LA GARA SULLE RETI SUPER VELOCI

5G, gli Stati Uniti hanno la risposta per resistere all'avanzata cinese

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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(Reuters)

3' di lettura

NEW YORK – L'ambasciatore americano in Italia, Lewis Eisenberg, mercoledì ha visitato la sede di Telecom Italia. Ha incontrato l'ad Luigi Gubitosi con il quale “ha avuto un cordiale colloquio”, conferma un tweet dell'ambasciata a Roma. Non sono stati rivelati i contenuti del colloquio. Nei mesi scorsi diplomatici e funzionari dell'intelligence Usa avevano incontrato “il ceo di una delle principali aziende di tlc italiane” nell'ambasciata in via Veneto per chiedergli di non utilizzare apparecchiature Huawei nella realizzazione delle reti 5G. L'episodio è stato raccontato dal Wsj e non è stato smentito dalla rappresentanza diplomatica americana. La risposta del manager in quell'occasione era stata di tono dubitativo, legata alla convinzione che Huawei al momento offre la migliore tecnologia, al prezzo più conveniente, per le reti super veloci. Una posizione condivisa da diversi carrier delle tlc europee che temono per l'aumento dei costi e la perdita di competitività delle loro società.

Da qualche mese la gara tra Stati Uniti e Cina per il dominio tecnologico nelle reti 5G si è spostata in Europa. Una partita, all'interno della più ampia trade war tra le due superpotenze, sulla quale si gioca il futuro del dominio tecnologico mondiale: il controllo delle nuove reti super veloci per le connessioni legate a guida autonoma, Internet delle cose e intelligenza artificiale.
Trump ieri in un tweet, nel tentativo di smorzare le tensioni per favorire il raggiungimento di un accordo complessivo con la Cina sulla guerra commerciale, ha lanciato un messaggio distensivo sulla questione della minaccia di Huawei alla sicurezza nazionale: “Voglio che gli Stati Uniti vincano attraverso la competizione e non bloccando le tecnologie più avanzate”, ha scritto il presidente.

Gli Stati Uniti hanno in mano la risposta per resistere all'avanzata cinese. Cisco Systems è l'alternativa made in Usa per occupare questa leadership hi-tech. Il report annuale della società, Visual networking index report, pubblicato martedì, è dedicato allo sviluppo delle reti 5G: nel 2022 ci saranno 12 miliardi di prodotti elettronici con connessioni IoT, a fronte di appena 422 milioni di connessioni 5G. C'è un ritardo da colmare nello sviluppo delle infrastrutture. In termini di decisioni legislative e di investimenti.

“Gli Stati Uniti – dice Mary Brown, responsabile dei rapporti le istituzioni - hanno modificato le politiche di sostegno allo sviluppo del 5G. Noi speriamo che anche nel resto del mondo queste politiche cambino nello stesso modo, ma non è ancora avvenuto. Ci aspettiamo che questo cambiamento avvenga nei prossimi 12-18 mesi. Così la corsa per il 5G diventerà davvero reale”. La manager ha ricordato che gli Usa hanno guidato lo sviluppo delle tecnologie mobile legate al 4G. E grazie a questo primato hanno ottenuto un vantaggio competitivo nello sviluppo della sharing economy, l'economia basata sulle app, oggi dominata da aziende americane.
“La leadership nelle tecnologie 5G è un imperativo nazionale per la crescita e la competitività”, sostiene Ajit Pai, presidente della Federal communications commission (Fcc).

Huawei rappresenta l'ostacolo maggiore alla diffusione della tecnologia Usa nel 5G. Washington accusa Huawei di essere una sorta di “cavallo di Troia” a disposizione dell'intelligence di Pechino, per penetrare nei sistemi informatici di società e istituzioni. La Cina sostiene che dietro questa campagna ci sia solo il tentativo di fermare la sua avanzata tecnologica.
Gli apparecchi 5G Huawei sono stati vietati negli Stati Uniti. La Fcc ha escluso dai finanziamenti gli stati e le città che utilizzano le infrastrutture cinesi. Australia, Nuova Zelanda e Giappone hanno seguito la strada americana. Da mesi i diplomatici Usa spingono sui governi europei per arrivare a un bando delle tecnologie made in China. Paesi dell'Est come Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia hanno messo sotto esame Huawei.
La Germania, nonostante il pressing Usa, sembra orientata a non escludere Huawei nella prossima legge in arrivo sulle reti 5G, in seguito alle conclusioni dell'agenzia sulla cibersicurezza tedesca Bsi, secondo cui le apparecchiature Huawei non creano problemi di spionaggio. Lo stesso orientamento pare arrivare dalla Gran Bretagna, principale alleato degli Stati Uniti: l'intelligence Uk dopo diversi incontri tecnici e test approfonditi sui prodotti per le reti 5G, ha consigliato a Huawei di sistemare le sue apparecchiature per tlc: la società cinese investirà oltre due miliardi di dollari per rivedere il codice di sicurezza dei suoi apparati.
Anche l'Italia dopo l'asta per l'assegnazione sulle frequenze per le reti 5G dovrà valutare le modalità di sviluppo della nuova infrastruttura.
La partita è ancora tutta fa giocare e, come ha detto l'executive di Cisco, si deciderà nei prossimi 12-18 mesi.

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