la posta in gioco

5G, in Italia telco in allarme: a rischio investimenti per oltre 6,5 miliardi

di Andrea Biondi e Luca Salvioli


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(Ansa)

3' di lettura

Di commenti nero su bianco neanche a parlarne. Ma a taccuini chiusi all’interno delle compagnie telefoniche italiane si percepisce una grande preoccupazione per quello che potrebbe accadere se veramente l’Italia decidesse di chiudere le sue porte a Huawei sul 5G.

Timori che in questi mesi sono aumentati o si sono affievoliti a seconda delle indiscrezioni su possibili orientamenti governativi o delle dichiarazioni che nel frattempo dal mondo politico arrivavano sul tema. Per ora il mood fra gli operatori telefonici è di chi non vuole neanche pensare che si possa arrivare a imporre di tagliare i ponti, nella realizzazione delle reti 5G, con Huawei (ma il discorso vale anche per l’altro vendor cinese Zte, al lavoro in particolare con Wind Tre).

Sono il rallentamento dei tempi e gli esborsi che per alcuni diventerebbero insostenibili le due ragioni che alimentano le paure degli operatori che, stando ad alcune valutazioni tecniche raccolte dal Sole 24 Ore, considerano inevitabile in caso di blocco “totale” (quindi sia parte core sia parte radio) dover mettere mano anche alla rete esistente 4G, in qualche modo collegata. La visione su quest’ultimo punto è abbastanza condivisa (anche se non unanime). Sul fatto che tutto ciò comporterebbe un rallentamento non ci sono invece differenze di vedute fra le telco che in Italia sul 5G hanno fatto una scommessa non da poco. In fondo, l’asta italiana per l’attribuzione delle frequenze necessarie per l’avvio del 5G ha fatto felici le casse dell’Erario, ma dall’altra parte è considerata alla stregua di un worst case scenario fra le compagnie telefoniche europee. L’esborso complessivo è stato di 6,55 miliardi. Tim e Vodafone ne hanno messo sul tavolo 2,4 ciascuno a fronte degli 1,2 di Iliad, dei 516,5 milioni di Wind Tre e dei 32,6 milioni di Fastweb. Per la controllata italiana di Swisscom l’esborso è stato notevolmente inferiore visto che ha fatto l’offerta solo per un lotto, contando dall’altra parte sulle frequenze per il 5G acquistate da Tiscali la scorsa estate.

Esborso monstre, quindi, per gli operatori. E ora servono investimenti non trascurabili per realizzare materialmente le reti. Se a questo si aggiunge che una parte delle frequenze, quelle della banda 700 MHz, saranno disponibili solo dal 2022 dopo essere state liberate dai broadcaster, il quadro delle preoccupazioni delle telco per qualsiasi intoppo diventa inevitabilmente più nitido. Anche perché sono i bilanci a richiamare alla realtà in un settore tlc in cui pressione sui prezzi – con una guerra al ribasso sulle tariffe mobili ripresa a tutto spiano dopo l’ingresso sul mercato di Iliad – unita alla necessità di tenere la barra dritta sugli investimenti, stanno picchiando duro sui conti.

Il 5G come abilitatore di nuovi servizi appare dunque alle telco come una possibilità per far riprendere a salire la curva dei ricavi. A questo potranno contribuire nuovi servizi non dedicati primariamente al mondo consumer (si veda altro articolo a pagina 5), ma anche il “core” dei servizi di telefonia mobile. Negli Usa, per esempio, Verizon ha comunicato la richiesta di 10 dollari in più al mese per l’utilizzo del servizio 5G per la telefonia mobile nelle città in cui ha in corso la sperimentazione. Al momento non si ha contezza di quelle che saranno le strategie di prezzo degli operatori italiani, ma è probabile che le compagnie provino a ritoccare all’insù le tariffe per i nuovi servizi che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, potrebbero partire già dall’estate con Tim, per esempio, che è al lavoro con vendor di dispositivi per definire accordi commerciali ad hoc.

Evidente che il settore ha scommesso su questa che è una tecnologia che va a porsi in maniera complementare, sia sul mobile sia sul fisso. Nel primo caso sarà il 3G con il tempo a cedere il passo (non il 2G su cui “girano” servizi machine-to-machine). Ma, al di là del dato tecnico, i dispositivi messi a disposizione dai vendor (da Xiaomi a Huawei, Samsung, Zte sono tutti in rampa di lancio) permetteranno un utilizzo sulle diverse reti a seconda che ci sia o meno copertura 5G. Quanto invece al fisso, la convinzione è che ci sia complementarità fra 5G e fibra. E non solo perché per funzionare il 5G ha bisogno che torri e antenne siano ben collegate in fibra. Fra fibra e 5G il gioco di squadra può declinarsi in particolar modo nel fatto che il nuovo standard tecnologico può risultare utile nelle zone dove la fibra ha difficoltà ad arrivare e in cui conviene optare su small cell e “fixed wireless access”. Fastweb – e cioè l’operatore che ha fatto della fibra il suo marchio di fabbrica – in questo senso ha deciso di puntarci anche nelle zone cittadine.

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