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Daniel Ortega

7 novembre 2006

Nicaragua: Ortega vince le elezioni presidenziali


È proprio il caso di dire "a volte ritornano": per gli Stati Uniti riappare l'incubo Daniel Ortega. L'ex comandante sandinista Ortega è in testa con il 38,7% dei voti nelle elezioni presidenziali svoltesi domenica in Nicaragua, a scrutinio ultimato nel 61% dei seggi, ciò che dovrebbe quasi certamente consentirgli la vittoria al primo turno. L'ex capo dello Stato ha un vantaggio di circa 8 punti percentuali sul principale rivale, il conservatore Eduardo Montealegre. Le elezioni presidenziali si sono svolte regolarmente, senza irregolarità nelle operazioni di voto, come ha confermato Gustavo Fernandez, capo della missione di osservatori dell'Organizzazione degli stati americani (Oas). Si è trattato secondo Fernandenz, di votazioni «pacifiche, ordinate, con un'alta affluenza alle urne e nel pieno rispetto della legge». Il capo della delegazione dell'Oas ha citato i rapporti stilati da circa 200 osservatori distribuiti su
tutto il territorio nazionale. Circa il 70% dei 3,6 milioni di aventi diritto al voto si è recato alle urne.

Il clamoroso ritorno dell'ex comandante sandinista, se il risultato sarà confermato al termine dello operazioni di conta dei voti, riporta così in auge l'ex nemico numero 1 di Washington: 76 anni, Ortega è l'unico sandinista ancora vivo che partecipò alla fondazione del Fronte di liberazione nazionale, la formazione marxista che negli anni Ottanta combattè contro la guerriglia finanziata dall'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Per vincere si è alleato con una parte della destra scegliendo per vice un ex leader dei Contras, Jaime Morales, e accettando molti ex somozisti nello schieramento «Unida Nicaragua triunfa». Un trasformismo che ha portato Ortega a blandire anche la Chiesa (con l'impegno a
mettere fuori legge l'aborto terapeutico) pur di sconfiggere i conservatori che governano il paese centroamericano dagli anni '90. Gli Usa, che hanno persino minacciato la sospensione degli aiuti pur di ostacolare il ritorno di Ortega, aspetteranno i risultati definitivi «prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione», ha spiegato il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Tom Casey. Con la «perdita» del
Nicaragua gli Usa si troveranno di fronte un America Latina sempre meno amica, con governi spostati sempre più a sinistra come in Cile, Argentina e Brasile, se non palesemente ostili, come la Bolivia di Evo Morales e il Venezuela di Ugo Chavez.
A 15 anni dalla fine dell'esperimento rivoluzionario, il Nicaragua resta comunque un Paese poverissimo e pieno di contraddizioni in cui l'economia dipende sempre più dalle rimesse degli immigrati.



 

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