L’ANNIVERSARIO

70 anni fa il Piano Marshall: la relazione speciale Italia-Usa continua con Lega e M5S

di Andrea Carli

Il leader politico M5S Luigi Di Maio (a sinistra) e il segretario della Lega Matteo Salvini (foto Ansa)

3' di lettura

Non è uno dei tanti anniversari che riempiono le pagine dei libri di storia. Non lo è perché costituisce una tappa di fondamentale importanza per l’Europa e per l’Italia del Secondo dopoguerra. Esattamente settant’anni fa, il 3 aprile del 1948 il presidente americano Harry Truman firmava l’Economic Recovery Act. La legge, che il giorno prima aveva ottenuto il via libera del Congresso, puntava a sostenere con oltre 13 miliardi di dollari le economie dei paesi dell’Europa occidentale, in ginocchio dopo la Seconda guerra mondiale. L’iniziativa prenderà il nome di Piano Marshall, dopo il discorso pronunciato dal generale e poi segretario di Stato George Marshall il 5 giugno 1947 all’Università di Harvard, in merito alla decisione Usa di avviare un piano di aiuti economico-finanziari in Europa.

Il braccio economico che si affianca a quello militare per la ricostruzione
Accanto alla Nato, braccio militare, il Piano Marshall ha creato le premesse per un rilancio dell’economia europea e, al tempo stesso, ha determinato una relazione politica molto stretta tra gli Stati Uniti e quei paesi. Tra questi, l’Italia. Si tratta di capire se e come cambieranno le cose, anche e soprattutto all’indomani delle elezioni del 4 marzo, che hanno cambiato il volto del panorama politico italiano, a seguito della forte affermazione alle urne delle forze politiche etichettate come “populiste”, M5S e Lega, che su molte questioni si propongono di ridiscutere assetti anche consolidati.

Loading...

Salvini e Di Maio incontrano Eisenberg a pochi giorni dalle elezioni
Nel caso della politica estera, tuttavia, e in particolare del rapporto tra Italia e Usa, la sensazione è che non ci siano cambiamenti all’orizzonte, o almeno di tipo sostanziale. Il segretario federale del Carroccio Matteo Salvini, leader della coalizione che ha preso più voti alle urne, è stato il primo politico italiano dopo le elezioni a varcare la soglia di Villa Taverna a Roma, per un incontro durato un’ora e mezza con il capo della diplomazia Usa in Italia, Lewis Eisenberg, molto vicino a Donald Trump. Salvini ha detto di apprezzare diversi dossier, anche controversi, cari al tycoon: dall’immigrazione ai dazi. Il feeling tra l’amministrazione Trump e la Lega, già forte nei mesi scorsi, ora si potrebbe consolidare ancora di più.

In qualche occasione Di Maio ha criticato Trump
Il giorno dopo il faccia a faccia con Salvini, a vedere Eisenberg è stato il leader politico di M5S, Luigi Di Maio, a capo del partito che ha preso più voti il 4 marzo. Il fatto che sia Salvini sia Di Maio abbiano deciso di porre l’incontro con il rappresentante Usa al vertice delle rispettive agende può essere letto come una disponibilità a mantenere un rapporto speciale con Washington. Paraltro le ultime dichiarazioni dei due esponenti politici nei confronti di Trump si prestano a questa interpretazione. Se Salvini ha dichiarato in più di un’occasione di condividere le posizioni del presidente Usa, Di Maio in qualche circostanza si è distanziato da Trump: dalle perplessità espresse sull’aumento delle spese militari da parte dell’Italia al 2% del Pil, come chiesto dall’inquilino della Casa Bianca, alla critica espressa nei confronti della decisione del tycoon di considerare Gerusalemme capitale di Gerusalemme («è una decisione che crea tensioni in quell’area», ha detto Di Maio), al pollice verso contro la decisione Usa di uscire dall’accordo di Parigi sul clima.

Aragona (Ispi): serve continuità ma anche flessibilità
Secondo l’ambasciatore Giancarlo Aragona, senior advisor dell’Ispi, «il governo italiano che sarà costituito dopo le elezioni del 4 marzo, non potrà che muoversi in sostanziale continuità con quelli che lo hanno preceduto anche se occorre essere consapevoli del fatto che il risultato delle urne potrà far emergere diverse sensibilità e orientamenti riguardo ad aspetti fondamentali della politica estera dell’Italia. Il prossimo governo - aggiunge Aragona - dovrà mostrare flessibilità tattica per confrontarsi con un inquilino della Casa Bianca che ha modificato lo stile e in parte la sostanza della politica estera Usa. Potrà far leva su due fattori che ci rendono interlocutori importanti di Washington. Va anzitutto ricordata la presenza negli Stati Uniti di un’influente comunità italo-americana. Per ogni amministrazione americana, di qualunque colore politico essa fosse, è sempre stato importante attirarsi le simpatie di questo potenziale elettorato. A ciò si aggiunge la centralità strategica che ci è stata restituita dalle crisi che travagliano il Medio Oriente e che la scomparsa dell’Unione Sovietica sembrava averci tolto. Il nostro paese - conclude Aragona - , proiettato nel cuore del Mediterraneo, è impegnato a fianco degli Usa in operazioni di pace e stabilizzazione di altissimo valore». In generale, tanto tra i Cinque Stelle quanto nella Lega l’ambizione è di poter fare da “ponte”, una volta al governo, fra Russia e Stati Uniti. Un modo per sdebitarsi, a distanza di anni, da quel piano Marshall che ha garantito il boom del Dopoguerra? Potrebbe. Almeno sulla carta.

Il "messaggio a reti unificate" pro Trump che sbigottisce gli Usa
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti