l’impatto sul mercato

Auto aziendali: 300mila vetture in meno all’anno tassando il dipendente

È un impatto pesante quello del provvedimento previsto in manovra che ipotizza di estendere la tassa oggi limitata all’uso promiscuo delle vetture aziendali all’intero valore

di Pier Luigi del Viscovo


Manovra, stangata sulle auto aziendali dei dipendenti: si salvano ibride ed elettriche

2' di lettura

Cosa accadrebbe nel panorama automobilistico italiano se dovesse passare la norma che tassa i dipendenti , che hanno in assegnazione una company car, per l'intero valore, e non solo per la quota di uso privato, com'è oggi? L'effetto più probabile e più diffuso sarebbe che ogni dipendente restituirebbe la macchina all'azienda, con tanti ringraziamenti. Di che numeri stiamo parlando e che impatto avrebbe sul settore?

Gran parte delle aziende medie e grandi prendono le auto in noleggio a lungo termine. In Italia a fine anno saranno poco meno di 800mila, secondo le stime più aggiornate del Centro Studi Fleet&Mobility. Dati sulle auto non in noleggio non sono così aggiornati, ma possiamo agevolmente ipotizzare che il loro numero superi il milione.

In pratica, si tratterebbe di circa 2 milioni di assegnatari di company car, complessivamente. Questi soggetti hanno un ciclo di sostituzione dell'auto intorno ai 42 mesi (tra 3 e 4 anni). Significa una capacità di immatricolazione poco sotto le 600mila unità all'anno, che è in linea con le segmentazioni del mercato.

Crollo del mercato auto del 16% circa
Se queste macchine passassero nella proprietà dei dipendenti come privati cittadini, il loro turnover aumenterebbe a 7 anni, facendo scendere le relative immatricolazioni sotto le 300mila unità. Si tratta di un crollo del mercato auto di quasi il 16%. A questi numeri vanno aggiunte le minori dotazioni delle flotte dei noleggiatori a breve termine, il rent-a-car, poiché l'11% della loro attività è assorbita dal noleggio a lungo termine, per attività di replacement.

Questo scenario sarebbe critico dal punto di vista economico, per i costruttori ma anche e soprattutto per la distribuzione, che solo recentemente ha ripreso a fare utili in maniera diffusa, dopo gli anni di perdite a metà decennio, che causarono la chiusura di 800 concessionarie con una perdita di circa 50.000 posti di lavoro, quasi il 30% degli addetti. Ma non solo.

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