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4 luglio, il mezzo flop della parata con storica gaffe di Trump

di Riccardo Barlaam


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(Photo by Nicholas Kamm / AFP)

4' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - Al tramonto Donald Trump parla alla nazione per il 4 luglio, festa dell'indipendenza americana, dal Lincoln Memorial, con alle spalle l'enorme statua del 16esimo presidente americano, padre della nazione, il primo presidente repubblicano che aveva traghettato l'Unione fuori dalla guerra di secessione salvaguardando l'unità del paese. Lo stesso punto dal quale nel 1963 Martin Luther King tenne il suo celebre discorso - “I have a dream…” - al termine della marcia per rivendicare gli stessi diritti civili della popolazione di colore rispetto ai bianchi.

Trump per il 243esimo anniversario dell'adozione della dichiarazione di indipendenza ha voluto fare le cose in grande. Uno show in stile televisivo, con una imponente parata militare, come non se ne vedevano da anni: l'estate scorsa il presidente rimase impressionato in Francia dalla parata per il 14 luglio quando fu ospite di Emmanuel Macron e ha preteso una sfilata con lo stesso stile “muscolare”, costata decine di milioni di dollari, che non ha mancato di suscitare polemiche nel paese. Qualcuno ha parlato di una parata in stile nord coreano. Lo spettacolo è stato rovinato dalla pioggia. E non c’è stata una copertura come ci si sarebbe potuti aspettare da un discorso alla nazione, per il fatto che molti network hanno deciso di non trasmettere la diretta. Solo la rete amica Fox e il canale C-Span hanno rimandato il corteo e il discorso presidenziale per tutta la sua durata. Cnn e Msnbc hanno trasmesso pezzi del discorso di Trump senza interrompere la programmazione dei loro palinsesti. Abc, Cbs e Nbs hanno fatto vedere solo delle clip del discorso, rimandando lo streaming sulle loro piattaforme online. Insomma è stato un mezzo flop, almeno a livello mediatico.

Il 4 luglio di Donald Trump: fra gaffe e parata militare

Trump ha lanciato un appello all’unità del paese. Ha parlato per circa 40 minuti di libertà, di diritti individuali, dei padri fondatori e dei sacrifici dei militari facendo una sorta di storia delle forze armate americane con una storica gaffe, quando ha ricordato anche il contributo dato dall’aviazione alla Rivoluzione americana, quando non esistevano né gli aerei, né i piloti e né gli aeroporti. Un discorso alla nazione che è stato in realtà vissuto dagli americani più come un discorso elettorale alla sua base di sostenitori , visto che i biglietti per accedere all'area sotto al Memoriale sono stati distribuiti attraverso il partito repubblicano solo ai suoi sostenitori o alle famiglie dei militari. Su tutte la frase della candidata alla nomination democratica Kamala Harris, in forte ascesa nei sondaggi di gradimento, che riassume bene la divisione dell’America attuale in due fronti divisi e contrapposti, nonostante l’appello unitario del presidente risuonato nel vuoto, mentre in tutto il paese si festeggiava con party, fuochi di artificio e bandiere americane: “Trump non ha capito che non era il suo compleanno, ma si festeggiava il compleanno di tutti gli americani”. Molto diversa insomma l’atmosfera rispetto al 4 luglio del 2009 con il primo Barack Obama che aveva scelto lo stesso luogo per festeggiare la festa degli americani, con davvero un evento di massa gratuito per assistere alle esibizioni live degli U2 e del “boss” Bruce Springsteen.

La festa di Trump, inoltre, è stata rovinata da una decisione della Corte d'Appello di San Francisco che ha bocciato l'idea di usare i fondi del Pentagono per realizzare il muro al confine con il Messico. L'unica promessa di Trump non ancora mantenuta agli elettori.

FED / Trump sceglie due «colombe»

I fondi per muro al confine con il Messico sembrano essere diventati davvero una barriera insormontabile per il presidente. A dicembre Trump aveva chiesto 5,6 miliardi di dollari al Congresso per realizzare il muro in barre d'acciaio. I democratici non votarono la spesa. La conseguenza fu lo “shutdown”, lo stop delle attività ordinarie del governo per 35 giorni, il più lungo della storia, perché il presidente rifiutò a sua volta di firmare la legge di bilancio.

A febbraio il Congresso ha autorizzato lo stanziamento di 1,38 miliardi di dollari per il muro. Molto meno di quanto richiesto da Trump che per questa ragione il 15 febbraio ha dichiarato un'emergenza nazionale sugli immigrati, nella quale chiedeva nel complesso di 8,1 miliardi di fondi per il suo programma di rafforzamento dei confini: 3,6 miliardi per le costruzioni militari (oltre a quelli già approvati dal Congresso), 2,5 miliardi per le attività della Difesa contro il narcotraffico e 600 milioni per il Tesoro. L'idea dell'amministrazione era quella di utilizzare i finanziamenti già stanziati dal Pentagono destinati alle opere civili del genio militare: ponti, strade e altre infrastrutture distrutti da uragani e alluvioni.

A maggio un giudice di Oakland, in California, ha emesso una sentenza che blocca la costruzione di due tratti di muro in New Mexico (74 chilometri) e in Arizona, a Yuma (8 chilometri), citando le norme costituzionali che l'amministrazione avrebbe violato, bypassando il Congresso, decidendo lo storno dei fondi della Difesa. Il governo ha presentato ricorso in appello. E ieri la Corte d'Appello di San Francisco (due voti a favore uno contrario) ha dato ragione al giudice di primo grado e stabilito che l'amministrazione ha violato l'autorità costituzionale del Congresso che è l'unico che può decidere come spendere i soldi dei contribuenti americani.

Trump non può utilizzare, dunque, i fondi del Pentagono per realizzare il suo muro scrivono nella sentenza due dei tre giudici della Corte d'appello: Michelle Friedland, nominata da Barack Obama, e Richard Clifton, nominato invece da George W. Bush. Tutto da rifare.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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