cultura

50 anni fa si scioglievano i Beatles, ma non se ne sono mai andati

Il 10 aprile del 1970 lo scoop del “Daily Mirror”: Paul McCartney lascia il gruppo. Eppure l’importanza (e l’influenza) della musica dei quattro di Liverpool è rimasta intatta

di Stefano Salis

default onloading pic
(Reuters)

Il 10 aprile del 1970 lo scoop del “Daily Mirror”: Paul McCartney lascia il gruppo. Eppure l’importanza (e l’influenza) della musica dei quattro di Liverpool è rimasta intatta


3' di lettura

Lo scoop lo fece il Daily Mirror: esattamente 50 anni fa. In prima pagina, a caratteri cubitali. Altro che conservatori e laburisti: «Paul sta lasciando i Beatles». Era la fine.

Il lavoro da solita di Paul
L'annuncio era scioccante, da qualunque punto di vista lo si volesse guardare. E non veniva dato in modo diretto, ma in un modo piuttosto obliquo. Paul McCartney, il belloccio del quattro, certamente il più melenso, eppure un talento incredibile nello scrivere canzoni che avevano un timbro inconfondibile, presentava il suo primo lavoro da solista, semplicemente intitolato McCartney. Bastarono poche domande a rendere evidente ciò che stava succedendo e che, sebbene fosse nell'aria, era l'indicibile. Il giornalista gli chiedeva: «Prevedi che verrà un tempo in cui Lennon-McCartney torneranno a collaborare nella scrittura dei pezzi?». Paul risponde un monosillabo: «No». Incalza: «Hai qualche progetto per apparire in pubblico dal vivo con i Beatles?». Paul ancora: «No». Questo è il terremoto; di nuovo, è la fine. Ma davvero è la fine?

Loading...

Dopo 50 precisi i Beatles occupano un posto di primo piano non nella memoria degli appassionati di musica, ma nelle classifiche di vendita. Non c'è autore comparabile al quartetto di Liverpool per l'esercizio di una così duratura, imprescindibile, ferrea, impronta nella cultura musicale dei successivi decenni.

Non dico gli Oasis, capaci di diventare una band globale per vendite e notorietà e non uscire mai dall'ombra sicura di una musica che era praticamente e sfacciatamente identica a quella di 40 anni prima, ma i rivoli del loro modo di suonare sono presenti nella musica popolare più apparentemente distante dal loro.

L’influnza incalcolabile
Il punto è che i Beatles non sono un fenomeno racchiudibile, nemmeno per sbaglio, con la sola musica, pur partendo da quella, è chiaro. Persino il compassato The Oxford Companion to Popular Music non può far a meno di notare la loro particolarità. Alla definizione Beatles si legge testuale: «Gruppo della scena rock britannica. Ogni storia o indagine sociologica della Gran Bretagna degli anni Sessanta dovrebbe includere una sezione dedicata al fenomeno Beatles. Sono chiaramente il più importante gruppo della storia della musica pop, la loro influenza è incalcolabile». Le cose da notare sono due: il primo è che il dizionario sposta subito (ed è un dizionario del pop) la loro influenza sulla «storia e indagine sociologica», l'altra è quella perentoria, e insolita, affermazione, che sono loro «chiaramente il più importante gruppo della storia della musica pop».

Beatles oggi
Ora, non è il punto di fare delle classifiche, ma certamente, ciò che conta, nel celebrare il 50esimo di una fine è che, in realtà, i Beatles non se ne sono mai andati. Non dalla musica, ma dal costume, dalla loro influenza nello sperimentare e promuovere droghe, psichedelia, culture alternative, rivoluzioni religiose e culturali, una spinta verso la riforma in senso dirompentemente giovanile dell'intera società.

Sono figli dei Beatles le tensioni che si tramutano, in pieni anni 70, nella cultura dei “figli dei fiori” da una parte, nelle contestazioni del 68 dall'altra: l'incalcolabile portata della loro sfera di interesse è custodita nel tempo attraverso la riconoscibilità del loro status non solo di quelli che ne hanno vissuto l'onda emozionale (c'erano in quel breve tempo 1962-70 nel quale i Beatles effettivamente operarono), ma ci sono arrivati dopo, figli e nipoti di coloro che li esperirono dal vero.

L’eredità di John
John Lennon, poi, morto a soli 40 anni (e ha dell'incredibile ciò che è riuscito a fare), da solo si staglia come una delle figure fondamentali per capire il Novecento artistico, al pari di ciò che, per dire, Picasso è stato per la pittura o Joyce per la letteratura. Capostipiti ineludibili, capaci di rivoluzionare il linguaggio e traghettarlo nel futuro anticipando le mode, i modi, le modalità con le quali la cultura avanza.

In questi 50 anni i Beatles sono stati più vicini che mai, impossibili da eliminare, assolutamente imprescindibili. Stai a vedere che lo scoop del Daily Mirror, a guardarlo bene, e a così tanta distanza, si sia rivelata una “fake news”.

Per approfondire:
Beatles: 27 hit al primo posto e quei video che “spaccano”
Penny Lane e le nuove società registrate con brand coronavirus
“Lucy in the Sky with Diamonds” è nella colonna sonora per la quarantema

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti