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Iacp, case low cost a 40mila euro

di Salvatore Patriarca

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30 agosto 2007

Per i tributi locali +154% in dieci anni

A rilento il piano di dismissioni delle case popolari. Poco più di 70mila immobili venduti tra il 1994 e il 2003. E scarsi, rispetto alle previsioni, gli incassi per gli enti pubblici. Nel 2003, il prezzo medio degli alloggi ceduti è stato di circa 40mila euro. Questo è il quadro che emerge dall'ultima indagine della Corte dei conti sulla gestione dell'Erp (Edilizia residenziale pubblica).
Alla fine del 2003, ultimo anno disponibile nelle statistiche, il patrimonio immobiliare di proprietà degli Iacp (Istituti autonomi case popolari) o ex-Iacp ammontava ancora a 518mila alloggi. Un'ulteriore stima, fatta nel 2005 da Patrimonio dello Stato Spa, ha rivisto la cifra, portandola al milione. La parte del leone la fanno la Lombardia con 100mila case, il Lazio con 85mila e la Campania con poco meno di 60mila. L'incidenza delle dismissioni sul totale equivale dunque a poco più del 10%.
Un dato su cui il ministero dell'Economia sta riflettendo con l'intento di valorizzare al meglio gli asset immobiliari pubblici. Anche perchè gli incassi – come avverte la Corte dei conti – sono sempre stati un problema. La possibilità di dismettere le case popolari viene sancita con la legge 560 del 1993. La finalità era di vendere gli immobili vecchi per costruire, con i ricavi, nuovi alloggi per le persone meno abbienti. Di ricavi però ce ne sono stati pochi. Ed è rimasto incompiuto anche il piano casa elaborato da Renato Brunetta (eurodeputato di Fi) nel 2005 e inserito nell'ultima Finanziaria del Governo Berlusconi. Con il piano Brunetta il patrimonio delle ex-Iacp avrebbe potuto produrre ricavi tra i 20 e i 30 miliardi di euro. Ma è rimasto inattuato.
Ora questo delle dismissioni è un tema che torna in agenda. Nel 2003 il prezzo medio di un singolo alloggio in un capoluogo di provincia è stato all'incirca sui 40mila euro. A Palermo, ad esempio, la cifra per l'acquisto di una casa ex-popolare è stata solo di 15mila, sempre in media. E alla fine, per costruire una nuova abitazione, si va a spendere molto di più di quanto si incassa nel venderla: «Le acquisizioni istruttorie – si legge nell'indagine della Corte – nelle varie regioni attestano generalmente l'esistenza di situazioni differenziate in base alle quali la vendita di un alloggio finanzia il costo di una nuova realtà immobiliare in misure comprese tra il 30% e il 50%». Particolarmente negativa è la situazione dell'Iacp di Napoli, dove nel 2003 una nuova unità immobiliare costava, in media, 57mila euro. Considerando che, nello stesso anno, il prezzo di vendita era di 38mila euro, la differenza è il 66%, ben 20mila euro a sfavore dell'ente campano.
Un risultato gestionale positivo è quello presentato dalla Lombardia. Negli anni osservati dall'indagine, la regione ha alienato 15mila alloggi per una ammontare complessivo di 480 milioni di euro. Una cifra di per sè forse non esaltante, ma comunque sufficiente a coprire i costi di sviluppo e manutezione del l'Erp lombarda e a produrre una riserva di 60 milioni di euro ancora da destinare.
C'è poi il caso-Roma. «Dai dati di bilancio acquisiti dall'indagine si desume che il valore medio degli alloggi dell'Iacp di Roma è di 15.531 euro». Il patrimonio immobiliare complessivo dell'ente romano, che annova più di 65mila alloggi, supera così di pochissimo il miliardo di euro. In questi numeri si nasconde il rischio della vendita di case, anche di pregio, anche al centro della città, a prezzi stracciati. Una volta che gli immobili vengono registrati a bilancio con valori di carico molto bassi, è infatti inevitabile la loro scarsa rivalutazione. A ciò bisogna poi aggiungere che, spesso tra i meandri della legge e delle successive disposizioni regionali, è possibile svincolare gli alloggi dai limiti di non alienabilità. Con il risultato che, nel giro di qualche anno, un immobile venduto a prezzi stracciati, nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro, viene rivenduto a prezzo di mercato (a centinaia di migliaia di euro).
La conferma di questo scarto si ottiene dai dati, riportati nell'indagine, delle dismissioni Iacp a Roma: gli immobili venduti sono stati poco più di 2.500 per un ammontare totale di circa 115 milioni di euro. Ne risulta che ogni singolo alloggio ha ricevuto una valutazione media di circa 46mila euro. Molto al di sotto delle quotazioni reali nel mercato immobiliare della capitale.

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