ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe richieste corrono in rete

#20e30, sul tavolo le urgenze dei giovani

di Margherita Ceci

(Adobe Stock)

3' di lettura

Garantire il diritto di voto ai giovani fuori sede. Predisporre investimenti adeguati per università e ricerca, attuare riforme serie per l’istruzione, garantire ai cittadini un’assistenza psicologica. E ancora: presentare programmi energetici concreti, investire in infrastrutture e mobilità sostenibili, riformare il sistema pensionistico e retributivo, tutelare maternità e paternità e istituire fondi di garanzia per il mutuo sulla prima casa.

Sono solo alcune delle richieste che i giovani hanno fatto alla classe politica dopo le dimissioni di Mario Draghi, manifestando l’urgenza di essere ascoltati e inseriti concretamente nei programmi di chi concorre al Parlamento. Canale privilegiato di presentazione delle istanze, il social, quel mondo virtuale dove tutto si crea e tutto si distrugge, in cui le battaglie nascono, esplodono e muoiono senza davvero raggiungere il mondo esterno.

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E invece questa volta, vuoi per il periodo di propaganda in cui tutto fa voto, vuoi perché essere sempre online fa parte dell’agenda politica, l’iniziativa è riuscita ad arrivare ai partiti. Tutto è nato – come spesso succede in questi frangenti – quasi per caso, con l’hashtag #20e30 lanciato dalla pagina Aqtr (Aggiornamenti quotidiani dalla Terza Repubblica), e che nel giro di pochi giorni ha raccolto delusioni, frustrazioni e urgenze di migliaia di giovani. Poi sono arrivate le rappresentanze, e dalle prime timide adesioni di piccoli partiti e singoli politici, si è passati all’appoggio da parte del centro-sinistra: da Volt a Movimento 5 Stelle, passando per Partito Democratico, Azione, Italia Viva, Radicali, +Europa, Possibile, Articolo Uno e Alleanza Verdi e Sinistra. Fino a conquistare anche l'attenzione delle destre, con la recente apertura di Italia al centro e l'adesione della senatrice Anna Maria Bernini. Segni evidenti di un'iniziativa che punta a proporsi come trasversale. «L'idea è nata come una sfida a tutti i partiti», dice Mattia Angeleri, creatore di Aqtr. «La provocazione che lanciamo è: chi vuole impegnarsi attivamente per formulare delle proposte elettorali concrete e realizzabili a tutela della nostra generazione?».

A questo punto, la speranza è di vedere concretizzate le proposte. «Ora che abbiamo avuto una così ampia adesione», dice Angeleri, «si apre una fase due. Non basta l'attenzione, chiediamo che i partiti presentino proposte concrete e tangibili e ci dicano come pensano di attuarle. Proprio per questo motivo è in fase di lancio il sito 20e30.org, dove le rispettive forze politiche potranno presentarle all'interno di 5 macro categorie: Lavoro e Politiche Sociali, Istruzione e Capitale Umano, Ambiente ed Energia, Diritti Sociali e Civili, Welfare. La squadra di 20e30, ormai slegata da Aqtr, assicurerà la trasversalità ideologica del progetto: lo scopo resta garantire che le adesioni non siano state solo propaganda elettorale».

Ventenni e trentenni di oggi rappresentano il bacino elettorale di domani. Un bacino che presenta tassi di astensionismo preoccupanti (42,7%, secondo le stime Ipsos), che non accennano a miglioramenti. A meno che non si cambi rotta. Da non sottovalutare la “questione Draghi”: l’ex banchiere centrale come premier ha rappresentato, per i giovani rassegnati a una politica priva di prospettive, la possibilità di vivere in un Paese dove futuro, crescita e stabilità non sarebbero più state chimere. Tanto che, restare in Italia senza dover emigrare all’estero, sembrava quasi possibile. Ora la campagna dei partiti sembra giocarsi, almeno in parte, sui poli “pro” o “contro” Draghi. E rabbia e frustrazione degli Under 40 diventano un pull factor (quel fattore capace di attirare alle urne) di cui tenere conto.

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