la caduta del muro

9 novembre 1989: la notte che ci fece sentire tutti «berlinesi»

L’evento fu del tutto inatteso, visto che gli stessi protagonisti della politica mondiale non immaginavano che il Muro stesse per cadere, forse fino a un minuto prima che succedesse

di Piero Fornara


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(Ansa)

7' di lettura

Le prime notizie da Berlino arrivarono nelle nostre case all’ora di cena, con i telegiornali della sera: allora le informazioni non viaggiavano sugli smartphone, che adesso tutti teniamo in tasca o comunque a portata di mano. Così trent'anni fa - il 9 novembre 1989 - anche la gente comune poté seguire in tv, tra la cucina e il salotto, un evento straordinario che “tagliò” la storia dell'Europa e del mondo, la caduta del Muro di Berlino.

Ricordando i lunghi anni del confronto Est-Ovest (con rischio nucleare), quella sera e quella notte ci siamo sentiti tutti “berlinesi”, condividendo la dichiarazione di John F. Kennedy, pronunciata nel giugno 1963 proprio sotto il Muro: «Ich bin ein Berliner».

Evento del tutto inatteso, visto che gli stessi protagonisti della politica mondiale non immaginavano che il Muro stesse per cadere, forse fino a un minuto prima che succedesse. Non lo volevano Mikhail Gorbaciov, né George Bush senior, non Margareth Thatcher e neppure François Mitterrand. Con la sua proverbiale verve, Giulio Andreotti una volta disse di amare talmente la Germania da volerne due (suscitando qualche imbarazzo diplomatico a Bonn), ma il conio originale di questa battuta risale allo scrittore francese François Mauriac (pronunciata negli anni '50). Persino più di un mese dopo il crollo del Muro, il cancelliere della Germania occidentale Helmut Kohl prefigurava uno scenario confederale di avvicinamento graduale fra i due Stati tedeschi.

Militari della Germania Est sul muro guardano cittadini della Germania Ovest. Alle loro spalle la Porta di Brandeburgo (ANSA)

A Berlino Est il leader storico Erich Honecker, dal 1971 segretario generale della Sed (il partito comunista della Germania orientale), ancora nel gennaio 1989 aveva affermato che l’esistenza del Muro sarebbe stata assicurata per altri cento anni. Ai primi di ottobre Gorbaciov si reca a Berlino per la solenne celebrazione dei 40 anni della Ddr (Deutsche Demokratische Republik) ed esorta Honecker a non trascurare i segnali della realtà: «Chi arriva troppo tardi, rischia di essere castigato dalla vita». Nemmeno due settimane dopo Honecker si dimette e viene sostituito da Egon Krenz.

Ore 19: il corrispondente dell'Ansa «fa aprire» il Muro
Arriviamo al fatidico giovedì 9 novembre. Il nuovo segretario generale della Sed, Krenz, aveva intenzione di aprire nuovi punti di passaggio lungo il Muro: al suo portavoce Günter Schabowski spettava il compito di illustrare la nota del Politburo ai giornalisti convocati alle ore 18. Questa volta Schabowski si mostra più disponibile del solito (anche troppo?). Sul finire della conferenza stampa – erano quasi le ore 19 - il corrispondente dell'Ansa da Berlino Est Riccardo Ehrman chiede da quando sarà possibile passare liberamente la frontiera fra le due Germanie. La risposta del portavoce è quasi incredibile: «Per quanto ne so, da subito (Ab sofort)». A seguire Schabowski conferma anche a un giornalista tedesco-occidentale, inviato della «Bild», che la nuova disposizione si applicherà «immediatamente» (unverzueglich) anche a Berlino Ovest. Un paio d’ore dopo migliaia di automobili Trabant si riversano verso i varchi con Berlino Ovest a clacson spiegati gridando in coro «Die Mauer ist weg», il Muro non c'è più!

