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Prodi: «Ora piano con l'antipolitica». E Mastella prenota gli scontenti

di Alberto Annicchiarico

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14 ottobre 2007

Grande soddisfazione per il successo delle primarie del Partito democratico. L'hanno espressa i leader del centro-sinistra, a cominciare dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, e dal segretario dei Ds, Piero Fassino, passando per il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema. Dal fronte degli alleati di governo, tuttavia, non sono mancate le voci dei "guastafeste". Il primo, Clemente Mastella: «Ci saranno molti del Pd che saranno scontenti di questa mescolanza di diverse anime, che assai spesso fanno a cazzotti tra di loro e che, forse, guarderanno a noi con simpatia. Per lo meno lo spero», ha dichiarato il guardasigilli leader dell'Udeur finito nel tritacarne mediatico del caso De Magistris, pm di cui ha chiesto il trasferimento. Il secondo guastafeste, Leoluca Orlando, portavoce dell'Italia dei valori: «Il dato dell'affluenza è stato senz'altro significativo, anche se inferiore alle primarie del 2005 e nonostante il numero dei candidati, questa volta, fosse altissimo».

«Ci abbiamo preso», aveva commentato invece un Prodi radioso nel pomeriggio, all'uscita della sua casa bolognese in via Gerusalemme. Un risultato che rispetta le previsioni? «Rispetta le più rosee previsioni e va anche oltre», ha sillabato il premier, che in serata arrivando nella quartier generale ulivista di piazza Santi Apostoli ha aggiunto: «Se vogliamo parlare di antipolitica, bene, vanno corretti tutti gli errori da correggere. Ma senza politica, un paese non vive». Tornando all'affluenza Prodi ha parlato di «una risposta positiva, la risposta che io speravo al progetto di un partito riformista iniziato dodici anni fa. Se si vogliono davvero i risultati, alla fine, si ottengono». E sulla Cdl: «Se anche il centrodestra utilizzasse strumenti analoghi (le primarie, ndr), sarebbe un grande passo in avanti». Infine su Veltroni e il sostegno al governo: «Io e Walter siamo cresciuti assieme, il Pd nasce con una enorme forza popolare».

Al primo segretario del Pd, Prodi aveva mandato già a dire, chiunque fosse, che «lavoreremo proprio bene insieme. Avremo modo di far capire che scatta qualcosa che può essere molto utile alla stabilità dell'Italia». Non solo euforia, comunque, ma anche consapevolezza che inizia un percorso difficile: d'ora in avanti serviranno risposte concrete per non tradire fiducia del popolo del Pd. «È un risultato molto esigente - ha sottolineato infatti il ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni - ora dobbiamo dimostrare quanto vale il Pd. I votanti non hanno firmato una cambiale in bianco, ma hanno indicato la strada, il programma che probabilmente Veltroni dovrà porre in essere».

Walter Veltroni è arrivato sul palco del quartier generale allestito a piazza di Pietra con Dario Franceschini poco dopo le 22,20. Subito ha definito «straordinario» l'esito quasi plebiscitario del voto, per oltre il 70% a favore della sua candidatura a segretario del Pd. «È la serata che speravamo di vivere - ha dichiarato il sindaco di Roma - tre milioni e 300mila persone che vanno alle urne perfino pagando per votare a favore di qualcosa e non contro sono la notizia più importante. Gli italiani hanno detto che c'è un'Italia possibile, nuova, serena, che non urla e che vuole un cambiamento profondo nella politica e nel Paese». Sui destini dell'esecutivo Veltroni è stato chiaro da subito: il Partito democratico sosterrà il governo «il cui bilancio è molto migliore di quanto non appaia». Excusatio non petita? «Ma no - ha replicato il neosegretario - con Prodi abbiamo un rapporto a prova di bomba da una vita».

Veltroni aveva votato nel seggio di piazza Fiume. Con lui la moglie Flavia, camicia di lino bianca e pantaloni neri, le due figlie Martina, 20 anni, e Vittoria, 17, entrambe in jeans. Un voto, aveva commentato il segretario in pectore del nascente Partito democratico «per coronare il sogno di tutta una vita politica». Al seggio c'era molta fila, ma soprattutto cronisti, fotografi e telecamere. Veltroni ha chiesto a Flavia 100 euro, prelevati poco prima, come contributo, anche se il minimo previsto era 1 euro.

L'avversaria numero uno di Veltroni, Rosy Bindi, ha guidato i giornalisti e qualche curioso per le vie del suo paese natale, Sinalunga, in provincia di Siena. Poi, dopo aver votato, è andata alla messa. Arrivata in mattinata nel senese, la ministra per la Famiglia ha pranzato con i parenti, poi, intorno alle 16, è andata al seggio. «La mia speranza? Vincere, ma se prevarrà Veltroni - ha detto - il Pd avrà un buon segretario con cui collaborerò». In serata, a seggi chiusi e dopo avere appreso che i votanti avevano superato i tre milioni, Bindi arrivando alla sede dell'Ulivo di piazza Santi Apostoli a Roma ha dichiarato: «È una giornata straordinaria, fondamentale nella storia di questo Paese: nasce un partito di popolo e non di massa. Avevo ragione io, hanno votato milioni di persone. Adesso bisogna sostenere il governo e costruire il partito». Quanto all'esito del voto e ai suoi programmi Bindi si è detta pronta a dimettersi da ministro in caso di elezione a segretario. In caso contrario? «Chi corre per il primo posto non fa mai il secondo».

Giornata in famiglia per il terzo (su cinque, gli altri due erano il blogger Mario Adinolfi e Piergiorgio Gawronski) aspirante segretario, Enrico Letta, nella sua terra natale, San Giuliano Terme, 32 mila abitanti alle porte di Pisa. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato il primo a votare tra i candidati alla segreteria del nuovo partito. Alle 10 Letta è arrivato al suo seggio in un centro polifunzionale sanitario nella frazione di Colignola, a pochi chilometri dalla casa di famiglia. A urne chiuse Letta ha spiegato che «i tre milioni di persone» andate a votare per le primarie del Pd «sono il dato che rafforza il Governo». Al contrario, secondo Letta, che ha espresso il proprio augurio «affettuoso e sincero» a Veltroni, «le diverse percentuali» tra i candidati «non hanno nessuna incidenza sul Governo».

Una prova di democrazia e «il coronamento di un lungo lavoro», che darà «più coesione e unità al centro-sinistra». Un'affluenza «davvero grandiosa, avevamo detto che era un grande evento politico, ebbene lo è stato». Ha espresso soddisfazione anche il segretario dei Ds, Piero Fassino. Nei giorni scorsi Fassino era stato il primo tra i leader del futuro Pd a indicare la soglia di 1,5-2 milioni di votanti come traguardo possibile. Ora ci sarà forte dualismo? «No, anzi, il contrario, perché se c'è una domanda che ci arriva oggi dagli elettori è quella di unità», ha osservato Fassino. Il segretario dei Ds affronterà la nuova prova con animo positivo: «La nostra storia non finisce qui, io non sarò disoccupato, farò la mia parte nel partito democratico insieme ai tanti che credono che il nuovo partito sia la speranza per il paese».

Enrico Franceschini, infine, capogruppo della Margherita alla Camera e futuro numero due del Pd ha definito l'affluenza alle primarie del Pd un fatto sensazionale: «Dovrei essere prudente - spiega conversando con i giornalisti a piazza Santi Apostoli, sede dell'Ulivo - nell'usare l'espressione "rivoluzione d'ottobre", ma è così, è una rivoluzione operosa di centinaia di migliaia di persone».

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