L’AUDIZIONE  AL COPASIR

5G, il rischio Cina c’è: Conte promette controlli su Huawei

di Marco Ludovico

Usa accusa Huawei di furti di tecnologia. Il colosso cinese nega


2' di lettura

Il rischio c’è, ma non ci sarà alcuno stop ai contratti in essere o a quelli da stipulare con le aziende cinesi sulla telefonia mobile. Intese, tuttavia, da garantire dopo tutte le verifiche previste, se necessario da rafforzare. A sei mesi di distanza dalla prima audizione, Giuseppe Conte parla per due ore al Copasir (Comitato parlamentare sicurezza della Repubblica) presieduto da Lorenzo Guerini.

Il tema a farla da padrone è quello del 5G, lo standard di ultima generazione dove Huawei e Zte sono aziende cinesi fortissime in termini di competitività e brevetti. I timori di infiltrazioni rischiose per la sicurezza nazionale non sono di ieri, documentati anche in via ufficiale dai servizi di informazione come nell’ultima Relazione presentata dal direttore del Dis, Gennaro Vecchione. La questione si spinge a dividere già da giorni i due partiti di governo in parti contrapposte. La Lega di Matteo Salvini allineata agli Usa, ostile alle aziende di Pechino; M5S invece in dialogo aperto. Una dialettica destinata a protrarsi.

Conte: vigileremo con la massima attenzione
Il presidente del Consiglio, sentito al Copasir vista la delega all’intelligence, nonostante le pressioni a più riprese sugli alleati non si è uniformato alla posizione americana di opposizione netta all’offerta cinese. Lo aveva già lasciato intendere nei giorni scorsi dopo aver studiato il dossier fornito dall’intelligence. Conte così prende le distanze da Salvini, deciso a sposare la tesi di Washington parlando di «colonizzazione» di Pechino e di «sicurezza e interesse nazionale». Il presidente del Consiglio lascia al primo posto la questione della sicurezza. Ma ricorda anche come al dicastero dello Sviluppo economico è partita il 19 febbraio una struttura strategica. È il Cvcn, “centro di valutazione e certificazione nazionale per la verifica delle condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture critiche” previsto dal Dpcm 17 gennaio 2017. Secondo fonti qualificate «se i prodotti cinesi, come di qualunque altro paese, sono valutati e certificati, il problema non sussiste».

Occhio ai contratti, “rischio gestibile”
Conte si è dunque impegnato con il Copasir a rafforzare gli attuali strumenti di controllo. «La questione merita ulteriori approfondimenti: il comitato li proseguirà nelle prossime settimane - sottolinea il presidente Guerini - anche in relazione all’indagine conoscitiva sulla cyber sicurezza». Al Copasir così è emerso il concetto del «rischio gestibile» tenuto conto, tra l’altro, che Huawei ha già contratti in essere con la telefonia mobile in Italia. Il principio comunque più condiviso da tutti ieri al comitato parlamentare è stata la priorità imprescindibile alle esigenze di sicurezza nazionale: in nessun caso derogabili da convenienze di mercato. La scommessa, ora, è tutta sulla capacità dell’Italia di difendersi. Dall’insidia di una minaccia, quella di intelligence economiche estere, sempre più forti. Cinesi, ma non solo.

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