Una delle prime brecce nel muro di Berlino (ANSA)

Ehrman è festeggiato dai colleghi, come se fosse stato lui a “far aprire” il Muro di Berlino! Puntuale, detta all’Ansa la notizia, che però viene tenuta in sospeso dal suo capo alcuni minuti per fare qualche verifica, nel timore di un abbaglio. Così arrivano prima Reuters e Associated Press (anche perché tecnologicamente più evolute). Più tardi il giornalista italiano, recatosi alla stazione ferroviaria di confine della Friedrichstrasse, nel centro di Berlino Est (poco distante dal Checkpoint Charlie), per controllare se la frontiera verso l’Ovest era già stata aperta (lo sarà il 10 novembre mattina) viene riconosciuto da alcuni dei presenti, che lo avevano visto in tv rivolgere la famosa domanda a Schabowski. In un clima di forte emozione, Ehrman viene ringraziato e abbracciato da sconosciuti (e da qualche bella sconosciuta) per aver portato loro fortuna.

Un equivoco del portavoce? Nella Ddr nulla avveniva per caso…
L’apertura del Muro, inaspettata e improvvisa, può essere avvenuta banalmente per errore? Nella concitazione degli eventi Schabowski forse non aveva capito bene le parole sussurrategli di fretta in un corridoio dal suo capo Krenz: non c'era ancora la decisione ufficiale, si trattava solo di un progetto. Theo Waigel, che fu ministro delle Finanze in tre governi guidati dal cancelliere Kohl tra il 1989 e il 1998, in una recente intervista a Paolo Valentino per il «Corriere della Sera», ha spiegato che il clamoroso annuncio del portavoce del Politburo fu probabilmente il frutto di una serie di equivoci e di improvvisazione.

Ma nella Ddr «nulla avveniva per caso, anche quelle che sembravano iniziative spontanee a volte venivano ispirate dall’alto»: lo hanno scritto Lilli Gruber e Paolo Borella in un libro pubblicato nel 2009 per i vent'anni della caduta del Muro Ritorno a Berlino-Il racconto dell'autunno che ha cambiato l'Europa (Rizzoli). Come possiamo leggere a pagina 123, Ehrman (che ha compiuto 90 anni da pochi giorni e ha rievocato l’episodio per l’Ansa) «un'ora prima della conferenza stampa fu chiamato al telefono da Günter Pötschke, direttore dell'Adn (l'agenzia di notizie del regime comunista) e membro del Comitato centrale della Sed; i due si conoscevano da anni, un rapporto di confidenza che permise a Pötschke di consigliare al giornalista italiano di fare proprio quella domanda». Il giornalista dell’Ansa si è sentito libero di raccontare l’episodio nell'aprile 2009, quando lui era in pensione e Pötschke deceduto.

Bisogna sapere che nella Germania comunista c'era un sistema spionistico che controllava tutto e tutti. Gli aspetti più inquietanti della vita a Berlino ai tempi del Muro sono stati ricostruiti nel celebre Le vite degli altri (Oscar 2007 quale miglior film straniero). Qui basta una citazione dal libro di Peter Molloy La vita ai tempi del comunismo (Bruno Mondadori, 2009): «Nell'Unione Sovietica di Stalin si calcola che ci fosse un agente del Kgb ogni 5.800 persone; nel Terzo Reich un agente della Gestapo ogni 2mila cittadini; nella Germania Est, contando i collaboratori occasionali, un informatore della Stasi (la polizia segreta) ogni sei abitanti».

Le famiglie con i bambini sul «ponte delle spie» di Glienicke
Vista dall’Italia in televisione, la cronaca in presa diretta della caduta del Muro di Berlino ha il volto giovane di Lilli Gruber, inviata della Rai per il Tg2. Sui nostri schermi tv, nel weekend, scorrono le immagini dei berlinesi dell'Est mentre attraversano con moglie e figli il ponte di Glienicke (da Potsdam verso Berlino Ovest), che durante la Guerra fredda era noto come “il ponte della spie”, rievocato nel 2015 dall'omonimo film di Steven Spielberg, con Tom Hanks protagonista.

