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Aziende tedesche all'avanguardia

di Beda Romano

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9 marzo 2007

Claus Sauter ha 41 anni, è a capo di un'azienda con un fatturato annuo di circa 300 milioni di euro e che conta 300 dipendenti. Finora nulla di strano in un Paese che ha fatto delle piccole e medie imprese una chiave del suo successo industriale. La sorpresa è scoprire che in sette anni, la sua società, Verbio AG, è diventata una delle più importanti in Europa nel settore dei carburanti biologici.
Dietro alla decisione del cancelliere federale, Angela Merkel, di fare dell'ambiente un cavallo di battaglia nel periodo di presidenza dell'Unione europea e del G8, non si nascondono solo genuine ragioni di ordine morale, ma anche evidenti interessi di natura economica. La Germania è in prima fila nel business ecologico: è tra i Paesi al mondo che più ha investito nel settore ambientale, grazie anche a generosi sussidi pubblici.
«L'inizio fu faticoso: praticamente non c'era mercato. Da un gruppo di miniaziende ha raccontato di recente Sauter al quotidiano Die Welt siamo riusciti a creare una vera e propria società e abbiamo iniziato una nuova era». Ormai, Verbio AG, quotata in Borsa dallo scorso ottobre, controlla il 60% della produzione tedesca di bioetanolo, riuscendo a cavalcare con successo la sensibilità tedesca per le questioni ambientali.
Secondo un sondaggio dell'Università Philipps di Marburgo, pubblicato in febbraio, nell'acquistare un apparecchio domestico il 51% dei tedeschi considera tra i vari criteri anche il consumo energetico. Ormai le fonti rinnovabili pesano per il 7,7% nella produzione totale di energia in Germania. Sorprende allora che Verbio AG, che ha sede in uno dei Länder più poveri del Paese, il SachsenAnhalt, non sia un'eccezione nel panorama tedesco?
Il Paese è impegnato a fondo nell'energia rinnovabile, soprattutto dopo che il Governo socialdemocraticoverde dell'ex cancelliere Gerhard Schröder ha deciso di abbandonare il nucleare entro il 2020.La Germania ha accumulato knowhow e tecnologia: un terzo delle installazioni mondiali nel settore dell'energia idroelettrica proviene da un'azienda di Heidenheim, la Voith. Il 34% della produzione tedesca di pannelli solari è venduto all'estero.
L'export tedesco nel settore dell'energia ecologica è aumentato del 30% nel 2006, a sei miliardi di euro, e dovrebbe salire a otto quest'anno. Secondo alcune stime, 170mila persone lavorano oggi in questo campo, rispetto alle 880mila impegnate nel settore automobilistico. Il futuro, stando alle previsioni dell'associazione di categoria, è roseo: il fatturato complessivo salirà da 16,4 miliardi nel 2006 a 120 miliardi nel 2020. In quell'anno, il settore darà lavoro a 500mila persone ed esporterà per 80 miliardi di euro.
L'industria tedesca non è impegnata solo nel mettere a punto tecnologia innovativa nel settore delle fonti di energia rinnovabile. Tenta anche di migliorare e rendere sempre più rispettosi dell'ambiente apparecchi o macchinari già esistenti. Un interesse crescente in questo campo hanno dimostrato per esempio le aziende tedesche del settore delle caldaie per il riscaldamento, come è emerso proprio questa settimana durante una fiera del settore a Francoforte.
«La protezione del clima è il tema del momento», ha ammesso Bruno Schliefke, presidente dell'associazione tedesca di categoria, la Zshk. Dopo anni di difficoltà, le aziende impegnate in questo comparto stanno registrando un aumento del fatturato, grazie anche a una crescente sensibilità ambientale a livello mondiale. «In Germania, già oggi il 20% del riscaldamento sfrutta l'energia solare», ha precisato Klaus Jesse, un esponente di un altro organismo di categoria, il VdZ.
Il 93% dei tedeschi considera la protezione dell'ambiente una questione importante. «Addirittura il 25% la considera la questione più importante », spiegava recentemente Michael Wehrspaun, professore dell'Università Philipps di Marburgo.
Il paradosso forse è che il Paese vuole preservare la sua leadership anche nella tecnologia nucleare, nonostante la Germania intenda chiudere le proprie centrali atomiche (salvo ripensamenti) entro la fine del prossimo decennio.
D'altro canto, il nucleare è in ascesa in tutto il mondo, presente in 31 Paesi.

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