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8xmille alla Chiesa cattolica: farsi prossimo con l'agricoltura solidale

8xmille alla Chiesa cattolica: farsi prossimo con l'agricoltura solidale

3' di lettura

Coniugare sostenibilità e welfare alimentando uno sviluppo basato sulle imprese a misura di persona: questa è la promessa dell’agricoltura solidale che, nel nostro Paese, raggruppa una miriade di realtà produttive che privilegiano l’aspetto solidaristico, inclusivo e relazionale, consentendo l’inserimento occupazionale di lavoratori con disabilità o svantaggiati. Un impegno, indirizzato nell’ottica del mantenimento della vitalità delle aree rurali, promosso anche con il supporto della Chiesa cattolica che, grazie ai fondi 8xmille, sostiene numerosi progetti sul territorio nazionale.

Il flusso sempre più consistente dell’approccio solidaristico al settore agricolo è scritto nei numeri delle imprese che negli ultimi anni hanno deciso di svolgere attività di agricoltura sociale: 9mila nel 2020, una crescita del 700% rispetto al numero registrato nel 2013, quando erano solo 1.300, generando un valore di servizi sanitari ed educativi pari a circa un miliardo di euro con 40mila famiglie che hanno potuto usufruirne (dati Coldiretti). A livello nazionale, secondo uno studio del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, i principali destinatari delle attività di agricoltura sociale sono, tra gli altri, persone con disabilità, detenuti ed ex detenuti, disoccupati con disagio socioeconomico, donne vittime di violenza o in difficoltà, persone affette da dipendenze, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo, studenti con disturbi di apprendimento. “Penso che tutte le attività in grado di esercitare una funzione sociale sul territorio e di esprimere un supporto nei confronti dei soggetti più vulnerabili o svantaggiati - spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni - meritino attenzione e sostegno anche in funzione del valore aggiunto che determinano”.

Come accade a pochi chilometri da Faenza dove, nel cuore delle colline di Castel Raniero, si trova Terra condivisa, un orto dove si coltivano soluzioni all’emarginazione e alla disoccupazione. È un progetto di agricoltura sociale, promosso dalla Caritas di Faenza-Modigliana, destinato a persone inoccupate, con l’obiettivo di fornire competenze utili per il lavoro agricolo e per l’inserimento in una nuova dimensione relazionale.
Il progetto coniuga la formazione e il recupero delle tradizioni contadine grazie ad un percorso sul “campo” assicurato dal coinvolgimento di ortolani esperti che condividono il proprio “sapere contadino” con una forza lavoro composta inizialmente da richiedenti asilo, ospitati sul territorio, e in seguito da persone in fragilità socio-economica, con lievi disabilità e disoccupati che chiedono aiuto alla Caritas e ai servizi sociali.

Il contributo dei fondi 8xmille alla Chiesa cattolica è stato determinante nella fase di avvio e mantenimento del progetto. “La nascita di un’iniziativa come questa, che si distingue per filiera corta e produzione a chilometro zero - spiega Stefano, responsabile del progetto - è stata molto onerosa dal punto di vista economico”.
Terra, lavoro e persone sono i cardini dell’orto sociale, realizzato dall’Organizzazione di volontariato Farsi Prossimo, con una lunga esperienza nel campo dell’accoglienza.
“Qui si impara ad essere responsabili e ad aver fiducia nell'altro – aggiunge Erica Squarotti, referente per il progetto -. Stare insieme diventa un'occasione di confronto e di crescita, di scambio di idee e di ricerca di soluzioni, come in una famiglia”.
Su un ettaro di terreno viene coltivata una ricca varietà di ortaggi e verdure mentre un’area è dedicata alla produzione di cachi. Il fiore all'occhiello sono le fragole con una produzione annua che si attesta sui 1000 chili.
Un lavoro rispettoso dei tempi e delle esigenze dell’ambiente che racconta il senso di un’agricoltura da vivere come esperienza collettiva. I prodotti della terra ottenuti vengono venduti ai privati e ad alcuni ristoranti della zona mentre le eccedenze vengono recuperate attraverso le mense Caritas o la distribuzione di alimenti.

Sono circa 90 i clienti che prenotano mensilmente una cassetta di verdure con le primizie di stagione. La scelta di acquistare le verdure e la frutta di Terra Condivisa celebra una nuova prospettiva dell’acquisto consapevole, ecologico e solidale, un modo per supportare una comunità intera che assume il senso di famiglia.
Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, le attività dell’orto non si sono mai fermate. Gli operatori e gli esperti ortolani periodicamente aprono i cancelli ai visitatori per far conoscere l'orto, i suoi prodotti e la cultura della solidarietà che lo caratterizza.
La firma dell'8xmille alla Chiesa cattolica non costa nulla al cittadino ma ha la straordinaria facoltà di moltiplicare le mani e i luoghi della solidarietà e permette che l'aiuto, come testimonia la storia di Faenza, non sia mai fine a se stesso, ma passi dall'ascolto e dalla condivisione della sofferenza, consentendo, a partire dalla riflessione e dall'impegno, una nuova speranza di vita.

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