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2022, le donne da ricordare

Le diseguaglianze di genere continuano a caratterizzare le C-rooms di tutti i Paesi

di Andrea Goldstein

(Afp)

4' di lettura

Poco accumuna Giorgia Meloni e Liz Truss, se non ovviamente il fatto di aver conquistato il potere nel 2022. La leader di Fratelli d'Italia cresciuta alla Garbatella sembra ben partita per esercitarlo a lungo, mentre l'ex ministro degli Esteri Tory, laureata a Oxford, l'ha dovuto abbandonare dopo soli 49 giorni, stabilendo il record negativo della più effimera Premiership britannica. Non sapremo quindi mai se la prima inquilina di Palazzo Chigi e la terza di 10 Downing Street avrebbero trovato terreni d'intesa, magari al G20 dove quest'anno l'unica donna, a parte Meloni, è stata Ursula von der Leyen. Forse sulla riduzione del carico fiscale (del resto, a parte l'assai compianto Tommaso Padoa Schioppa, nessun governante ha mai pensato che pagare le tasse fosse bello), sicuramente sul fracking per ridurre la dipendenza energetica, in tutta probabilità sulla difesa strenua dell'utilizzo del contante per le transazioni commerciali.

Se le diseguaglianze di genere continuano a caratterizzare le C-rooms di tutti i paesi, persino scandinavi, sono ancora più flagranti in Giappone. Che un gruppo nipponico, a controllo familiare e in un settore prettamente maschile come le bevande, soprattutto alcoliche, abbia designato Makiko Ono come CEO è quasi una rivoluzione. Entrata in Suntory nel 1982, si è occupata di risorse umane a livello globale prima di dirigere la storica marca francese Orangina. Una promozione che forse potrà oscurare la controversia che circonda Maruhan, il gigante nipponico del pachinko, dove il fondatore ha diseredato la figlia perché ha sposato un giocatore di basket americano di colore.

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Nell'anno dei Mondiali di calcio maschile in Qatar, paese che non brilla certo per la promozone della parità di genere, ha fatto storia un arbitro francese, Stephane Frappart. Ha diretto la sfida tra Costa Rica e Germania, aggiungendo un altro primato a quelli di prima donna ad arbitrare maschi nel campionato francese e in Champions. Senza lo sguardo spiritato di qualche suo illustre collega, Frappart ha convinto anche i più scettici grazie alla precisione e autorità dell'arbitraggio, oltre ad una condizione atletica smagliante che le consente di essere sempre vicina al gioco.

Un'altra francese si è distinta a livello mondiale, Annie Ernaux. Consacrandone lo stile “brutalmente diretto, operaio e ogni tanto osceno” in libri in cui il confine tra fiction e memoria è labile e incerto, i giurati svedesi del Nobel hanno preso posizione per una letteratura lontana dalle complacenze dei salotti e solidale con gli oppresi e i dimenticati. Protagonista di una scelta non dissimile, ancorché meno estrema, è Jane Champion, la terza donna in assoluto a vincere l'Oscar per la regia, succedendo a Chloé Zhao. In The Power of the Dog, lo sguardo della neozelandese si posa sulle meschinerie e le fragilità umane, che contrastano con l'imponente natura, e, come in The Piano, la redenzione viene dall'amore e dal desiderio.

Per il resto anche a Stoccolma quando si parla di Nobel si è ben lontani dall'eguaglianza di genere. Tra i dieci laureati nelle materie scientifiche, l'unica donna è stata Carolyn Bertozzi di Stanford, che ha diviso il riconoscimento per la chimica con due colleghi. Come il cognome suggerisce, le origini sono italiane (tutti gli zii sono nati nella Penisola), ma non certo della tradizionale emigrazione: si tratta di circolazione di talenti altamente qualificati (il padre insegnava fisica al MIT) – come nel caso della matematica ucraina Maryna Viazovska, professore all'EPFL e insignita della Fields Medal.

Reduce da studi d'archeologia, non lontano da Losanna ha mosso i suoi primi passi in cucina Claire Vallée, prima di tornare ad Arés, in Gironda, a rivoluzionare la scena gastronomica transalpima con ONA (per Origine non animale). Nel paese del burro, dei latticini e della blanquette de veau, è il primo vegano stellato nella storia della Guida Michelin. La giovane autodidatta ha scritto un libro di ricette per mostrare che anche il foie gras, se a base di alghe, castagne e Armagnac, è solubile nel buddhismo e nell'umami, il quinto senso. Ma il suo ristorante ha messo le chiavi sotto la porta nel novembre 2022, ennesima vittima della congiuntura sfavorevole alla ristorazione.

Non ci possono però essere dubbi sul fatto che la donna dell'anno sia purtroppo morta. L'omicidio di Mahsa Amini ha rivelato una volta ancora al mondo il carattere sanguinario della dittature dei mollah in Iran. Arrestata dalla polizia della morale per non avere portato il velo in maneira conforme alla follia religiosa estremista, la giovane curda è stata ripetutamente picchiata, per poi spirare il 16 settembre in ospedale. Da allora sono centinaia le vittime della repressione, omicidi, torture e stupri per fiaccare la resistenza di una gioventù che non vede futuro in un paese che preferisce investire nella produzione di droni da vendere alla Russia di Putin piuttosto che nel sistema educativo e nella sanità pubblica. L'augurio per il 2023 è che tanti sacrifici siano almeno in qualche maniera ripagati dal trionfo della democrazia...

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