocollo di legalità, il patto di vigilanza antimafia e sulla legalità di appalti e opere.

Il ministro dell'Interno vuol essere presente all'accordo firmato anche da imprenditori e sindacati. Tra gli obblighi previsti, l'informazione sui contratti e sub-contratti, la tracciabilità dei flussi finanziari, la denuncia delle imprese di ogni tentativo di estorsione, la risoluzione dei contratti in caso di infiltrazioni mafiose. Nasce anche la piattaforma informatica Si.G.Expo, realizzata da Opera21, per immagazzinare i nomi degli appaltatori iscritti alle white list e le relative informazioni essenziali: dati anagrafici, manodopera, attività di cantiere, assetti societari, contratti. L'articolo 7 del Protocollo di legalità prevede anche sanzioni se i dati sono imprecisi, non vengono forniti o vengono forniti in ritardo.
Ben presto, però, cominciano i problemi di popolamento della banca dati, della loro gestione e anche della stessa possibilità di lettura da parte del Gruppo interforze, il braccio operativo del prefetto. Così, circa un anno dopo il lancio di Si.G.Expo, la prefettura chiede un aiuto a Pegaso, una piccola società milanese di ingegneria fortemente legality-oriented, che ha ottenuto il rating di legalità (vedi Il Sole-24 Ore del 2 settembre 2013) e ha utilizzato con successo una propria piattaforma di controllo sulle grandi opere: la piattaforma Genesis, un «software a supporto delle attività di Direzione lavori e di coordinamento per la sicurezza, per la gestione dei dati del Giornale dei lavori, uno strumento trasversale per tutte le attività di cantiere». Dunque un'efficiente "scatola nera" adottata sui cantieri dell'Alta velocità Milano-Bologna e della BreBeMi «per fornire uno strumento comune alla Direzione lavori e alle imprese assegnatarie», oltre che «una piattaforma unica per il monitoraggio delle attività e la conservazione dei dati della documentazione inerente alla realizzazione dell'opera».

L'architetto Emidio Pagnoni, a.d. di Pegaso, si dice pronto a collaborare. E, come richiesto, va a spiegare agli uomini Expo le necessità della prefettura per svolgere al meglio i controlli, avvertendo una certa difficoltà a inserire i dati necessari, anche per alcune inefficienze tecniche di Si.G.Expo, tanto che la prefettura aveva accettato una riduzione dei dati stessi. Ma il flusso, pur ridotto, è continuato al ralenti tanto che l'ufficio del Governo chiede a Infrastrutture Lombarde, guidate da Antonio Rognoni, di sostituire Si.G.Expo con Genesis. Da qui il contatto tra Infrastrutture e Pegaso (giugno 2013) che accetta di mettere a disposizione il proprio sistema e diventa così un testimone diretto. A questo punto lo strumento informatico c'è, è efficiente e ha già funzionato egregiamente. Forse anche troppo…

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