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Credito di rivalsa Iva garantito a ogni prestatore d’opera

Con la sentenza n. 1/2020 dichiarata infondata la questione sollevata da un giudice del Tribunale di Udine

di N.T.

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Con la sentenza n. 1/2020 dichiarata infondata la questione sollevata da un giudice del Tribunale di Udine


2' di lettura

Il credito di rivalsa Iva nell’ambito della procedura fallimentare è un privilegio garantito a ogni prestatore d’opera e non solo ai professionisti. Lo ha chiarito, con una interpretazione costituzionalmente orientata, la Corte costituzionale nella sentenza n. 1/2020, depositata il 3 gennaio.

La sentenza n. 1/2020 della Corte costituzionale

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La modifica normativa
La questione riguarda le modifiche apportate dall’articolo 1, comma 464, della legge 205/2017 (Bilancio 2018) all’articolo 2751 bis, numero 2) del Codice civile, che riconosce ora il privilegio generale sui mobili ai crediti per le retribuzioni dei professionisti - compresi il contributo integrativo da versare alla rispettiva cassa di previdenza ed assistenza e il credito di rivalsa per l’imposta sul valore aggiunto - e di ogni altro prestatore d'opera dovute per gli ultimi due anni di prestazione.

I dubbi del magistrato
Secondo il giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine l’inserimento del credito rivalsa operato dalla legge 205 avrebbe violato l’articolo 3 della Costituzione accordando una tutela differenziata solo ai professionisti, trattando invece diversamente ogni altro prestatore d’opera.

I chiarimenti della Consulta
Una questione, quella sollevata dal giudice friulano, che la Consulta ha considerato non fondata perchè, se è vero che l’innesto operato dal legislatore si colloca testualmente fra i «professionisti» e «ogni altro prestatore d’opera», facendo ritenere che il credito di rivalsa valga solo per i primi, tale distinzione ha perso tuttavia di significato dopo che la stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 1/1998 aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2751-bis limitatamente alla parola «intellettuale». Una cancellazione che ha così eliminato la diversità di disciplina operante nella formulazione originaria della norma tra prestatori d’opera a seconda che essa fosse intellettuale (come per i professionisti) o no (come possibile per altri prestatori d’opera).

Interpretazione costituzionalmente orientata
In questo contesto - conclude la Corte costituzionale -«l’estensione del privilegio al credito di rivalsa Iva, operata dall'articolo 1, comma 474, della legge 205/2017, benché testualmente collocata a fianco della sola categoria dei «professionisti», non può avere l’effetto – secondo un'interpretazione adeguatrice, costituzionalmente orientata al rispetto del principio di eguaglianza – di far rivivere, seppur al limitato effetto dell’estensione del privilegio, una tale distinzione, che sarebbe altrimenti ingiustificata e come tale illegittima».
Deve, quindi, ritenersi che tanto i professionisti quanto ogni altro prestatore d’opera intellettuale o no, beneficino tutti della stessa estensione del privilegio mobiliare al credito per rivalsa Iva.

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