A parte i collegamenti con Berlino, il palinsesto tv non aveva programmi di particolare richiamo fino a domenica 12 novembre, con la prima puntata dei “Promessi sposi” di Salvatore Nocita su Rai Uno, «un matrimonio da 30 miliardi di lire per portare Renzo e Lucia in tutto il mondo» (per citare il «Corriere della Sera»), dopo il buon successo di pubblico ottenuto in Italia (14 milioni di telespettatori). Ma qualche insegnante di liceo avrà pur fatto notare ai suoi studenti la scarsa fedeltà al testo manzoniano, che invece era stata la caratteristica dello sceneggiato in bianco e nero del 1967, diretto da Sandro Bolchi, con la consulenza dello scrittore Riccardo Bacchelli.

Per gli sportivi una domenica senza campionato di calcio: sabato pomeriggio 11 novembre c'era una modesta amichevole contro l'Algeria per la nazionale di Baggio e Schillaci, allenata da Azeglio Vicini, in vista dei Mondiali di “Italia 90” dove eravamo qualificati di diritto in quanto Paese ospitante. Finiremo terzi, eliminati in semifinale ai calci di rigore dall'Argentina di Maradona, che sarà poi sconfitta in finale proprio dalla Germania di fatto già riunificata.

Per quarantacinque anni, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, Berlino e le due Germanie avevano rappresentato il simbolo tangibile dell'Europa divisa in due blocchi contrapposti. Quando i sovietici nel giugno 1948 isolarono l'ex capitale tedesca, bloccando i corridoi di transito verso Berlino Ovest, gli americani organizzarono un gigantesco ponte aereo nello scalo di Tempelhof (durato fino al maggio 1949), salvando i berlinesi dalla fame. I primi segni del disgelo, dopo la morte di Stalin, non evitarono che i moti operai del 17 giugno 1953 a Berlino venissero repressi con i carri armati. A ricordo di quei fatti è stata intitolata la Straße des 17. Juni, che inizia dalla Porta di Brandeburgo, in prosecuzione dell’Unter den Linden (il viale dei Tigli) e attraversa il grande polmone verde del Tiergarten. Ma la costruzione del Muro, nell’agosto 1961, aveva interrotto la prospettiva viaria fino al novembre 1989.

La Riunificazione tedesca (Wiedervereinigung) è proclamata il 3 ottobre 1990: la Guerra fredda può dirsi finita. A Mosca Gorbaciov rimarrà presidente fino al 27 dicembre 1991, quando viene decretato lo scioglimento dell'Unione Sovietica e la Russia di Boris Eltsin, diventata pienamente sovrana, ne raccoglie l'eredità internazionale, subentrandole anche nel seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Populismo in forte ascesa nei Länder della Germania Est
Purtroppo in Europa, archiviato il confronto Est-Ovest, divennero oggetto di contesa i confini dell’ex blocco socialista, rispuntarono antichi nazionalismi, scoppiarono guerre nell'ex Jugoslavia, in Cecenia e nel Caucaso. L'Europa comunitaria ha cercato di rafforzare le proprie istituzioni con il varo dell’euro, quale valuta tendenzialmente affiancabile al dollaro, ma non è finora riuscita a dare un senso a se stessa.

L'allargamento verso Est, avvenuto soprattutto nel 2004 e nel 2007, che sembrava aprire tutto il Vecchio continente a istituzioni democratiche solide, ha avuto quale esito strutture politiche fragili e diffuse chiusure nazionalistiche. E a Bruxelles la nuova Commissione von der Leyen, cinque mesi dopo le elezioni del Parlamento europeo, non ha potuto entrare formalmente in carica alla data prevista del 1° novembre.

Anche nei Länder della vecchia Germania Est è in forte ascesa il populismo: ai primi di settembre in Sassonia e Brandeburgo e verso fine ottobre nella piccola Turingia l'ultradestra dell'Alternative für Deutschland (AfD) ha raccolto crescenti consensi. Alla vigilia della festa nazionale del 3 ottobre, la cancelliera Angela Merkel (nata all'Est nel 1954), ha riconosciuto che – trent'anni dopo la caduta del Muro di Berlino - le differenze tra Est e Ovest devono essere ulteriormente livellate, ad esempio negli stipendi e nel sistema pensionistico, ma allora i Länder orientali avevano il 43% del potenziale economico di quelli occidentali, mentre adesso sono arrivati al 75 per cento.

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