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2019, anno record dei mercati: 23mila miliardi su Borse e bond

I mercati finanziari si stanno per mettere alle spalle un anno straordinario. Tutte le principali classi di investimento - anche quelle che storicamente hanno avuto un andamento fortemente decorrelato come ad esempio oro e dollaro, oppure Borse e obbligazioni - sono tutte in rialzo. Come andrà il 2020?

di Vito Lops

Oroscopo mercati 2020: tassi in salita ma poi corto circuito delle borse

I mercati finanziari si stanno per mettere alle spalle un anno straordinario. Tutte le principali classi di investimento - anche quelle che storicamente hanno avuto un andamento fortemente decorrelato come ad esempio oro e dollaro, oppure Borse e obbligazioni - sono tutte in rialzo. Come andrà il 2020?


3' di lettura

Mancano poche sedute finanziarie alla chiusura del 2019 e, con ogni probabilità, il dado è tratto: i mercati finanziari si stanno per mettere alle spalle un anno straordinario. Tutte le principali classi di investimento - anche quelle che storicamente hanno avuto un andamento fortemente decorrelato come ad esempio oro e dollaro, oppure Borse e obbligazioni - sono in rialzo.

Qualche numero può aiutare a rendere l’idea: il valore delle Borse globali è cresciuto di 17mila miliardi di dollari (balzando da 67mila a 84mila miliardi di dollari), quello delle obbligazioni è lievitato di 6mila, raggiungendo il territorio inesplorato di 6mila miliardi.

Tra i singoli listini, se si esclude il +47% di Atene e il +42% (in dollari) della Borsa russa, Piazza Affari (con un +28% e senza ripercussioni per il recente salvataggio della Banca popolare di Bari) non ha rivali in Europa, benché tallonata da Francia (+26%) e Germania (+27%). In linea Wall Street con l’indice S&P 500 cresciuto del 28%, al top di tutti i tempi. Tra i sottoindici c’è poi il +34% del tecnologico Nasdaq che conferma quanto sia stato marcato l’appetito al rischio degli investitori in un anno che ha celebrato rialzi considerevoli anche per i cosiddetti beni rifugio. L’oro si è apprezzato del 15%, il Bund tedesco a 10 anni è salito dell’8%, i Treasury Usa di oltre il 10 per cento.

Più in generale le obbligazioni europee categoria “investment grade” (quelle con rating affidabile) hanno generato un rendimento total return (prezzo e cedole) vicino al 4%. Ma anche le obbligazioni “rischiose”, quelle di categoria “high yield” (con rating “spazzatura”) sono salite molto: +14% negli Usa e +17% in Europa. Senza dimenticare poi, in sordina, il +32% messo a segno dal petrolio (qualità Wti) e il +87% del Bitcoin, troppo spesso dato per morto.

Nell’anno in cui la crescita globale dovrebbe attestarsi sui livelli più bassi dal 2008 (Pil non oltre il 3%) e le stime di inflazione a lungo termine dell’Eurozona (1,2%) e Usa (1,8%) sono scese sotto i target delle rispettive banche centrali, si è creata un’“inflazione finanziaria” senza precedenti che ammonta (considerando solo bond e azioni) ad oltre 23 mila miliardi di dollari, poco meno di un quarto del Pil globale.

Il tutto è accaduto contrariamente alle previsioni degli esperti realizzate a fine 2018, che negli outlook di 12 mesi fa dipingevano all’orizzonte un futuro fosco. Condizionati dal fatto che lo scorso dicembre si contavano i danni di un anno funesto dove tutte le principali classi di investimento erano simultaneamente in rosso. Questo ha spinto molti risparmiatori ad uscire dai mercati (e dal risparmio gestito) a inizio gennaio, perdendo così il clamoroso rimbalzo che i numeri oggi raccontano.

Di certo quei risparmiatori non potevano leggere nella sfera di cristallo, non potevano sapere che la Federal Reserve di lì a poco avrebbe cambiato politica monetaria, passando dal tightening (contrazione del bilancio) a nuovi tagli dei tassi, spingendo a sua volta le altre grandi banche centrali (Bce compresa) nella stessa direzione espansiva. È stata questa la benzina che ha fatto correre i mercati quest’anno, nonostante le ripetute schermaglie sui dazi tra Usa e Cina e l’evidente rallentamento dell’economia globale.

Detto ciò, come sarà il 2020, l’anno delle elezioni statunitensi? Credit Suisse prevede modesti rendimenti a una cifra nei mercati azionari chiave. «Non sarà un anno di recessione», spiega Rick Lacaille, global chief investment officer di State Street global advisors che però tra le aree geografiche preferisce l’Europa e i mercati emergenti rispetto agli Stati Uniti («area nella quale sono presenti minori margini di miglioramento»). Mentre gli strategist di JP Morgan, Nikolaos Panigirtzoglou, Marko Kolanovic e John Normand, consigliano per il 2020 di puntare sulla discesa dell’oro e delle obbligazioni. Ad occhio e croce, i mesi che ci attendono, dato che gli asset finanziari oggi si pagano cari, sarà più volatile e finanziariamente meno generoso rispetto a quello, probabilmente irripetibile, che stiamo per mettere in cantiere.

twitter.com/vitolops

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